La guerra (alla guerra) di Bansky

“Civilian Drone Strike”, 2017.

I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole. Sono le persone che seguono gli ordini, che sganciano bombe e massacrano villaggi. Come precauzione per non commettere mai più importanti atti malvagi, è nostro dovere solenne di non fare quello che ci hanno detto, questo è l’unico modo in cui possiamo essere sicuri.

(Bansky)

Personalmente, trovo che essere contrari tout court alla guerra sia una sostanziale illogicità. Semmai, la storia dimostra che la stragrande maggioranza delle guerre scatenate dall’uomo contro altri uomini furono e sono, esse sì, illogiche: e con ciò intendo disumane, “non proprie” di una razza che si definisca “umana” anche nell’accezione etica e filosofica, oltre che “la più intelligente sul pianeta”, al punto (paradossale) da far divenire la guerra un ordine, una “regola” da seguire in caso di contenziosi tra comunità umane – ciò che sostiene Bansky nella citazione lì sopra, insomma. Le guerre, invece e proprio per quanto appena denotato, quasi sempre hanno palesato con ben poche ombre di dubbio la grande e crudele stupidità dell’uomo nonché la sua bieca ipocrisia politica – quella dei potenti i quali dettano regole che per primi non rispettano, intimano ordini che essi non eseguono e mandano al massacro milioni di individui per conto loro. Costoro sì, meriterebbero di subire un trattamento assai bellicoso.

P.S.: per saperne di più sull’opera nell’immagine, cliccate qui.

 

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INTERVALLO – Baghdad, New Iraqi Public Library

088-3Tra le tante nuove biblioteche pubbliche attualmente in costruzione in giro per il mondo, è inutile dire che una delle più importanti da portare a termine è – sarà – la nuova Biblioteca Nazionale Irachena di Baghdad, commissionata allo studio britannico-iracheno AMBS Architects, e altrettanto inutile è dire del perché sia così importante, non solo per la città e il paese che la ospiterà ma per l’intero Medio Oriente.

essay_ambs007_11essay_ambs007_1essay_ambs007_13Primo edificio ad uso bibliotecario costruito in Iraq dal 1970, la New Iraqi Public Library avrà una superficie di 45.000 mq e conterrà fino a 3 milioni di volumi, tra i quali moltissimi manoscritti antichi e rari, ma è stato progettato anche per diventare un prezioso centro culturale che agevoli l’interscambio intellettuale, la creatività e la rinascita sociale del paese. E ciò fin dal suo aspetto: dal tetto dell’edificio, ad esempio, la cui copertura permette alla luce scaturente dall’interno di disegnare in caratteri arabi la parola ikra, cioè “leggi“.
Cliccate sulle immagini per saperne di più (in inglese) oppure qui per visitare il sito web di AMBS Architects e conoscere il progetto nel dettaglio..

Russell Chapman, “Syria: Refugees and Rebels”

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Russell-Syriabook-copIn Siria la guerra c’è ancora. Già, forse qualcuno, a leggere una così perentoria affermazione, potrebbe pensare, così su due piedi: ma no, come può essere? I media non ne parlano ormai più! Appunto, è proprio questo il nocciolo della questione, ed è un nocciolo paradossale: oggi, nell’epoca dell’informazione in tempo reale e a portata di tutti che il web può offrire, con la relativa possibilità d’una accresciuta consapevolezza di ciò che veramente sta accadendo sul pianeta, i media tradizionali tendono sempre più a fornire solo certe notizie oppure soltanto in un certo modo, con un certo punto di vista evidentemente gradito a qualcuno. Per questo motivo, quella fetta dell’opinione pubblica ancora fortemente influenzata da tali media, operanti soprattutto in TV, viene portata non solo a pensare della realtà quanto gli viene da essi trasmesso, ma in molti casi a credere che certa realtà sia autentica solo quando certificata da un servizio TV o da un articolo sul celebrato quotidiano, come se ciò che non passa su questi media non esiste, o quanto meno non è importante.
La Siria, dicevo. Se ne è parlato diffusamente, mesi fa, quando pareva che il mondo si fosse deciso a intervenire per sistemare la questione, poi, in breve tempo e inesorabilmente, la realtà siriana è sparita dai media nazional-popolari, come se laggiù non si combattesse più, la gente non morisse più e le parti in lotta avessero trovato qualche forma di riappacificazione. Niente affatto, invece: poco o nulla è cambiato soprattutto tra la gente comune, la tragedia siriana continua a sconvolgere il paese e la sua struttura sociale, senza che ancora si possa intravedere all’orizzonte qualche soluzione. Per questo è dovere di tutti noi non ignorare la questione – come ogni altra di simile gravità, e purtroppo il periodo in cui sto scrivendo ne offre a bizzeffe – ovvero, osservando la cosa dalla parte opposta, è nostro diritto sapere come stiano realmente le cose laggiù, senza aspettare che ce ne informino i media – se mai lo faranno poi. Per tutto questo (e mi scuso per essermi dilungato fin a qui con la mia prolusione) Syria: Refugees and Rebels, volume di parole (in lingua inglese) e soprattutto immagini del fotografo scozzese – ora di base in Svizzera – Russell Chapman, è una fonte fondamentale, non solo per chiunque voglia capire meglio che succede in Siria, ma anche per chi senta il bisogno di andare oltre a quanto offerto dall’informazione tradizionale, attingendo a una fonte diretta, indipendente, consapevole e attenta alla realtà più autentica, senza fronzoli o doppi fini o che altro…

Leggete la recensione completa di Syria: Refugees and Rebels cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!