Oligopornografia

[Un affresco a tema erotico nelle Terme Suburbane di Pompei, dipinto nel 79 d.C. circa.]
Ho letto, qualche giorno fa, della proposta di legge di uno strano tizio (c’era la sua foto), esponente di uno dei bizzarri “partiti” che fanno la politica in Italia, volta a bloccare i contenuti pornografici sul web. Lì per lì m’è venuto da ridere un sacco, un po’ come uno che, nel corso di un’inondazione, tenti di non far entrare l’acqua in casa occludendo porte e finestre con delle reti. Poi c’ho pensato un po’ sopra e l’ho capita, l’intenzione di quello strano tizio che ha presentato la proposta: vuole bloccare i contenuti a luci rosse per essere così gli unici, lui e gli altri esponenti dei bizzarri partiti politici italiani, a poter diffondere cose pornografiche sul web (e non solo lì)!

Vogliono l’esclusiva, in pratica.

Be’, che diamine, da questo punto di vista ha ragione, lo strano tizio. In effetti chi meglio di loro produce pornografia, oggi?
Eh, appunto!

Politici e accalappiacani

La politica è una strana cosa. Le regole che si possono enunciare per gli altri mestieri sembra che non si applichino alla politica. Un uomo politico può cominciare da giovane come accalappiacani, e in pochissimo tempo riuscire a farlo dimenticare. Ecco ciò che rende la carriera politica quella che è.

[Foto di Giorgio Lotti – Mondadori Publishers, pubblico dominio; fonte qui.]
(Erskine CaldwellRagazzo di Sycamore (Georgia Boy), traduzione di Marcella Hanau, Mondadori, Milano, 1957; 1a ed.1943.)

Col terrore non si ottiene nulla

Col terrore non si ottiene nulla da nessun animale qualunque sia il suo grado di sviluppo. L’ho sempre affermato, lo affermo e lo affermerò sempre. È inutile credere di poter fare qualcosa con il terrore.

[Bulgakov studente universitario, nel 1910. Autore sconosciuto, pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4492533 ]
(Michail Bulgàkov, Cuore di cane, traduzione di Giovanni Crino, Sansoni Editore, ed.1979. pagg.33-34.)

L’indice mondiale 2019 della libertà di stampa

Reporters Sans Frontieres ha pubblicato il 2019 World Press Freedom Index, la graduatoria relativa alla libertà di stampa del mondo aggiornata all’anno in corso, che è un’opera sempre assolutamente interessante e illuminante da leggere e navigare, in relazione al suo tema fondamentale e pure riguardo alla situazione generale del pianeta o, meglio, della civiltà umana: cliccate sull’immagine della mappa in testa al post per farlo.

L’Italia occupa la 43a posizione, in risalita netta da tre anni ma ancora il peggior paese dell’Europa Occidentale (per la cronaca, se si toglie Andorra, il paese più vicino è la Gran Bretagna, 33a). Al primo posto c’è la Norvegia, gli altri paesi scandinavi sono tutti nelle prime cinque posizioni (con l’Olanda) e la Svizzera è al sesto posto. Gli USA sono al 48° posto, abbastanza costanti negli ultimi 5 anni; la Russia è al 148° posto, anch’essa costante nel suo non essere un buon posto per la libertà di stampa. La Cina, che secondo tanti resta “la grande opportunità del mondo” e “un partner irrinunciabile per fare affari”, è al 177° posto, quartultima della graduatoria e in regolare peggioramento. Dietro di lei l’Eritrea, la Corea del Nord, penultima, e il Turkmenistan, ultimo e autentico inferno per ogni reporter.

In ogni caso, nel sito di RSF, troverete tutte i dettagli e le analisi sull’Index. Da leggere e meditare, appunto.