Decadenze necessarie

Ecco, ci risiamo – ma non c’erano dubbi, al riguardo.

Se qualche giorno fa i credenti della tradizione cristiana hanno celebrato la risurrezione di Gesù, c’è da augurarsi che l’intera società civile possa presto festeggiare la definitiva decadenza di questi suoi ignominiosi (autoproclamati) “rappresentanti” terreni. Anche se, fosse anche solo per il fatto che la loro esistenza rappresenta la più drastica forma di ateismo, dovrebbero essere proprio i credenti cristiani i primi a festeggiare la fine di tale perversa presenza.

Dovrebbero, già.

Cliccate sull’immagine in testa al post oppure qui per leggere l’articolato approfondimento che il portale tio.ch dedica al tema. La situazione italiana è invece al solito ben delineata e denunciata dall’Associazione Rete l’Abuso.

Disturbi mentali palesi

[Immagine tratta dal relativo articolo di tio.ch, cliccateci sopra per leggerlo.]
È assolutamente interessante e per molti versi “scientifico” constatare come certe forme di antiabortismo radicale e massimalista, con i relativi atteggiamenti pubblici come quelli di cui si dà notizia lì sopra (peraltro, nella stragrande maggioranza dei casi, manifestati da individui di sesso maschile), siano il chiaro sintomo di un importante disturbo mentale, di forme di alienazione sociopatica e schizofrenica che avrebbero senza dubbio entusiasmato Freud ma che, di contro, si evidenziano come un problema sociologico non indifferente – in tal caso mi verrebbe da pensare a Erich Fromm, al riguardo.

Se invece li osserviamo da un punto di vista alternativo, è evidente e per questo apparentemente paradossale, ma in realtà alquanto logico, assodare che quegli atteggiamenti così deviati, proprio in forza di ciò, diventano in senso civico una delle migliori argomentazioni a favore dell’aborto. Dunque non so quanto a chi li sostiene convenga di sostenerli in quei modi, ma posso immaginare che costoro, data la condizione mentale che palesano, non riescano a comprendere tale antitesi, altrimenti non li sosterrebbero pubblicamente come fanno. Già.

Intanto, in Polonia…

“Aprite le trattorie e chiudete le chiese. Dio è dappertutto, la roba buona invece no”.

(Traduzione dell’amico superpoliglotta Luca Calvi, dalla cui pagina facebook ho tratto l’immagine. Sulla triste realtà polacca contemporanea, potete leggere questi articoli de “Il Post” oppure questo ottimo approfondimento da “Il Tascabile“.)

Bye bye, USA!

Purtroppo, nella personale lista di stati che avrei avuto piacere di visitare e conoscere ma nei quali non mi recherò, come forma di dissenso personale alla loro attuale e contemporanea condotta politica, sociale, culturale, etica (almeno finché tale situazione rappresenterà la realtà dei fatti ovvero i poteri che ne sono responsabili resteranno in carica, ovviamente a prescindere dal loro colore politico e della relativa ideologia, e senza alcun riferimento alla comunità sociale che li abita), devo aggiungere gli Stati Uniti d’America.
È inevitabile, per quanto mi riguarda, visti gli accadimenti degli ultimi tempi messi in atto dalla sua attuale reggenza politica, ennesimi d’altro canto di una lunga sequenza storica pur mitigata, ma non a sufficienza, da numerosi episodi positivi.

Dunque, la lista personale viene aggiornata così:

  • Cina
  • Turchia
  • Ungheria
  • Polonia
  • Brasile
  • Stati Uniti d’America

Ci sarebbe pure la Città del Vaticano, ma lì temo che la situazione politica e morale sia pressoché irrimediabile, sfortunatamente, fino alla sua rovinosa conclusione.

Ve ne potrebbero essere anche altri di paesi da aggiungere ma, ripeto, mi riferisco a quelli che mi piacerebbe visitare – per la prima volta o tornandoci.
Non sono così ingenuo o borioso da credere che questa mia scelta, assolutamente meditata e razionale tanto quanto per nulla ideologica e strumentale, possa portare a qualche cambiamento nei paesi elencati (a meno che non sia manifestata e adottata da tanti); ma quanto meno, al riguardo, cambia il mio animo e vi dona un po’ di pace nonché l’impressione, spero giammai sprezzante, di una personale e desiderata coerenza. Ecco.

“La voce del popolo”

[Foto di Aubrey – Opera propria, CC BY-SA 1.0; fonte qui.]

L’Ur-Fascismo si basa su di un populismo qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’ Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “Popolo” è concepito come una qualità, un’ entità monolitica che esprime la volontà comune. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati, pars pro toto, a giocare il ruolo del Popolo. Il Popolo è così solo una finzione teatrale. Per aver un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello Stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentato e accettato come la “Voce del Popolo”.

Ecco, poi, che faccio ricerche tra infiniti appunti per cercare alcune cose e me ne saltano fuori altre altrettanto utili. Soprattutto da riproporre e rileggere – anche periodicamente e comunque regolarmente: come gli articoli di Umberto Eco sull’Ur-Fascismo, usciti su “La Repubblica” nel 1995 (e i cui principi sono oggi raccolti in questo libro edito da La Nave di Teseo), quando la pervasività psicomentale della TV non era ancora così spinta (quantunque già lo fosse parecchio, ai tempi), quella di internet era allo stato embrionale, e le pulsioni neofasciste non erano certo sostenute da bassi populismi e sovranismi biecamente propagandati – almeno per gran parte – da una politica sempre più allo sbando come oggi sta accadendo, non soltanto in Italia, 25 anni dopo le parole di Eco. Il quale di nuovo dimostra la grande e lucidissima sagacia che ha sempre contraddistinto il suo pensiero e l’obiettiva, profonda visione della realtà che sapeva formulare come pochi altri, al punto da risultare non solo adattissima al presente (come si nota bene nella citazione) ma ancora molto “avanti”, e per questo pienamente illuminante.

Il brano lì sopra citato, in particolare, viene da questo articolo de “La Repubblica”; cliccate qui per leggerlo nella sua interezza. E leggetelo che è alquanto utile, appunto.