Una cosa utile del Covid, forse

[Foto: a sinistra di L N, a destra di Ehimetalor Akhere Unuabona, entrambe da Unsplash.]
Quel noto motteggio popolare dice che «Non tutti i mali vengono per nuocere», lo conoscete sicuramente. Lo si potrebbe anche interpretare così: non tutti i mali che nocciono tanto, nocciono proprio del tutto.

In tal senso, pur con tutto il suo carico di dolore e sventura, se al Covid-19 si dovessero attribuire anche conseguenze non troppo deleterie, per così dire, qualcosa al riguardo si potrebbe indicare. Ad esempio, l’aver fatto capire a molte persone l’importanza dell’igiene, della sanità personale e la facilità di propagazione di certe malattie, forse. L’importanza di coltivare una buona socialità e la drammaticità del distanziamento o del confinamento forse meno, leggendo certe cronache. Con maggiori probabilità, l’essere servito a palesare per l’ennesima volta e in modo lampante (dacché precisamente identificata) quanta ignoranza e ipocrisia siano strumentalmente diffuse nella nostra società, anche se minoritarie (e speriamo sempre più tali) e come l’analfabetismo funzionale sia un problema tanto grave quanto da sempre troppo sottovalutato. Già.

Alla fine, gioco forza, dobbiamo sempre imparare anche dai più grandi drammi: è il modo col quale possiamo augurarci di non doverli vivere ancora e d’altro canto, se non avessimo nulla da imparare, da essi ovvero da ogni altra cosa, significherebbe che sul serio saremmo giunti alla fine della corsa.

Sul razzismo, a margine

[Foto di Melk Hagelslag da Pixabay.]
A margine delle varie discussioni in corso negli ultimi giorni sull’inginocchiarsi o meno per qualcosa o qualcos’altro, è bene ricordare che il razzismo non solo è un fenomeno sociale la cui manifestazione, anche più che discriminare altri individui, discrimina ovvero identifica perfettamente quali siano quelli più idioti, nella società suddetta, ma pure che è sostanzialmente basato sul nulla, dato che il presupposto dell’esistenza di razze umane biologicamente e storicamente “superiori” e di altre “inferiori” è assolutamente arbitrario, preconcetto e scientificamente errato. Un’idiozia totale, insomma, che solo dei perfetti idioti potrebbero sostenere e manifestare, appunto.

Ma esiste, in verità, una forma di “razzismo” (inteso come fenomeno discriminatorio) sostenibile e, anzi, auspicabile: quello contro i razzisti. Se fossimo tutti quanti “razzisti”, noi confronti dei razzisti, vivremmo in un mondo molto migliore, meno ipocrita e più avanzato. Poco ma sicuro.

 

 

Quando “ideologia” fa rima con “ipocrisia”

[Foto di Siamdragonshow, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]
Nel frattempo, in relazione al post di questa mattina e alla cronaca sulla quale disquisisce, trovo sempre alquanto spassoso (seppur ingenuamente, forse, lo ammetto) assistere, sul consueto palcoscenico teatrale italico, al cabaret melodrammatico inscenato dai saltimbanchi politici locali, gran zuzzurulloni al loro solito.

Così assisto alle peripezie della “destra” che sostiene – in parte per retaggio almirantiano – a spada tratta Israele perché gli altri sono “biechi terroristi arabi islamisti” (riassumo così il concetto) nel mentre che numerosi suoi votanti non esitano a usare il termine “ebrei” nel modo più sprezzante possibile riallacciandosi a un modello ideologico e a figure di riferimento (LVI in primis, certamente) che i genitori di molti israeliani di oggi li ha mandati a morire nelle camere a gas, d’altro canto smarrendo di colpo (chissà come mai?!) tutto il proprio “forte sostegno” per Israele quando da esso e da suoi esponenti politici e civili si ponga l’accento sulle responsabilità storiche della Shoah.

Dall’altra parte (?) c’è una “sinistra” che, salvo qualche frangia pervicacemente radicale, da sua tradizione ormai consolidata dice “cose” vaghe a favore di “qualcuno” (oggi di Israele, pare) con la stessa convinzione e forza ideologica di un cacciatore chiamato a sostenere le tesi di un convegno di animalisti – i quali per giunta rischierebbero persino di addormentarsi, a sentirlo parlare – ma poi non esita a intestarsi la difesa della memoria della Shoah, sapendolo tema assai inviso alla destra. È comunque divertente, a proposito di quei duri e puri con la kefiah sempre al collo – anche in spiaggia ad agosto in Costa Smeralda – constatare come il loro sostegno altrettanto incondizionato alla causa palestinese e, in generale, alla “libertà dei popoli oppressi”, li rende sodali a uno come il leader turco Erdogan, paladino della causa palestinese nel mentre che elimina una a una le libertà civili nel suo paese e, appena possibile, guerreggia contro i curdi che invece la “sinistra” più radicale supporta convintamente.

Nel mezzo delle due parti restano quei guitti che, temo, se gli si chiede di indicare su un mappamondo la posizione di Israele e della Palestina faticano non poco a identificarla (sempre che la trovino), ergo la loro parte di copione è importante come quella di certi figuranti le cui battute sono coperte dalla musica e nemmeno si notano.

Il solito “bel” teatrino italico, insomma, anche in questa circostanza, già. E il titolo dello spettacolo è lo stesso di questo post, ecco.

(Nella foto in testa al post: a destra gli esponenti della “destra”, a sinistra quelli della “sinistra”, in centro gli altri. Come dite? Vi sembrano tutti uguali? Eh, ma pensate che caso, vero?)

 

Centotrenta in più o in meno

[Immagine tratta da qui.]
Massì, chissenefrega! Sono 130 morti? Embè, con tutti gli altri di prima poco cambia.

Il casino della Super League, quella sì che è una tragedia. Chissà che succederà nel calcio, ora.

E poi saranno stati veramente centotrenta? Che prove ci sono al riguardo? Nelle foto se ne vede solo qualcuno, le ONG sparano alto con i numeri per intascarsi più soldi possibile, lo sanno tutti.

E comunque erano i soliti clandestini, arabi, negri, mussulmani, c’era sicuramente qualche terrorista, ci tocca salvarlo e poi quello ci ammazza, chissà quante malattie c’hanno addosso, ma perché fuggono ancora, poi? Per essere più liberi? Noi qui sì che non siamo più liberi, nemmeno ci danno il coprifuoco alle 23, è una vergogna!

Se ne stiano a casa loro, quelli lì! Hanno pure i soldi per pagarsi il viaggio sui gommoni, hanno tutti il cellulare, sono tutti quanti giovani, le donne e i bambini se li portano dietro solo per obbligare le navi a salvarli. Ma quanto sono disumani? E c’è pure gente, qui, che li vorrebbe salvare tutti! Vogliono entrare in Europa da clandestini attraversando il mare mosso su quelle barchette, e poi si lamentano pure che crepano? Ma tu pensa!

Meno male che da lunedì c’è la zona gialla, possiamo tornare a respirare, a girare un po’ più liberamente, non dovremo più star dietro a queste notizie, a stare a casa confinati con il lockdown ci sentivamo tutti soffocati, vero? Fanno bene a non salvarli che sennò ci tocca pure pagarle, tutte quelle navi.

Ma ci pensate poi se li salvassimo tutti e poi scoprissimo che loro, che vengono dal deserto, dalla savana, dall’età della pietra, sono più civili di noi qui in Europa? Che figura ci facciamo?

No no, meglio non salvarli, così ci salviamo noi, ecco.

O no?

Un (ennesimo) inverno indegno

L’inverno che sta per finire è stato, a mio modo di vedere, un’altra stagione indegna per l’Europa e la sua civiltà, in tema di gestione dei flussi migratori. Oltre a quella ormai cronica nel contesto mediterraneo, la situazione venutasi a generare degli stati balcanici occidentali testimoniata dalle immagini che pubblico qui – solo alcune tra le innumerevoli che si posso trovare sul web – semplicemente non può essere accettata da nessuno. È vergognosa, ignobile, inumana: oggi, anno 2020/2021, peraltro dopo tutte le tante parole spese sulla questione negli anni scorsi non si possono trattare degli esseri umani in questo modo, punto.

Tutto quanto, lo ribadisco ancora una volta (qui trovate alcuni miei contributi sul tema), nasce a mio parere dal fatto che la politica, nei vari ambiti nazionali e in quello internazionale, continua a non considerare la questione immigrazione innanzi tutto dal punto di vista sociologico e antropologico, prima che da quello della gestione politica, in forza di ciò continuando (non certo inconsapevolmente) a non comprenderne la realtà e la portata fenomenologica in quegli ambiti citati oltre che sotto l’aspetto prettamente geopolitico. La questione viene indefessamente trattata a livello emergenziale, in senso strettamente sincronico al suo accadimento, senza alcuna visione diacronica e geografica, regolarmente oggettivizzata e strumentalizzata – in ogni senso, sovranista e xenofobo o globalista e buonista o che altro – in base agli interessi del momento oltre che per profonda ignoranza culturale, il che inevitabilmente ne disumanizza la realtà portando alle conseguenze che le immagini fotografiche illustrano.

Io non ho per nulla – e ribadisco: per nulla – una visione ideologica e strumentale della questione, rifuggo qualsivoglia bieco sovranismo o sconsiderato globalismo, non osservo quando accade nel Mediterraneo o nei Balcani oppure altrove come fosse mera cronaca e fonte di vuoto “opinionismo” ma, appunto, non posso non considerare tutto quanto se non partendo dal suo chiaro e potente senso culturale ovvero socioantropologico. Poi viene tutto il resto, ma nulla può venire se non si “entra” nella questione da quella porta analitica fondamentale, quando ogni altro “ingresso” non è che una forzatura distorcente e inesorabilmente degradante. Non sono sovranista o globalista, sono umanista, e non solo nell’accezione geografica o filosofica del termine ma soprattutto perché umano, io esattamente come gli individui ritratti nelle immagini qui presenti e coinvolti nelle varie situazioni correlate.

Per tali motivi ritengo ineluttabilmente quelle immagini e quelle situazioni inaccettabili e vergognose, tanto più che accadono nella parte formalmente più civile e avanzata del pianeta. Per farla breve: o si permette a quelle persone che decidono di migrare di restare nei propri paesi d’origine garantendo loro un’esistenza dignitosa così che non siano costretti a partire (ma è un’evenienza che mi sembra ancora assai lontana dal poter essere realizzata, visto poi lo scarso impegno dei paesi più avanzati al riguardo), oppure, se li si fa partire, li si deve accogliere altrettanto dignitosamente, compatibilmente con le possibilità dei luoghi d’accoglienza e come l’umanità di noi che “umani” ci definiamo, di nome, di fatto e per “virtù”, impone a qualsiasi individuo che non stia commettendo gravi misfatti. Ogni altra eventualità che porti a situazioni come quelle in corso nei Balcani o altrove è un atto criminale, ne più ne meno.

Ecco, io la penso così.

P.S.: qui potete scaricare gratuitamente il dossier La rotta balcanica. I migranti senza diritti nel cuore dell’Europa, edizione aggiornata a cura della rete RiVolti ai Balcani. Cliccando poi i link di origine delle varie immagini, nell’elenco qui sotto, potete raggiungere altri contenuti sul tema.

[Fonti originarie delle immagini: https://www.open.online/2021/02/21/campo-profughi-lipa-silvia-maraone-intervista-video/, https://twitter.com/bentivoglimarco/status/1352141306710159362, https://twitter.com/bentivoglimarco/status/1352141306710159362, https://www.farodiroma.it/il-tema-dei-migranti-non-puo-essere-tralasciato-nella-trattativa-del-governo-draghi-invece-per-inseguire-una-coesione-politica-lo-si-ignora/, https://finnegans.it/balcani-la-rotta-dei-disperati-di-diego-lorenzi/, https://www.fanpage.it/politica/perche-a-nessuno-interessa-della-catastrofe-umanitaria-dei-migranti-in-bosnia/]