I geni, e gli imbecilli

I geni e gli inventori, all’inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient’altro che degli imbecilli.

(Fëdor Dostoevskij, L’idiota, traduzione di Gianlorenzo Pacini, Feltrinelli, Milano, 1998, pag. 410; ed.orig.1869.)

(Dostoevskij nel 1876. Fonte: Wikimedia Commons.)

Per la serie: verità non scritte ma inesorabili valide sempre, nell’antichità come 150 anni fa e come oggi. E nel futuro, ahinoi.

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Onestà intellettuale

La nostra società è talmente distorta che sovente, quando si è capaci di essere intellettualmente onesti, come una persona di valore dovrebbe sempre mostrarsi quando ha a che fare con palesi verità, si viene tacciati di cinismo.

Be’, voi che la pensate in questo modo, sappiate che, in tutta onestà, avete ragione, è proprio vero.

Ecco.

Verità per Giulio (e per tutti gli altri)

Questo non è un post “politico”, contro questo o quello, semplicemente perché certe vicende non hanno in realtà nulla di politico se non in superficie, mentre hanno molto di culturale, di civico e assennato, di umano. E perché chiedere verità e giustizia, per il caso di Giulio Regeni come per quello degli altri cittadini italiani rapiti o uccisi in questi anni i cui casi risultano irrisolti (Luca Tacchetto, Silvia Romano, Luigi Maccalli, Raffaele Russo, Antonio Russo, Vincenzo Cimmino, Paolo Dall’Oglio), non significa parteggiare per questo o quello, ma promuovere la libertà di tutti. Quella libertà che è alla base di ogni società realmente civile e avanzata, la libertà che, se non viene perseguita ne tanto meno pretesa, svanisce alla svelta lasciando inesorabilmente spazio alla barbarie – civile, culturale, politica, sociale.

P.S.: sulla vicenda “Valigia Blu” ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un significativo commento, ben più “politico” ma assolutamente obiettivo perché riassume in poche parole la vera verità della questione. Da leggere: lo trovate qui.

Vivere di ipotesi

Il nostro mondo contemporaneo vive di ipotesi. Ipotizziamo qualsiasi cosa, congetturiamo su tutto, supponiamo, speculiamo e poi “crediamo” prima ancora che vi sia motivo di credere – dacché rendiamo “verità credibile” ciò che ancora non lo è e probabilmente mai lo sarà ma ipotizziamo che lo possa essere, appunto – e tutto ciò, a quanto sembra, non per cercare di comprendere e prepararci a quanto ci aspetterà nel futuro ma proprio per sfuggire alla realtà, per trovarvi sempre una via di fuga, per non perdere tempo nel cercare quei riscontri oggettivi che prima o poi un’ipotesi credibile li rendano realtà e verità effettiva. Anzi, si fa l’opposto: si producono ipotesi sulle e dalle ipotesi, in ogni ambito (sociale, economico, politico, ma anche in quelli privati) ci si allontana sempre più dall’obiettività e dalla tangibilità, fino a che ogni logica viene a cadere e, di conseguenza, pure l’ipotesi più strampalata, più assurda, più folle, viene ritenuta credibile.

Stiamo trasformando la realtà del nostro mondo nella pallina che ruota in una roulette, un incessante (ma incompreso) gioco d’azzardo con la nostra esistenza quotidiana, solo che decidiamo come comportarci e agire ancora prima che esca il numero.

È una probabile conseguenza dell’esserci da tempo impantanati in un eterno presente col quale fare di tutto per dimenticare il passato e ignorare il futuro, come scrivevo già qui. Ma tale “presente“ è una dimensione che cronologicamente non esiste, in verità, dunque che non può dare alcuna utile e genuina certezza: per questo, insomma, che viviamo viepiù di ipotesi. Col rischio che quella roulette, con questo andazzo, diventi inevitabilmente russa.

L’Italia come un “Truman Show”


Secondo me, potrebbero veramente aver ragione quelli che sostengono che l’Italia, in quanto istituzione, in verità non esiste più da un pezzo, trasformata in un gigantesco esperimento socio-politico attraverso il quale testare e gestire il comportamento di una comunità pubblica sottoposta a governi e assetti istituzionali sempre più scadenti e degradanti, al fine di elaborare conseguenti modelli di valore assoluto utili alla gestione di eventuali situazioni similari in paesi più evoluti.

Un po’ come quando si fanno i test di rottura dei materiali simulando le condizioni più critiche possibili, così da determinare limiti di sicurezza che siano ampi e dunque includenti nel relativo range una casistica altrettanto ampia e completa. Un Truman Show socio-politico su vasta scala, ecco, applicato al paese più adatto allo scopo in forza della sua scarsissima identità nazionale e dell’altrettanto pessima condizione della sua società civile. Già.