Silvia Romano e i fondamentalisti

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Alla fine, mi pare di poter dire, quello che è successo a Silvia Romano è di essere passata dalle mani di un gruppo di fondamentalisti alle “mani” di un altro gruppo di fondamentalisti.
Dacché cambiano le forme tra i due, certo, ma la sostanza alla fine è indubbiamente la stessa. Già.

 

Gli sfortunati

Bisogna ammettere che l’ItaGlia si dà un gran daffare per risultare sempre nelle “prime” posizioni delle classifiche sul benessere sociale e sul livello culturale diffuso. Solo che, per chissà quale cronico difetto visivo oppure percettivo, non so, ma quelle classifiche le considera regolarmente… al contrario, già.

Ecco dunque che nella graduatoria globale redatta dall’OCSE (OECD in inglese) sull’accettazione delle persone LGBT – mera accettazione, sia chiaro, non concessione di diritti civili e affini, che è un’altra questione – l’ItaGlia è l’unico paese insieme alla Grecia che negli ultimi 35 anni al riguardo è regredita peggiorando il proprio indice relativo (e comunque la Grecia resta a un livello più alto di quello itaGliano.) Persino l’Ungheria del bieco autocrate Orban è avanzata in graduatoria o l’ultracattolica Polonia, addirittura pure la Turchia teocratizzata da Erdogan di poco ma è migliorata.

Inoltre, come qualcuno fa notare, nei primi posti della graduatoria vi sono praticamente tutti i paesi a maggior tasso di benessere complessivo del mondo, rimarcando ciò come certi indicatori socio-culturali risultino ben più correlati a quelli economici e politici di quanto si possa pensare – nel bene e parimenti nel male, appunto.

Ecco.

Be’, care persone LGBT, mi viene da considerare quanto siate sfortunate a nascere o a risiedere in ItaGlia, pur nell’anno 2020 che non mi pare sia includibile nel cosiddetto “Medioevo” – ma forse ciò vale solo cronologicamente e senza poi contare che il Medioevo fu per certi aspetti un periodo niente affatto così oscuro. D’altro canto, mi viene pure da dirvi che siete in buona e assai folta compagnia, perché ugualmente sfortunate, in forme diverse ma simili sostanze, sono tutte le persone dotato di raziocinio, senso civico, pensiero libero e onestà intellettuale, a nascere e risiedere in ItaGlia. Già.

Cliccate sul’immagine per aprirla in un formato più grande oppure qui per leggere un documento di approfondimento sulla ricerca dell’OCSE tratto dal sito web dell’organizzazione.

La “compensazione” di Liliana Segre

(Liliana Segre negli anni ’30 con il padre Alberto, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944. ©Archivio CDEC [fondo fotografico Segre Liliana – n. 22]. Fonte: Wikipedia Commons.)
Ciò che personalmente mi sconcerta di più, delle vicende recenti che hanno coinvolto – nel bene e nel male – la senatrice Liliana Segre, non è tanto ciò che è accaduto in Senato con la votazione per l’istituzione della Commissione sul razzismo e l’antisemitismo (qui potete leggere il testo della mozione) che, se possibile, dimostra una volta ancora quanto schifosa sia diventata la politica in Italia, e nemmeno la valanga continua di insulti e di messaggi d’odio a cui viene sottoposta sui social, i quali mi paiono del tutto conformi allo stato di degrado culturale della società italiana contemporanea – almeno di quella parte di società antisociale che viene condizionata dai media. Quello che piuttosto trovo tremendamente sconcertante è che tutto questo accada ancora oggi, anno 2019; che accada nonostante la storia recente italiana, la quale fece anche dell’antisemitismo un elemento della tragedia nella quale cadde e con cui rischiò di essere distrutta; e che, anche qui per l’ennesima volta, si fa evidente che l’Italia non è capace di fare i conti con la propria storia. Non è una questione che li voglia fare o meno ma proprio che non sia in grado di farlo, che gli manchino totalmente gli strumenti culturali per attuare una tale operazione, fondamentale per il suo presente e per il futuro, e che non gli passi nemmeno per l’anticamera del cervello, istituzionale e collettivo, di provare a formarseli, quegli strumenti. Tutto ciò rende una figura come Liliana Segre e la sua vicenda umana l’elemento fuori dalla norma, non quegli haters sui social o le strumentalizzazioni deficienti e demenziali della politica riguardo certe tematiche. E nemmeno – per dirne un’altra – quello che io definirei il “carnevale autunnale” di Predappio, nel quale tremila tizi mascherati da fascistoni-cattivoni si sono nuovamente radunati per omaggiare un personaggio la cui vicenda storica ha trasformato a sua volta in una maschera tragica, un evento tanto ridicolo quanto grottesco che non va affatto proibito (come sostiene la stessa Liliana Segre) perché di cose così spassose in giro non ce ne sono poi tante.

Si può sperare, insomma, che l’Italia riesca pur con deprecabile ritardo a farli quei conti con la propria storia e a riequilibrare la memoria collettiva al riguardo? Non so, personalmente sono più pessimista che ottimista ma ho speranza nei giovani i quali, salvo qualche sbandamento inquietante, dimostrano spesso di avere più sale in zucca di molti adulti nonché di avere a disposizione almeno una parte di quegli strumenti culturali atti a migliorare la situazione. Altrimenti, l’unica altra via praticabile è quella per cui la democrazia cessa di essere tale quando sviluppa in se stessa elementi che ne minino il senso e l’esistenza, ergo deve indispensabilmente fornirsi di difese atte a scongiurare questa evenienza: un paradosso solo all’apparenza, dal momento che qualsiasi società presuntamente democratica che permetta quanto sopra in realtà così democratica non lo è affatto ovvero non lo è compiutamente (e quindi non è democrazia comunque). Come scrisse acutamente Walt Whitman, «La democrazia può lasciar crescere rigogliosamente la più fitta distesa di piante e frutti nocivi, mortali – introduce invasori, uno peggiore dell’altro – e quindi ha bisogno di più nuove, più vaste, forti e volonterose compensazioni e spinte.» Ecco, Liliana Segre è certamente una di queste preziose e illuminanti “compensazioni”; gli altri sono solo frutti nocivi e mortali per l’intera società.