…Ma continuiamo a chiamarli “social network”!

Dròga: dall’oland. droog = ang.sass. dryg, ingl. dry, a.a.ted. trock-an e trucch-an, mod. trock-en, arido, secco. Alcuno nota però come esistevano nel celto, e precisamente nel cimb. drwg, bass.bret. droug, drouk, irl. droch, voci esprimenti e in generale cosa cattiva, come per ordinario sono al gusto gl’ingredienti medicinali.

(Vocabolario Etimologico Pianigiani, 1907-1993.)

[Il termine] lo recano dal persiano drogua, “frode”, perché le droghe spesso adulterale, e con esse fatturansi cibi e bevande.

(Dizionario della Lingua Italiana Tommaseo-Bellini, 1861-2015.)

[…] Si registrano sempre più casi di dipendenza che, nel caso dei social network, si basano sui soliti meccanismi che regolano le classiche dipendenze già conosciute (es. quelle da sostanze come alcol, droghe, ecc.), come quelli del piacere e della soddisfazione. Inoltre, si va incontro ai fenomeni già ben noti di tolleranza/assuefazione (il bisogno di aumentare il tempo in cui si sta connessi per arrivare a provare la stessa soddisfazione), astinenza (intenso disagio psico-fisico se non c’è possibilità di farne uso) e craving, cioè pensieri fissi e desiderio incontrollabile. A proposito dell’astinenza, è stato coniato un termine apposito, nomofobia (dall’inglese “no-mobile”), o “sindrome da disconnessione”, che si verifica nei soggetti dipendenti quando non possono collegarsi ad internet per svariati motivi (non c’è linea, c’è sovraccarico, hanno lasciato a casa lo smartphone, hanno la batteria scarica, ecc.) ed è caratterizzata da sintomi di ansia e panico, per la paura di non aver più informazioni o rimanere soli.

(Federico Betti, Dipendenza dai social network, Istituto di Psicologia e Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva, Firenze.)

P.S.: che popolazioni antiche come i Celti e i Persiani avessero già i social network e ne avessero intuito il reale “valore”?

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Determinismi 2.0 #3: web e imbecilli

Ma poi… è “Internet che dà diritto di parola a legioni di imbecilli” (Eco, 2015) o sono legioni di imbecilli che, proprio in quanto tali, rivendicano (più di altri) il diritto di parola su Internet?

Accendere la TV

Ieri sera ho acceso la TV.
Era da un po’ che lo volevo fare, poi ero indeciso, titubavo… Ma, appunto, ieri sera l’ho fatto.
Eh, però non brucia molto bene! E puzza parecchio, da bruciata.
Beh, volete un consiglio? Non accendetela.

(Dagli appunti compresi in una cartella che forse, un domani, se messa adeguatamente in ordine, potrebbe pure diventare un nuovo libro da ridere. Già: non “comico”, da ridere. Credo renda meglio l’idea.)

Tranquilli: la TV ha le ore – o, tutt’al più, gli anni contati!

senza-nome-true-color-02Hanno (abbiamo) ragione quelli che si indignano per la notizia riportata qui sopra (cliccate l’immagine per leggere il relativo articolo)… ma state tranquilli: queste cose della TV odierna – i suoi teatrini post-fattuali, le sue innumerevoli scempiaggini, le deprecabili ignobiltà come quella qui sotto (ovviamente nascosta dietro le solite bieche ipocrisie del tipo “vogliamo ricordare le vittime e onorare i soccorritori”) – sono soltanto le indubitabili prove della sua prossima fine. La TV sta raschiando il lurido fondo del proprio barile e presto imploderà su sé stessa, lo affermano sempre più numerosi esperti di comunicazione. Gli indici di ascolti sbandierati ai quattro venti come (unica) “prova” del successo delle sue trasmissioni sono come le fascette promozionali che sui libri (o libroidi) dei grandi editori annunciano milionate di copie vendute: dati fasulli, ovvero costruiti e appositamente gonfiati per conseguire meri fini di vendita del prodotto. Nel frattempo, le nuove generazioni stanno fuggendo dalla TV, sostituendola pressoché totalmente dal web. Resteranno i canali satellitari multimediali e on demand con (soprattutto) le proprie cult series, i film e lo sport: tutto il resto – informazione in primis – passerà dalla rete, attraverso contenuti sempre più self produced che manderanno la TV per come la conosciamo ora nel mondo dei ricordi per sempre. Cosa che, al di là di tutto, è sicuramente un bene; su che alla lunga ciò invece non significhi passare dalla padella alla brace, beh… come si dice, ai posteri l’ardua sentenza. Sperando che non sia capitale.

P.S.: comunque, per quanto mi riguarda sostengo da sempre che il modo migliore di considerare la TV sia il seguente… ecco:

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Internet, promesse e delusioni (Brian Eno dixit)

La grande promessa di Internet era che più informazioni avrebbero portato a decisioni migliori. La grande delusione è che in realtà più informazioni comportano maggiori possibilità di confermare le credenze di ciascuno. È una trappola cognitiva detta “pregiudizio di conferma”. Cambiare idea è una fatica mentale che, istintivamente, cerchiamo di evitare. Tra migliaia di fonti, selezioniamo quelle che confermano i nostri preconcetti. Tra due versioni, ricordiamo meglio quella che ci dà ragione.

(Brian Eno)

brian-enoSono sempre di più le voci culturalmente autorevoli e prestigiose (e Brian Eno è tale senza alcun dubbio) che si levano contro la rete, o meglio contro l’uso di essa e l’effetto di tale utilizzo palesemente improprio su troppe persone. Certo, la libertà “assoluta” (invero apparentemente tale) di cui si può godere sul web in tema di informazione (e dis-) inevitabilmente contempla – fosse solo per mera statistica – la presenza di imbecilli (Eco docet): di sicuro, sempre più la potenza della rete appare come quella di una potentissima fuoriserie il cui volante, in molti casi, sia nelle mani di chi prima “guidava” tutt’al più una bicicletta e faceva spostamenti di pochi metri, mentre ora si creda di poter girare il mondo andando però a sbattere contro ogni pur minimo ostacolo. E, naturalmente, senza ritenere che sia il caso né di fermarsi da un carrozziere a sistemare i danni, né tanto meno di fare un buon corso di guida – anzi, pretendendo di dare lezioni persino a chi è pilota professionista.

In fondo, a mio modo di vedere, la grande delusione non è nei confronti di internet – ovvero non direttamente ed esclusivamente, ma nei confronti di certa (sempre più) ampia parte del genere umano. Ennesima delusione.