Cancellare il razzismo, annientare i razzisti

Ciò che è accaduto martedì 8 dicembre scorso nella partita di calcio per la “Champions League” PSG-Basaksehir (cliccate sull’immagine per saperne di più) è tanto grave – l’episodio razzista – quanto ammirevole – la partita sospesa per decisione comune delle due squadre di uno sport, il calcio, che purtroppo resta ancora, con i suoi stadi, un covo per il razzismo più becero e schifoso, tale proprio perché manifestato in un momento ludico.

Non ci sono ne “se” e ne “ma” al riguardo: il razzismo non va semplicemente contrastato, va concretamente distrutto. E i razzisti non possono essere semplicemente messi al bando, vanno socialmente perseguitati e culturalmente annientati.
Loro che a fare i razzisti si credono i più forti, duri e puri, sono in verità la parte più debole, alterata e nociva della società. Quella parte che proprio loro stessi definirebbero “razza inferiore”, già.

Non è una questione di idee sostenute o di relative parti politiche: un’idea, in forma di opinione politica o altro di similare, anche quando discutibile resta un’espressione di libertà democratica; un atteggiamento come il razzismo è sempre e comunque un crimine e come tale va trattato, indiscutibilmente.

Difendere e osteggiare

Difendere la libertà di fede significa difendere la libertà di opinione e quella di satira e qualsiasi altra libertà che non ne leda altre: questa è la laicità civica.

Per tale semplicissimo tanto quanto basilare motivo, certe figure politiche come l’attuale presidente turco non possono essere difese ovvero non possono che essere osteggiate da qualsiasi individuo libero, esse, le loro pseudo-istituzioni e le malsane, pericolose idee di potere che propugnano. Sempre, e al di là di qualsivoglia circostanza particolare.

Bye bye, USA!

Purtroppo, nella personale lista di stati che avrei avuto piacere di visitare e conoscere ma nei quali non mi recherò, come forma di dissenso personale alla loro attuale e contemporanea condotta politica, sociale, culturale, etica (almeno finché tale situazione rappresenterà la realtà dei fatti ovvero i poteri che ne sono responsabili resteranno in carica, ovviamente a prescindere dal loro colore politico e della relativa ideologia, e senza alcun riferimento alla comunità sociale che li abita), devo aggiungere gli Stati Uniti d’America.
È inevitabile, per quanto mi riguarda, visti gli accadimenti degli ultimi tempi messi in atto dalla sua attuale reggenza politica, ennesimi d’altro canto di una lunga sequenza storica pur mitigata, ma non a sufficienza, da numerosi episodi positivi.

Dunque, la lista personale viene aggiornata così:

  • Cina
  • Turchia
  • Ungheria
  • Polonia
  • Brasile
  • Stati Uniti d’America

Ci sarebbe pure la Città del Vaticano, ma lì temo che la situazione politica e morale sia pressoché irrimediabile, sfortunatamente, fino alla sua rovinosa conclusione.

Ve ne potrebbero essere anche altri di paesi da aggiungere ma, ripeto, mi riferisco a quelli che mi piacerebbe visitare – per la prima volta o tornandoci.
Non sono così ingenuo o borioso da credere che questa mia scelta, assolutamente meditata e razionale tanto quanto per nulla ideologica e strumentale, possa portare a qualche cambiamento nei paesi elencati (a meno che non sia manifestata e adottata da tanti); ma quanto meno, al riguardo, cambia il mio animo e vi dona un po’ di pace nonché l’impressione, spero giammai sprezzante, di una personale e desiderata coerenza. Ecco.

Gli sfortunati

Bisogna ammettere che l’ItaGlia si dà un gran daffare per risultare sempre nelle “prime” posizioni delle classifiche sul benessere sociale e sul livello culturale diffuso. Solo che, per chissà quale cronico difetto visivo oppure percettivo, non so, ma quelle classifiche le considera regolarmente… al contrario, già.

Ecco dunque che nella graduatoria globale redatta dall’OCSE (OECD in inglese) sull’accettazione delle persone LGBT – mera accettazione, sia chiaro, non concessione di diritti civili e affini, che è un’altra questione – l’ItaGlia è l’unico paese insieme alla Grecia che negli ultimi 35 anni al riguardo è regredita peggiorando il proprio indice relativo (e comunque la Grecia resta a un livello più alto di quello itaGliano.) Persino l’Ungheria del bieco autocrate Orban è avanzata in graduatoria o l’ultracattolica Polonia, addirittura pure la Turchia teocratizzata da Erdogan di poco ma è migliorata.

Inoltre, come qualcuno fa notare, nei primi posti della graduatoria vi sono praticamente tutti i paesi a maggior tasso di benessere complessivo del mondo, rimarcando ciò come certi indicatori socio-culturali risultino ben più correlati a quelli economici e politici di quanto si possa pensare – nel bene e parimenti nel male, appunto.

Ecco.

Be’, care persone LGBT, mi viene da considerare quanto siate sfortunate a nascere o a risiedere in ItaGlia, pur nell’anno 2020 che non mi pare sia includibile nel cosiddetto “Medioevo” – ma forse ciò vale solo cronologicamente e senza poi contare che il Medioevo fu per certi aspetti un periodo niente affatto così oscuro. D’altro canto, mi viene pure da dirvi che siete in buona e assai folta compagnia, perché ugualmente sfortunate, in forme diverse ma simili sostanze, sono tutte le persone dotato di raziocinio, senso civico, pensiero libero e onestà intellettuale, a nascere e risiedere in ItaGlia. Già.

Cliccate sul’immagine per aprirla in un formato più grande oppure qui per leggere un documento di approfondimento sulla ricerca dell’OCSE tratto dal sito web dell’organizzazione.

Ciò che dell’Europa dirà la storia

The poor treatment of migrants today will be our dishonor tomorrow

I 200 poster dell’artista Tania Bruguera diffusi da qualche giorno per tutta Milano (ove l’artista cubana è in mostra in questo periodo, al PAC), con la loro immagine e il messaggio del tutto eloquenti, sono perfetti. «Il misero trattamento riservato ai migranti oggi sarà il nostro disonore di domani», ove il termine poor può essere tradotto anche con “meschino”, “cattivo”: un messaggio col quale concordo totalmente e che trovo assolutamente perfetto, appunto, per descrivere il comportamento dell’Unione Europea riguardo il dramma che in questi giorni stanno vivendo i migranti siriani coinvolti nei conflitto tra Turchia e Siria/Russia. Qui, ora, non è una questione di (pur opinabilissima) “difesa dei confini” o di posizioni sovraniste contro altre globaliste (le due facce della stessa immonda medaglia, a mio parere) ma di umanità nei confronti di persone che scappano dal proprio paese certo non per propria volontà ma in forza di una guerra tra le più spaventose che la storia dovrà annoverare. Quella stessa storia che in futuro, lo rimarca bene Bruguera, annovererà i potenti e i politici europei come dei pusillanimi e meschini figuri soggiogati e al contempo complici di due mascalzoni del calibro di Erdogan e Putin, come spiega perfettamente Alberto Negri in questo illuminante articolo.

Quelle persone vanno accolte, soccorse, rifocillate e rassicurate, subito e senza tentennamenti. Solo dopo la diplomazia potrà decidere circa la loro sorte che comunque mai dovrà soprassedere alla loro dignità e ai loro diritti fondamentali.
Ciò, mi pare, non sta affatto avvenendo: è un comportamento vergognoso, indegno della “civiltà europea” di cui ci si vanta tanto, della sua cultura umanistica e dei suoi valori (definizioni e termini tanto belli quanto vuoti di senso concreto, a quanto pare) e che inesorabilmente diverrà un boomerang, prima o poi. La storia presenta sempre al pagamento i conti non saldati, soprattutto se lasciati indietro per mera disonestà (politica e intellettuale, in questo caso). Lo tengano ben presente, i politicanti europei: anche se credo che già ora i debiti accumulati siano fin troppi. Purtroppo per tutti noi.

Cliccate sulle immagini, tratte dal sito del PAC, per saperne di più sulla mostra di Tania Bruguera e sui 200 poster.