Persone, non personalità

Tutta questa attenzione mi soffoca. C’è chi vuole che tenga a battesimo questa o quell’iniziativa, chi mi vuol dare un titolo onorifico, rispondo a tutti di no – voglio essere una persona normale, non una “personalità”.

(Wisława Szymborska, citata da Michał Rusinek, Nulla di ordinario. Su Wisława Szymborska, Adelphi Edizioni, 2019.)

(Photo credit: Juan de Vojníkov – CC BY-SA 3.0 [https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0])
Questa fulminante asserzione della grande poetessa polacca mi fa tornare alla mente un’altra notevolissima intuizione, di Patrik Ouředník, per il quale i libri andrebbero pubblicati senza il nome dell’autore in copertina (ne dissertai qui). Ovvero, i libri dovrebbero “vivere” a prescindere da chi li abbia scritti, che dovrebbe rappresentare soltanto una figura asservita alla riuscita del loro “compito culturale” (che ogni libro deve contemplare, per quanto mi riguarda). Se avviene il contrario – cioè quando vi sono in circolazione scrittori “famosi” dei quali però tanti non sanno citare nemmeno un titolo dei loro libri – allora, io credo, c’è qualcosa che non quadra nell’editoria. Già.

P.S.: l’ispirazione per questo post viene dalla pagina Twitter di Adelphi.

Fare mattina leggendo Foscolo

(Gogol’ ritratto da Dmitriev Mamonov, 1840 circa.)

Una sera di luglio del 1845, Dostoevskij, che ha 23 anni, va a trovare un suo amico e si mettono a leggere Gogol’ e lo leggono fino alle 4 del mattino.
«Allora succedeva così, tra i giovani: si riunivano in due, tre e: “Se leggessimo Gogol’, signori?”, e si sedevano e leggevano», ricorda Dostoevskij.
Come se dei ragazzi italiani, ventitreenni, si trovassero e si dicessero, «E se leggessimo Foscolo, cosa dite?».
E tirassero fuori I sepolcri e facessero mattino a leggere e rileggere I sepolcri.

(È un articolo dell’1 novembre nel sito/blog di Paolo Nori, che trovo sempre fenomenale da leggere – il sito e lui come autore pure, certo, infatti lo cito spesso, qui. Leggetelo pure voi, vi delizierà parecchio.)

L’odore di Arbre Magique

Uno aveva chiesto l’intervento di una pattuglia della polizia per togliere tutti gli Arbre Magic dalle macchine perché quando camminava per strada a lui l’odore che usciva dai finestrini aperti gli dava fastidio, aveva detto.

(Dal sito di Paolo Nori, citazione tratta dal Repertorio dei matti del Canton Ticino, che uscirà in libreria il prossimo 2 ottobre. Per dire che in effetti pure a me, in tutta sincerità, l’odore di Arbre Magique nelle macchine mi dà parecchio fastidio, anche perché mi fa subito pensare che chi se lo metta in auto, quel gadget odoroso, lo faccia per coprire puzze ancor più moleste, ecco. Ah, be’, e poi per (riba)dire che Paolo Nori è un grande, e che quel libro potrebbe essere uno dei più interessanti della serie dei Matti.)

Che differenza c’è tra comico e tragico?

Una barzelletta deve far ridere?
Che differenza c’è tra comico e tragico?
Non lo so.
Felici quelli che sanno quante idee hanno nella testa, per chi bisogna votare in campagna elettorale, sanno che Belinskij e Ivanov-Razumnik sono critici russi. Penso che sappiano perfino quello che si dirà al loro funerale. Io non so nemmeno che differenza c’è tra comico e tragico. Nei ricordi della Beketova su Aleksandr Blok c’è un passaggio curioso: A. A. Blok con la sua futura moglie, L. D. Mendelevaja, erano andati in un teatro di campagna. «Gli spettatori reagivano allo spettacolo in un modo stranissimo. Parlo dei contadini. In tutti i momenti patetici, sia nell’Amleto che in Che disgrazia l’ingegno, ridevano rumorosamente, a volte in modo così forte che non si sentiva più quel che dicevano in scena».

(Viktor Šklovskij, Per una teoria del comico, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.396; citato – e da me “rubato” – da Paolo Nori nel proprio sito web, qui.)

Autori (e consigli di lettura) in prestito

«In un libro di Giorgio Agamben che si intitola “Il fuoco e il racconto” si legge che l’arte non rende visibile l’invisibile, rende visibile il visibile. In quello stesso libro Agamben consiglia ai librai e a quelli che si occupano di libri di smetterla di “guardare alle infami, sì, infami classifiche dei libri più venduti e – si presume – più letti, e di provare a costruire invece nella mente una classifica dei libri che esigono di essere letti”. In questa edizione del 2019 di Autori in prestito noi chiediamo ai nostri ospiti (scrittori, pittori, musicisti, registi) di raccontarci la loro lista di libri che esigono di essere letti (o film, o quadri, o disegni che esigono di essere guardati, o musiche, o suoni, o silenzi che esigono di essere ascoltati), che sono poi i libri, i film, i quadri e le musiche che, quando li hanno incontrati, hanno determinato il fatto che adesso loro fanno il mestiere che fanno».

(Dalla presentazione dell’edizione 2019 di Autori in prestito, rassegna curata dallo scrittore Paolo Nori, che prevede all’interno di una biblioteca – o di altri luoghi di valenza culturale – della provincia di Reggio Emilia la presenza di autori (scrittori, attori, musicisti, artisti visivi) che dispensano consigli di lettura, visione e ascolto sulla base di una propria esperienza e background personali. Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web della rassegna e conoscere i dettagli dell’imminente nuova edizione.)