L’unico “razzismo” necessario

Le idee, le parole, le azioni dei razzisti rappresentano sempre di più la migliore giustificazione per l’unico “razzismo” veramente necessario e inderogabile: quello contro loro stessi.
Inderogabile tanto quanto intransigente: una delle azioni più autenticamente democratiche che si possano mettere in pratica, almeno finché la giustizia faccia – dacché deve fare – il suo corso a sua volta nel modo più intransigente e duro, per non rischiare di poter essere considerata complice di quel male.

Un consiglio ai nonni

[Foto di Evangelion0189; fonte Wikipedia, qui.]
Dunque, in ItaGlia, diversi boss e malavitosi mafiosi sono stati scarcerati per il “pericolo di contagio da coronavirus” sussistente nei penitenziari, fossero essi affetti da patologie oppure no, salvaguardando loro la vita.

Che strano…

Sì, perché in pratica sono le stesse motivazioni per le quali centinaia di anziani sono stati lasciati morire nelle RSA, evitando di salvaguardare la loro vita.

Be’, a questo punto, cari nonni e pensionati che siete o che potreste divenire ospiti di una casa di riposo: datevi al crimine mafioso! Forse in carcere avrete meno agi che all’ospizio, ma almeno godrete di lunga vita e maggiori riguardi da parte delle istituzioni!

 

I diritti degli animali (e i doveri dell’uomo)

[Foto di Angelo Giordano da Pixabay]

I diritti degli animali sono la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi.

(Isaac B. Singer, citato da Jonathan Safran Foer in Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, traduzione di Irene Abigail Piccinini, Guanda, Parma, 2010, pagg.229-230.)

N.B.: cliccando qui potrete leggere un articolo di “Fanpage.it” che illustra alcune modalità per aiutare il salvataggio dei koala e della fauna selvatica australiana dagli incendi che stanno devastando l’isola. Non è solo bello e importante farlo ma, mi viene da dire, è soprattutto umano, veramente, pienamente. Rispetto a quanto sia troppo spesso inumano l’uomo nei confronti degli animali.

Una soluzione drastica

[Immagine tratta da qui: https://www.improntaunika.it/. Cliccateci sopra per leggere la fonte originale.]
Le immagini degli animali coinvolti nei devastanti incendi che stanno sconvolgendo da settimane l’Australia e dovuti per gran parte ai cambiamenti climatici di matrice antropica in atto oltre che ad azioni dolose, con numeri stimati da vera e propria ecatombe (fossero anche in eccesso, la questione non cambierebbe affatto, sempre che non siano invece in difetto), da un lato sgomentano e stringono il cuore, dall’altro suscitano una rabbia irrefrenabile. Il genere umano non può veramente più andare avanti così, a distruggere il pianeta e sterminare le creature che lo abitano. Gli umani meriterebbero veramente tutte le peggiori conseguenze possibili derivanti dalle loro azioni scellerate, se non fosse che tali conseguenze finirebbero – e finiscono – per coinvolgere anche gli altri abitanti del pianeta. Già, perché siamo tutti quanti abitanti di questa povera Terra, bellissima se non fosse per la presenza umana, e nessuno dotato di più o meno diritti solo perché si crede più intelligente delle altre specie, anzi: tale maggior intelligenza comporta non maggiori diritti, semmai maggiori doveri: ma l’uomo mai si è voluta riconoscere tale responsabilità, facendo invece di tutto per agire in maniera del tutto deleteria per l’intero pianeta – se stesso incluso, così dimostrando palesemente di essere, nella graduatoria che denota il livello di intelligenza delle specie viventi, agli ultimi posti se non proprio in fondo alla stessa.

Sul web si possono trovare alcuni modi coi quali aiutare le associazioni e gli enti che in Australia stanno cercando di soccorrere gli animali coinvolti negli incendi e di limitare i comunque terribili danni: ad esempio qui trovate qualche buon riferimento, oppure qui per aiutare concretamente i koala, in particolare, grazie all’iniziativa di una giovane ticinese.

Per il resto, a fronte di una tale perniciosa presenza d’una specie vivente sul pianeta, così deleteria per qualsiasi altra, non verrebbe che da pensare a una sola soluzione, peraltro forse già avviata. Ma sapete bene che il solito, dogmatico, meschino antropocentrismo dei componenti di quella razza leverebbe subito dei gran strepiti di sdegno e riprovazione. Be’, dal mio punto di vista, pure tali strepiti non farebbero che giustificare quella drastica soluzione. «Tolto il dente tolto il dolore» si dice, no? Ecco, e amen.

P.S.: intanto, giova di nuovo ricordare che proprio l’Australia è stata indicata tra i paesi che hanno sostanzialmente fatto fallire la recente COP25 di Madrid. Già. D’altro canto, ci hanno mandato i loro politici umani, alla conferenza sui cambiamenti climatici, mica i koala. E si vede.

Piazza Fontana e Barega, 50 anni dopo

12 dicembre 1969, strage di Piazza Fontana a Milano.

A cinquant’anni di distanza da quell’orrendo misfatto, ancora senza il nome degli esecutori materiali e con una serie di strascichi altrettanto inquietanti, una delle memorie più belle e significative viene da lontano, dai bambini di un piccolo borgo agricolo della Sardegna, Barega. Nonostante la distanza non solo geografica ma anche culturale e sociale tra il capoluogo lombardo e il borgo sardo, una giovane maestra della locale scuola, Lydia Siddi, comprese quanto potesse essere importante che i suoi piccoli alunni fossero in qualche modo testimoni degli accadimenti milanesi – che tali, cioè “solo” milanesi, non si potevano e dovevano considerare. Come racconta “L’Unione Sarda”,  il 15 dicembre, giorno dei funerali solenni delle vittime della strage, fece uscire i bambini dalla scuola «e, in fila per due, li portò a casa della bidella che viveva poco lontano e possedeva la tv. Le immagini in bianco e nero dei funerali solenni emozionarono tanto i bambini e la maestra li invitò a scrivere un tema per raccontare le loro emozioni.»


Cliccando sull’immagine qui sopra potrete vedere un servizio video al riguardo.

Di recente, riporta “Il Corriere della Sera”, una studentessa impegnata a preparare la sua tesi in archivistica ha trovato negli archivi del Comune di Milano un faldone con la dicitura «Piazza Fontana». Dentro, insieme a cartoline, telegrammi, lettere scritte a mano o battute a macchina su carta velina inviate in commemorazione della strage, c’erano anche i temi degli alunni di Barega.
Significative e importanti, quelle testimonianze scritte da bambini, perché in un paese che fa di tutto per perdere la propria memoria collettiva, così minando alle basi la salvaguardia della sua storia e dell’identità culturale nazionale che ne deriva, non posso che essere – e rimanere, pressoché soli – i bambini e i più giovani in generale a proteggere quella memoria, a esserne testimoni fondamentali, a formare un argine intellettuale ad una deriva socioculturale altrimenti certa e letale.

Sono già passati cinquant’anni da allora, almeno due generazioni. Il tempo si dice che cancelli ogni cosa ma in verità il tempo non esiste, è un’invenzione funzionale alle cose umane, ancor più quando la storia ne “acquisisca” il senso e conservi nel suo patrimonio ogni realtà passata facendone non solo memoria, anche cultura, consapevolezza civica, identità. Ecco, di fronte a fatti come la strage di Piazza Fontana, è bene che il tempo non esista, e di contro che esistano sempre bambini – ovvero cittadini in generale, di ogni età, ogni provenienza, ogni estrazione culturale – come quelli di Barega, futuri adulti indispensabili ad una società realmente civile, progredita e libera.