[Immagine generata con Google Gemini AI.]Dal 7 luglio è disponibile il nuovo numero (nr.123/2026) del Newsmagazine di “Dislivelli”, associazione che da tempo rappresenta uno dei soggetti italiani di ricerca e comunicazione sulla montagna più avanzati e innovativi in assoluto.
E, a proposito di comunicazione, il nuovo numero è significativamente intitolato “Eccesso di informazione”. A differenza di un tempo, infatti, oggi si comunica diffusamente la montagna: le piattaforme e i siti specializzati, le testate online (poche cartacee) e i giornali di grande diffusione seguono i temi ambientali, il turismo d’alta quota e altre vicende legate alle Terre alte. Ma alla quantità spesso non corrisponde la qualità, con troppi stereotipi, luoghi comuni e nuove retoriche. E pochi veri approfondimenti.
Di questo aspetto della realtà montana contemporanea tanto fondamentale quanto spesso sottovalutato, il Newsmagazine offre un’approfondita panoramica grazie ai contributi dei maggiori esperti e di figure di assoluto prestigio. Ci sono anche io, che prestigioso non sono e esperto mai abbastanza, con un testo dedicato ai “dossier” come strumento efficace per la promozione delle informazioni, che parte dal «medium che è il messaggio» di Marshall McLuhan e, passando per luci e ombre dell’infosfera, arriva a analizzare il valore attuale del “dossier” nella comunicazione di cose importanti sulla montagna e non solo lì.
[Sommario dei temi e degli autori presenti sul numero.]È un numero veramente interessante e ricco di contenuti di notevole spessore, come sempre “avanti” rispetto a mille altre cose che si pubblicano, alla cui lettura vi invito caldamente: lo trovate in formato pdf qui.
P.S.: ringrazio di cuore Maurizio Dematteis, Direttore responsabile del Newsmagazione, per avermi coinvolto nella redazione di questo nuovo numero.
“Oltre la vetta” è un podcast che dovete assolutamente vedere/ascoltare.
Ve lo dico da subito, sperando così che vogliate seguire questo mio spassionato ma fervido consiglio: il podcast lo merita senza alcun dubbio.
Lo dico anche da subito perché “Oltre la Vetta” nasce all’interno dell’omonimo progetto del Club Alpino Italianoper dissertare e riflettere apertamente di ciò che nella montagna, e nella vita, resta spesso taciuto: il dolore della perdita, il trauma, la paura, la fragilità. Ovvero, in origine, la morte, quella che ha portato via molti alpinisti pur valenti e bellissime persone lasciando senza la loro presenza i rispettivi famigliari, con il loro lutto – o i lutti dacché hanno molte forme, forse una per ciascuno di noi – e con la necessità di elaborare i modi, diversi e personali, in cui si può imparare a convivere con essi.
Ideato (come il progetto di partenza), scritto e condotto magistralmente dall’amicaSofia Farina, con i suoni e le musiche originali di Giorgio Tidei e la grafica di Stefano Gaio, “Oltre la Vetta” ospita in ogni episodio compagni di cordata, familiari, alpinisti che hanno subito la perdita di un proprio caro o di un amico e raccontano la personale esplorazione del dolore e la sua elaborazione, diversa per ogni persona appunto e altrettanto variamente, ineluttabilmente complessa ma essenziale per chi resta con il compito di restituire dignità alla fragilità, mostrando che dal dolore possono nascere nuovi significati, relazioni e forme di cura reciproca. In tal senso ogni episodio apre uno spazio di ascolto e di riflessione su un tema che nella cultura di montagna, e nella società più ampia, resta spesso (quasi sempre nella società) un tabù nonostante sia parte integrante e inalienabile della vita di tutti.
Riflessioni che dalle conversazioni dei vari episodi, tutte peculiari e interessanti proprio per i motivi suddetti, emergono in abbondanza e coinvolgono chi assiste al podcast anche grazie al tono confidenziale ma non per questo meno profondo e sensibile con il quale Sofia dialoga con gli ospiti. Tra quelle più ricorrenti, d’altro canto fondamentale da elaborare e considerare, è quella che concerne la necessaria ricerca di un senso alla fatalità e al conseguente dolore. Come detto, la morte è parte ineludibile della vita, e se la vita deve avere un senso per noi creature intelligenti e senzienti, deve averlo anche la morte, anche quando essa, per ciò che determina, appare l’evento più tragicamente insensato e inspiegabile che si debba affrontare, soprattutto se conseguenza di circostanze imprevedibili come gli incidenti in montagna che coinvolgono alpinisti assolutamente esperti, assennati e preparati. Persone che sui monti trovano e provano – come la gran parte degli appassionati che li frequenta – sensazioni di gioia, di libertà, di appagamento, di felicità profonda, ovvero qualcosa di formalmente antitetico al dolore e alla morte. Eppure, come detto, un senso lo deve pur avere anche la morte e non può essere quello, legittimo e consolatorio tanto quanto artificioso e a volte mistificatorio, che ad esempio le religioni forniscono. Al quale chiunque è libero di affidarsi, ma non più di ciò che noi, personalmente, possiamo e dobbiamo saper elaborare e comprendere, per quanto sia possibile, proprio per rendere veramente compiuto il senso della nostra vita e la nostra presenza viva nel mondo.
Insomma, lo ribadisco: “Oltre la vetta” è un podcast assolutamente da seguire, qualcosa alla quale assistere non può che far bene, alla mente, al cuore e all’anima.
Domani sera 8 novembre, alle ore 20.45, sarò a Calolziocorte (Lecco) presso l’aula magna dell’Istituto Superiore “Lorenzo Rota” insieme all’amico e “collega di penna” Ruggero Meles per guidarvi “Dalle montagne alla pianura: i paesaggi idroelettrici dell’Adda”, incontro con ingresso libero organizzato dal gruppo CulturaInsieme per la rassegna “I venerdì dell’ambiente” e moderato da Sara Valsecchi, ricercatrice dell’Irsa – Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR.
Presenterò il mio libro “Il miracolo delle dighe. Storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne” contestualizzandone i contenuti alla realtà idrografica dell’Adda, il principale fiume lombardo, che lungo il proprio corso e dei suoi immissari dalle Alpi al Po alimenta innumerevoli opere idroelettriche, dalle grandi dighe alpine alle traverse fluviali fino alle derivazioni per usi domestici, agricoli e industriali.
Con Meles, che in veste di autore per il magazine “Orobie” ha curato lo scorso anno una serie di reportage ad alcuni dei più significativi impianti idroelettrici lombardi, guideremo letteralmente il pubblico in un viaggio lungo il corso dell’Adda tanto affascinante quanto emblematico, scoprendo con l’aiuto di numerose e suggestive immagini le peculiarità dei paesaggi idroelettrici che contraddistinguono il bacino del fiume e riflettendo sul presente e sul futuro della risorsa acqua, che la realtà climatica e ambientale in divenire rende quanto mai preziosa per tutti noi e ancor più per la Lombardia, la regione più popolosa, industrializzata e antropizzata d’Italia.
Durante la serata, per chi lo desidera, il libro “Il miracolo delle dighe” sarà acquistabile.
Dunque, vi aspetto/aspettiamo: se siete di zona o sarete nei paraggi, vi invito caldamente (no, qui il clima non c’entra!) a partecipare. Sarà una serata veramente interessante e coinvolgente, ve lo assicuro.
[Le grandi dighe di Cancano II, in primo piano, e di San Giacomo nella Valle di Fraele, sopra Bormio: le prime che l’Adda trova lungo il proprio corso. Immagine tratta da www.amolavaltellina.eu.]Venerdì 8 novembre, alle ore 20.45, sarò a Calolziocorte (Lecco) presso l’aula magna dell’Istituto Superiore “Lorenzo Rota” insieme all’amico e “collega di penna” Ruggero Meles per guidarvi “Dalle montagne alla pianura: i paesaggi idroelettrici dell’Adda”, incontro con ingresso libero organizzato dal gruppo CulturaInsieme per la rassegna “I venerdì dell’ambiente” e moderato da Sara Valsecchi, ricercatrice dell’Irsa – Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR.
Presenterò il mio libro “Il miracolo delle dighe. Storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne” contestualizzandone i contenuti alla realtà idrografica dell’Adda, il principale fiume lombardo, che lungo il proprio corso e dei suoi immissari dalle Alpi al Po alimenta innumerevoli opere idroelettriche, dalle grandi dighe alpine alle traverse fluviali fino alle derivazioni per usi domestici, agricoli e industriali.
Con Meles, che in veste di autore per il magazine “Orobie” ha curato lo scorso anno una serie di reportage ad alcuni dei più significativi impianti idroelettrici lombardi, guideremo letteralmente il pubblico in un viaggio lungo il corso dell’Adda tanto affascinante quanto emblematico, scoprendo con l’aiuto di numerose e suggestive immagini le peculiarità dei paesaggi idroelettrici che contraddistinguono il bacino del fiume e riflettendo sul presente e sul futuro della risorsa acqua, che la realtà climatica e ambientale in divenire rende quanto mai preziosa per tutti noi e ancor più per la Lombardia, la regione più popolosa, industrializzata e antropizzata d’Italia.
[La diga di Olginate (Lecco), posta appena a valle del Lago di Como, tra le principali traverse fluviali lungo il corso dell’Adda.]Durante la serata, per chi lo desidera, il libro “Il miracolo delle dighe” sarà acquistabile.
Dunque, vi aspetto/aspettiamo: se siete di zona o sarete nei paraggi, vi invito caldamente (no, qui il clima non c’entra!) a partecipare. Sarà una serata veramente interessante e coinvolgente, ve lo assicuro.
P.S.: ringrazio molto Michelangelo Morganti, amico e a sua volta ricercatore del CNR, per avermi coinvolto nell’iniziativa.
Con quest’unico post vorrei esprimere un duplice ringraziamento per i due ultimi eventi ai quali ho avuto la fortuna di partecipare, che si sono rivelati intensi e interessanti in maniera assoluta.
Il primo, domenica scorsa presso la Fondazione Feltrinelli di Milano per il talk “Ghiacciai, dighe e crisi climatica” insieme a Adele Zaini (climatologa e presidentessa del gruppo CAI Sem Juniores), Sofia Farina (“L’AltraMontagna” e POW/Protect Our Winter), Michele Argenta (“Ci Sarà Un Bel Clima” e “Gigiat”), Giovanni Baccolo (glaciologo), Vanda Bonardo (presidente di Cipra Italia e responsabile nazionale di Legambiente Alpi), per il quale ringrazio gli amici della redazione de “L’AltraMontagna” – che ha curato l’incontro nell’ambito del proprio format “Un’ora per acclimatarsi” – e in particolar modo Sofia Farina, Michele Argenta e Pietro Lacasella.
Il secondo, ieri presso il Musil – Museo dell’Energia Idroelettrica di Cedegolo, in Valle Camonica per aprire l’8a edizione della rassegna letteraria “racCONTA LA MONTAGNA” organizzata dall’UNIMONT – Università della Montagna, evento per il quale ho potuto parlare (in tale contesto quanto mai consono) del mio libro “Il miracolo delle dighe” prima a un gruppo di studenti di Unimont e poi al pubblico che ha riempito oltre la capienza la sala conferenze del Museo: perciò ringrazio l’architetto Claudio Gasparotti, curatore della rassegna e conduttore degli incontri, la professoressa Anna Giorgi, responsabile del polo Unimont di Edolo, i suoi collaboratori e il personale del Musil.
Sono state due belle e partecipate occasioni per raccontare di montagne e di alcuni dei temi fondamentali che ne caratterizzano la realtà presente e futura, nelle quali per quanto mi riguarda ho cercato di trasmettere almeno un po’ della passione che metto nell’occuparmi in vari modi di montagne e per chi è intervenuto di raccontarmi delle “loro” montagne, del loro rapporto con le terre alte, di ciò che vivono abitandole o che vedono visitandole, generando tutti insieme delle esperienze condivise che, mi auguro, siano state interessanti e costruttive come lo sono, e molto, per me.
Di nuovo grazie di cuore a chiunque abbia contribuito a queste cose così belle e appuntamento ai prossimi (imminenti) eventi!