Quantità (alta) e qualità (spesso bassa) dell’informazione sulla montagna, nel nuovo Newsmagazine di “Dislivelli”

[Immagine generata con Google Gemini AI.]
Dal 7 luglio è disponibile il nuovo numero (nr.123/2026) del Newsmagazine di “Dislivelli, associazione che da tempo rappresenta uno dei soggetti italiani di ricerca e comunicazione sulla montagna più avanzati e innovativi in assoluto.

E, a proposito di comunicazione, il nuovo numero è significativamente intitolato “Eccesso di informazione”. A differenza di un tempo, infatti, oggi si comunica diffusamente la montagna: le piattaforme e i siti specializzati, le testate online (poche cartacee) e i giornali di grande diffusione seguono i temi ambientali, il turismo d’alta quota e altre vicende legate alle Terre alte. Ma alla quantità spesso non corrisponde la qualità, con troppi stereotipi, luoghi comuni e nuove retoriche. E pochi veri approfondimenti.

Di questo aspetto della realtà montana contemporanea tanto fondamentale quanto spesso sottovalutato, il Newsmagazine offre un’approfondita panoramica grazie ai contributi dei maggiori esperti e di figure di assoluto prestigio. Ci sono anche io, che prestigioso non sono e esperto mai abbastanza, con un testo dedicato ai “dossier” come strumento efficace per la promozione delle informazioni, che parte dal «medium che è il messaggio» di Marshall McLuhan e, passando per luci e ombre dell’infosfera, arriva a analizzare il valore attuale del “dossier” nella comunicazione di cose importanti sulla montagna e non solo lì.

[Sommario dei temi e degli autori presenti sul numero.]
È un numero veramente interessante e ricco di contenuti di notevole spessore, come sempre “avanti” rispetto a mille altre cose che si pubblicano, alla cui lettura vi invito caldamente: lo trovate in formato pdf qui.

P.S.: ringrazio di cuore Maurizio Dematteis, Direttore responsabile del Newsmagazione, per avermi coinvolto nella redazione di questo nuovo numero.

Franco Faggiani, il “maestro itinerante” – della narrativa di montagna

Sono sempre molto contento di leggere dell’uscita di un nuovo libro di Franco Faggiani. E non solo perché so già – senza essere affatto di parte – che sarà per diversi aspetti una bella lettura da affrontare, ma anche perché Franco è sempre più un punto di riferimento della letteratura di montagna italiana. Che forse non è così forte nella propria “identità di genere” – letterario, appunto – come ad esempio quella svizzera (ma inevitabilmente, per certi versi) e d’altro canto sta sempre più definendo una propria specificità, tanto narrativa quando variamente culturale, grazie ad autori d’assodata bravura come Faggiani.

Se possibile il suo nuovo libro, Il Maestro Itinerante, appena pubblicato dalle Edizioni CAI, possiede per me pure un elemento di fascino in più: gli Escartons. Infatti è la storia, tra realtà e fantasia, di un maestro nomade che si trova per la prima volta ad affrontare le complessità e il fascino delle incredibili comunità alpine. La valle di Pragelato è parte della indipendente Repubblica degli Escartons (1343-1713) quando Bertran Guyot, uscito dall’università religiosa di Torino, trova lavoro come maestro itinerante. Come d’usanza, è appena stato ingaggiato alla grande fiera franca di Oulx, punto di riferimento di tutti i montagnard delle valli circostanti. Sale nelle Terre Alte convinto di trovare una società primitiva, invece incontra un mondo molto più evoluto di quello delle pianure e perfino delle grandi città – una realtà che gli antropologi hanno definito “paradosso alpino“. Gli abitanti sanno già scrivere e far di conto, e vogliono conoscere ben altro: astronomia, filosofia, matematica, arte. Bertran saprà entrare a far parte della comunità, guadagnandosi la fiducia. Imparerà cose prima sconosciute: le regole della natura e degli uomini di montagna.

In effetti la Repubblica degli Escartons è stata a mio parere una delle cose più belle accadute nella storia delle Alpi, «una Unione Europea ante litteram» come dice lo stesso Faggiani in questa bella intervista di Pamela Lainati sul portale CAI “Lo Scarpone” (di Lainati è anche la foto qui sopra), perché era un’organizzazione politica basata sul libero scambio delle merci ma anche delle idee, dove perfino la donna godeva di un rispetto inusuale per l’epoca. «Era una società dove si praticava l’uguaglianza, l’accoglienza, nessuno era escluso – continua Faggiani, – gli anziani erano rispettati, i disabili ancora di più, c’erano persone che si dedicavano agli altri. Non c’erano differenze culturali, sociali, economiche, né linee di confine: nemmeno oggi ci sono, eppure si avvertono. Tutti avevano diritto a un’istruzione, uomini e donne, senza nessuna differenza, perché l’istruzione serviva non solo a conoscere tante cose, ma anche a poter esplorare in maniera molto più facile il mondo esterno.»

Insomma, Il Maestro Itinerante è un libro che sono proprio curioso di leggere, scritto da un autore che si identifica sempre più come un “maestro” della scrittura di montagna italiana e a sua volta itinerante, visti i numerosi territori montani che ha scelto come ambito delle storie narrate nei suoi libri, dopo averli esplorati a fondo. Territori speciali, ciascuno a modo proprio ma tutti in forza della loro meravigliosa essenzialità: come dice Franco, «Un buon posto con un bel panorama, un po’ di amici, un camino acceso e un orto per me sono più che sufficienti».

Per saperne di più sul libro, cliccate sulle immagini lì sopra. La prima presentazione si terrà a Milano alla libreria Monti in Città il 27 marzo, poi a Torino alla Libreria della Montagna il 3 aprile.