I mal-viventi

Comunque, vorrei denotare che è pur comprensibile ma perfettamente inutile dare dei “fascisti” a chi di tale epiteto si vanta e se ne inorgoglisce o inneggia a dittatori sconfitti e seppelliti dalla storia e dal tempo, esattamente come era inutile dare dei “comunisti” a chi un tempo avrebbe voluto vedere l’Armata Rossa gironzolare per le italiche vie o credeva Stalin un liberatore dei popoli oppressi. Peraltro gli italiani hanno la memoria cortissima o nulla e non sanno fare – non hanno mai saputo fare – i conti con la storia, la propria in primis: anche per questo la contrapposizione destra/sinistra, per entrambe le parti post-ideologicizzatasi e totalmente deculturata, si è incastrata su un contraddittorio spaventosamente infantile e stupido, grazie alla cui nullità gli estremismi più biechi possono urlare sguaiatamente senza che nessuno sappia più zittirli.

Per cui, quelli che da una parte o dall’altra – alternativamente preponderanti, in Italia – calpestano la legge, la politica (quella vera), la democrazia (quella vera), il senso civico, la cultura, l’onestà intellettuale, l’intelligenza, la dignità, il futuro del paese e dei suoi abitanti (con buona pace di quelli sodali con i suddetti), li si chiamino frequentemente con termini ben più consoni e obiettivi: mal-viventi, ad esempio. Perché, letteralmente, vivono male essi per primi, così in balìa delle proprie devianze psicomentali, e di conseguenza fanno vivere male tutti gli altri; perché rendono il vivere qualcosa di attinente al male, quando dovrebbe sempre essere il contrario; perché, come da definizione, vivono al di là, ovvero fregandosene, delle leggi civili e ancor più morali, di contro pretendendo spesso di imporre loro morali ritenute indiscutibili ma in realtà totalmente distorte e degradanti; e perché, ultimo ma non ultimo, si comportano spesso da malviventi nel senso più diffuso del termine ovvero agevolano la malvivenza di altri innescando processi di “influenza” reciproca.
Ecco.

Annunci

Concordanze

Dunque…
Quella a sinistra è la copertina di oggi (6 settembre 2017) di un “noto” quotidiano italiano. Quello a destra è un poster antisemita del 1941, diffuso in Polonia dai nazisti con l’intento di instillare la paura degli Ebrei nelle menti dei Polacchi di religione cristiana, la cui didascalia recita: Gli Ebrei sono pidocchi e portano il tifo (immagine tratta dal sito dello United States Holocaust Memorial Museum; cliccate qui per saperne di più).
Non v’è molto altro da aggiungere, credo.

P.S.: è una questione culturale anche questa, senza dubbio. Sapete forse già che mi disgusta profondamente l’avere a che fare con la “politica” dei partiti contemporanei – che invero politica non è, perché ove essa in origine sia una disciplina filosofica (e poi sociale) assolutamente nobile, quel termine oggi viene forzosamente usato per descrivere pensieri e azioni che di nobile non hanno praticamente più nulla. Ma è proprio questo, il nocciolo della questione, e ciò che a volte mi costringe ad accostarmi a quella marciume assoluto appena descritto: la gravità della distorsione culturale (ovvero d’una vera e propria negazione di cultura) che vi si può leggere nitidamente al fondo. Si dirà che sono solo provocazioni, che la fonte di cotanta scempiaggine è un quotidiano in crisi nera (-11% di copie vendite in soli due anni, dati ADS) il quale cerca soltanto di far parlare di sé, che i contesti sono diversi, che è solo propaganda populista di destra… Ma no, per carità, nulla di tutto questo: non è questione di destra o di sinistra (categorie ormai morte e sepolte da tempo, ma fatte credere “vive” solo per sostenere il sistema di potere che hanno generato, alle quali personalmente sono totalmente antitetico), e in fondo nemmeno di politica più o meno becera. Questa è semplicemente barbarie e persino della più stolta, dal momento che la sua stortura culturale è tale che finisce o per aggravare ancor più le questioni contro cui si scaglia, essendo ad esse perfettamente funzionale: e credo che, per capire quanto pericolosa sia tale esacerbata gravità, basti conoscere come sia andata la storia alla quale l’immagine di sinistra fa riferimento.