Prima che il paese imputtanisca

[Uno scorcio di Foroglio in Val Bavona, Canton Ticino. Immagine tratta da www4.ti.ch.]

Tre operai sono seduti attorno al fuoco, mangiano pane e cacio e mi guardano tranquillamente. Dicono, e ridono, che sono arrivati prima loro di noi, che pure siamo di qui. Uno, siciliano, dice che poi faranno enormi ripari contro le valanghe e larghe strade, cambieremo faccia a questa valle.
«Come facevate a viverci, sì dico prima?»
Non è mica facile rispondere, potrei dirgli solo: che non potrei più viverci ora. E i contadini? I contadini è più facile, basta fargli vedere una cappellata di soldi, dopo fanno festa anche ai cagnoni e agli onorevoli che vengon su a mangiarci terra e acqua. Giura: non scrivere mai patetiche elegie sul tuo paese che sarà deturpato. Giura: o un feroce silenzio (male) o la razionale opposizione politica: scegli, ma non l’elegia della memoria, che finisce col fare i comodi di chi comanda male, cioè mangia addosso al paese e fa in modo che il paese imputtanisca.

(Giovanni OrelliL’anno della valangaEdizioni Casagrande, 1991-2017, pag.123-124; 1a ed. Mondadori 1965.)

Un’impressione (eretica)

[Immagine tratta da qui.]
Io ho l’impressione, forse sbagliata (nel caso non me ne dolgo, così come non esulto in caso di ragione), forse ancor più eretica, per molti versi, che il personaggio politico italiano della foto sia sensibilmente più intelligente, o meno squinternato (evito di usare termini più rudi) di come appaia pubblicamente e della percezione che di sé, per convenienza politica, vuole fornire all’opinione pubblica, evidentemente modulata sul tipo, sulle “idee” e sulle pretese del suo elettorato di riferimento. Ovviamente davanti alle telecamere e ai microfoni recita una ben determinata parte, come fanno tutti i politici, il che d’altro canto non esclude che ella creda veramente a certe palesi sciocchezze (a volte di sconcertante livello) spesso proferite all’uditorio mediatico. Tuttavia, ribadisco, mi pare che la signora, nel recitare il proprio copione ideologico-politico-propagandistico ovvero nel sentire/leggere altre sue cose non legate al teatrino suddetto, dimostri in certi casi un’intelligenza e un’assennatezza maggiore di buona parte degli altri suoi colleghi che, invece, figuri infimi sembrano e infimi effettivamente sono, se non peggio.

Tuttavia, ribadisco, forse mi sbaglio – magari la signora è invece incredibilmente mendace oppure presenta un disturbo borderline di personalità, chissà – e comunque non è certo questo un endorsement d’alcun genere, visto che la mia distanza intellettuale, ideologica, culturale, morale dal teatrino politico al quale anche il personaggio su cui disserto qui appartiene, per colpa conscia o suo malgrado, resta sempre notevolmente e inesorabilmente maggiore di quella di MACS J1149 Lensed Star 1 (“Icarus”) dal pianeta Terra. Ecco.

Un tormento che svanirà presto

[Immagine tratta da l’asino.eu.]
Non si dia troppa pena, la società civile italiana – quella dotata di buon senso civico, s’intende – per il funesto tormento della chiesa cattolica che l’affligge – a prescindere dalle questioni dibattute in questi giorni. Svanirà presto, questo tormento: il dissolvimento è già in corso da qualche decennio e, molto facilmente, i nostri nipoti o al massimo i bisnipoti potranno vivere in un mondo meno ipocrita, almeno a tal riguardo. Ciò con grandi benefici per l’intera società civile – anche per quella conservatrice, a sua volta vittima (seppur di norma inconsapevole) della suddetta piaga. Amen. (È proprio il caso di dirlo, già!)

LOL – Chi denuncia è fuori

[Immagine tratta da deejay.it, l’articolo dal quale è tratta è qui.]
È veramente una “meraviglia”, la RAI contemporanea (ma invero assolutamente nel solco della sua tradizione): riesce a trasformare in un leader politico rivoluzionario persino il rapper più mainstream in circolazione, al punto che nemmeno quegli squinternati di americani con Kayne West hanno saputo fare altrettanto. Non solo: riesce persino, nel confronto tra le parti, a risultare la meno credibile e meritevole di considerazione.

Anche se, be’, riguardo ciò, bisogna osservare che non serviva alcun rapper-agitatore popolare: bastava, e basterebbe, guardare qualsiasi suo programma TV, già.

P.S.: ora però non rimarcate di nuovo che «ah, ma le TV commerciali non sono certo meglio!». Verissimo, ma il problema sta proprio qui: l’aver abdicato a qualsivoglia obiettivo di qualità (artistica, culturale, informativa, eccetera – salvo rari casi) per inseguire quel modello televisivo geneticamente degradato e in costante deterioramento, che un editore privato dissennato o furbesco si può anche permettere (colpevoli sono quelli che guardano i suoi programmi, semmai) mentre un gestore pubblico assolutamente no (“colpevoli” sono quelli le cui tasse lo finanziano, ma qui spesso loro malgrado).

La fine di Navalny (e della Russia)

[Immagine tratta da tpi.it, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]
Forse Alexei Navalny non è un personaggio irreprensibile e so bene che la sua attività politica in passato abbia avuto degli aspetti controversi, ma rispetto a una figura totalmente bieca e meschina come quella di Vladimir Putin è un santo assoluto. Non so nemmeno se sia vero che stia morendo, nel carcere ove il regime russo l’ha rinchiuso, o se tali notizie così allarmanti rappresentino una mossa politica a suo sostegno (anche se bene bene non sta, pare proprio), ma senza alcun dubbio Putin la sua pena capitale l’ha firmata ed è solo questione di tempo affinché venga messa in atto – d’altro canto hanno già tentato di eseguirla, i sicari di Putin, ma gli è andata male. Forse è bene ricordare che il copresidente con Navalny del maggior movimento politico di opposizione al potere di Putin, Boris Nemcov, ha fatto la stessa fine.

Purtroppo tali circostanze non fanno altro che confermare, una volta di più, come la Russia, un grande e fondamentale paese che nelle mani di Putin diventa un “piccolo” staterello assolutista, rappresenti una proporzionale grande occasione persa per l’Europa e per fare del continente europeo, nel suo complesso, una potenza realmente dominante in grado di contrastare al meglio la maggiore minaccia planetaria attuale e nel prossimo futuro, quella rappresentata dalla Cina. Invece, appunto, un così grande paese si ritrova ostaggio di un miserrimo despota persino incapace di replicare ai suoi oppositori al punto di eliminarli uno a uno, con metodi da vecchia URSS comunista, pur di non affrontare loro e le accuse da essi contestategli. Povera Russia, che tristezza!

P.S.: per chi volesse saperne di più, sui movimenti russi di opposizione al potere putinista, può leggere il testo qui accanto (cliccateci sopra per sapere come acquistarlo). Come rimarca la presentazione, «Per molti mesi abbiamo cercato qualcuno che potesse scrivere un saggio per il pubblico italiano sulle opposizioni russe a Putin. Abbiamo ricevuto molti consensi all’iniziativa ma nessuno se l’è sentita di impegnarsi concretamente nella scrittura. Per andare in Russia ci vuole un visto e per lavorare a Mosca ci vuole un permesso. Tutti hanno ritenuto di non mettere a rischio queste situazioni, perché scrivere delle opposizioni russe può significare non andare più in Russia o essere espulsi o sottoposti a una qualche sgradevole ritorsione. Allora abbiamo deciso di fare da soli raccogliendo dalla stampa internazionale, traducendoli e adattandoli, documenti, interviste, interventi e articoli dei più noti esponenti dell’opposizione russa: le Pussy Riot, Mikhail Khodorkovsky, Alexei Navalny, Sergei Guriev e Yevgeny Roizman, da cui si può comprendere come in Russia la battaglia per la libertà d’opinione, d’organizzazione, di stampa, per l’incolumità degli oppositori politici sia ancora qualcosa da venire a quasi 25 anni dal crollo dell’URSS. Chiude l’ebook un saggio di Boris Dubin, del centro Levada, su “Mass media e società russa negli ultimi due decenni”.»