Mascherine (come a Carnevale)

[Fonte dell’immagine: qui.]
Ma, io penso, se si verrà (giustamente) costretti tutti quanti a indossare maschere – respiratorie, protettive ovvero “mascherine” ma tant’è, quelle sono – per lungo tempo, in Italia, pur in aggiunta al fatto che la situazione pandemica in corso abbia imposto l’annullamento di molti eventi legati al Carnevale in programma tra fine febbraio e inizio marzo coi relativi e divertenti mascheramenti, insomma, penso che tutto questo non giustifichi affatto la trasformazione della suddetta situazione emergenziale e, più in generale, dell’intero paese in una carnevalata. Ancor più di quanto già non fosse prima, intendo dire, e solo perché dovremo tutti portare una mascher(in)a, ecco.

Perché, in tutta sincerità, mi pare che alcune figure pubbliche italiche, politiche e istituzionali, con l’ausilio immancabile dei media, stiano perseguendo tale fine – lo facevano già prima, lo fanno con insuperabile impegno ora. E ci stiano riuscendo benissimo a conseguirlo, quel fine. Già.

(Uhm… Forse che vogliano recuperare in tal modo gli eventi carnevaleschi saltati a febbraio e marzo, nonché la bizzarra ilarità di essi? Mah!)

La “cura” della politica

(Photo credit: E. Tritschler, 1908, https://wellcomecollection.org/works/wu29r4y5 – CC BY 4.0 [https://creativecommons.org/licenses/by/4.0])
La “politica”, per definizione, è l’arte di governare la società. Ovvero, il politico è colui che dovrebbe ben curare la cosa pubblica, un compito di cui la società ha bisogno per progredire al meglio.

Però in Italia no. In Italia la definizione si è ribaltata: è la società che dovrebbe far ben curare il politico. Medicalmente, intendo dire, perché è evidente che ve ne sia bisogno, per il miglior progresso della società.

Ecco.

Destra? Sinistra? Ancora?!

Destra, sinistra.
Destra, sinistra.
Destra, sinistra.
Destra, sinistra.
Sinistra, destra.
Destra, sinistra.
Sinistra, destra.
Sinistra, destra.
Destra, sinistra.

Se una cosa è di destra, non va bene alla sinistra.
Se una cosa è di sinistra, la destra protesta.

Destra, sinistra.
Sinistra, destra.

La sicurezza è di destra, il clima è di sinistra,
gli immigrati di sinistra e la Madonna di destra.

Sinistra, destra, destra sinistra.

Una bella minestrina è di destra, il minestrone è sempre di sinistra (cit.).
Gli operai erano di sinistra, oggi son di destra.
I “padroni” erano di destra, oggi son di sinistra.
Abbassare le tasse è di sinistra e pure di destra, ma sia la sinistra che la destra non le abbassano.

Destra, sinistra.
Sinistra, destra.
Sinistra, destra.
Destra, sinistra.

Il culatello è di destra, la mortadella è di sinistra (cit.).
Eccetera.

Ma veramente ancora oggi, nel 2019, siamo qui a dibattere di politica in questo modo che non solo è ormai retorico e anacronistico, ma pure – vista la realtà dei fatti – francamente idiota?
Non è forse che (come già osservavo qui) proprio questa presunta “alternanza”, che ci viene fatta credere come la quintessenza della democrazia, sia invece diventata il suo più pericoloso cancro? Non ci sarebbe bisogno, pure qui, di un bel cambio di paradigma, di molta più concretezza oggettiva e molta meno puerile retorica?

Chiedo, ecco.

Dalla parte di Jekyll, o della buona destra

Posto che possa avere ancora senso, oggi, un dibattito politico polarizzato da due schieramenti, uno di “destra” e uno di “sinistra”, è del tutto evidente che la destra, quella autentica e autorevole nel suo essere tale, è di nuovo in balia di figure pseudo-politiche che la stanno soffocando e distruggendo attraverso una sconcertante ricaduta in forme (non) ideologiche degradate e troglodite, delle quali il sovranismo di matrice neofascista, xenofobo, razzista, antidemocratico, illiberale, che con la sua propaganda vergognosa coltiva e poi pesca nella parte peggiore dell’animo di certi individui privi di cultura civica (ma anche in senso generale). Dunque, posta una tale evidenza, che in Italia ha preso soprattutto le orride sembianze della Lega di Sal**ni, un libro come Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra, il nuovo saggio di Filippo Rossi edito da Marsilio, risulta assolutamente necessario, anzi, vitale per il futuro dello schieramento di destra.

Perché alla domanda che viene posta nella presentazione del volume, se esista ancora una destra che non vuole arrendersi a Sal**ni, laica, realista, autorevole ma non autoritaria, capace di dare risposte alle sfide della modernità, Filippo Rossi non solo esiste, ma è in grande fermento. Solo che, ribadisco, viene soffocata da schieramenti e personaggi che di destra non sono affatto, ma bieche e pericolose pantomime fascistoidi del pensiero di destra, distorto e deviato verso forme indegne e inaccettabili in qualsiasi paese civile e avanzato – forme peraltro meramente propagandistiche e totalmente vuote di sostanza politica – per mere ragioni di tornaconto elettorale e interessi di “clan”.

Del libro di Rossi ne parla “Il Post” (un media certo non gentile con quella che oggi si definisce “destra”) qui, che cita alcune parti del libro le quali a loro volta, in un passaggio illuminante, citano le parole di un grande intellettuale di destra come Mario Vargas Llosa, quanto mai esemplari ed efficace nella descrizione che offrono: «Dobbiamo affrontare i Matteo Salvini dei nostri giorni con la convinzione che non sono altro che il prolungamento di una tradizione oscurantista che ha riempito di sangue e cadaveri la storia dell’Occidente e sono stati il nemico più acerrimo della cultura della libertà, dei diritti umani, della democrazia». Uomo dalle scorciatoie propagandistiche, dalle semplificazioni dozzinali, dalla giustizia sommaria e tribale, dagli slogan turpi e immondi, Salvini è quindi – bisogna essere sinceri – l’ennesimo erede di una «tradizione» sin troppo antica, di manganello e olio di ricino, di violenza reale e virtuale, di totalitarismo più o meno soft. Che pretende di urlare anche quando è doveroso parlare sottovoce, con discrezione, con umiltà, con signorilità.» Un personaggio, e gli altri come lui, che in verità è (cito ancora dall’articolo de “Il Post”)  «un traditore della civiltà italiana, capace di accogliere, aprirsi, vivere. È traditore degli eroi italiani, di chi è morto per costruire una nazione nata dalla poesia. È traditore dei valori di umanità che impongono di salvare vite umane prima di ogni altra cosa. È traditore di una destra che vorrebbe essere giusta e rigorosa, che sa benissimo che salvare tutti non significa accogliere tutti.»

Filippo Rossi
In effetti, Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra è un testo di grande valore per molti motivi ma soprattutto, io credo, per uno fondamentale: perché non è certo la sinistra (che di problemi e ipocrisie a sua volta ne ha a vagonate) a dover combattere la non destra indegnamente deviata di Sal**ni e cosi, ma lo deve fare proprio la destra, la vera destra, quella che ha realmente a cuore sé stessa, il suo futuro e quello della società e del paese che vuole rappresentare. Altrimenti la sorte è inesorabilmente segnata: il trogloditismo politico salvinista e della pseudo-destra in voga oggi distruggerà in primis se stessa e subito dopo l’intero paese con la sua società.
È bene invece che distrugga solo se stessa – come accadrà, garantito. Ma se dall’implosione la destra vera saprà restarsene al di fuori, ben lontana e già con lo sguardo rivolto al futuro politico e culturale della propria storia, ne trarrà sicuro giovamento e, con essa, l’intero ambito politico, sinistra inclusa.

Lo leggerò presto, Dalla parte di Jekyll. Manifesto per una buona destra, credo proprio sarà una lettura interessante e, appunto, necessaria.

La coscienza e la maggioranza

La coscienza è l’unica cosa che non debba conformarsi al volere della maggioranza.

(Harper LeeIl buio oltre la siepe, Feltrinelli Editore, Milano, 2013, cap.11.)

Ha pienamente ragione Harper Lee, e in effetti le sue parole riescono anche a spiegare rapidamente e bene come mai la nostra epoca sia così piena di “incoscienti conformati”, individui che si allineano al pensiero calato dall’alto soffocando del tutto la propria coscienza – termine che deriva dal latino conscientia a sua volta derivato di conscire, cioè “essere consapevole, conoscere”: ciò che risulta quanto di più ostile alle “verità” presunte e imposte come indubitabili.
È un gran bel paradosso, certamente, e parecchio inquietante, ma tanto quelli non ne sono coscienti, non sanno rendersene conto. Con gran danno per tutti, se non si riattiva loro la coscienza – be’, sperando che ne abbiano ancora una, che non sia stata del tutto repressa.

(Post ispirato da un tweet di Emanuela Ersilia Abbadessa, che ringrazio. L’immagine in testa all’articolo è tratta da qui.)