L’esistenza di dio e il reflusso gastrico

Per cominciare, ho sempre pensato che la religione fosse un grande imbroglio. Non ho mai creduto nell’esistenza di un dio, né che questi avesse una predilezione per gli ebrei, se mai fosse esistito. […] Perché dovevo digiunare per i miei peccati? Quali erano i miei peccati? Avere dato un bacio a Barbara Westlake invece di appendere il cappotto? Avere rifilato un nichelino falso a mio nonno? Fattene una ragione, o Signore: c’è di molto peggio. Ci sono i nazisti che ci mettono nei forni. Pensa a quelli, piuttosto. Ma, come ho detto, non credevo in Dio. E perché in sinagoga le donne dovevano stare al piano di sopra? Erano più carine e intelligenti degli zeloti barbuti che giù da basso si avvolgevano scialli di preghiera, ciondolavano la testa come pupazzi adorando un potere immaginario che, se esisteva, ripagava tutti i loro salamelecchi con il diabete e il reflusso gastrico.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pagg.41-42.)

D’io

Il profeta saliva il sentiero sassoso con lunghi e rapidi passi, lo sguardo fisso alla vetta ormai vicina oltre la quale la prima balugine aurorale si stava accendendo. Il suo ansimare era l’unico rumore lassù, segno d’una fatica che tuttavia egli non percepiva, preso com’era dalla missione e dal momento incipiente.
Quando il Sole spuntò oltre l’orizzonte montuoso, fu come se l’Universo intero si fosse acceso di luce abbagliante, o come se un immane incendio senza fiamme avesse avvolto il mondo, scaturendo dal punto in cui l’uomo si era prostrato, gli occhi rapiti da quel prodigio luminoso, le mani aperte in segno di massima accoglienza. Udì la voce del divino forte e imperiosa dentro di sé:
«Ecco la mia legge. Che l’uomo ne sia perennemente guidato, e la sua vita sarà un cammino di gloria e prosperità!».
Di fronte, nel mezzo della luminosità accecante gli apparve una grande lastra d’arenaria, prodigiosamente incisa da chiare parole, da frasi, da periodi compiuti: le leggi divine!
«Grazie, mio dio!» egli urlò, e lo sguardo cercava già di leggere quelle parole, di trarne comprensione nonostante la fremente suggestione dell’evento, mentre il mirabolante sfavillio ultraterreno veniva assorbito dalla turchina purezza del cielo mattutino. Lesse, lesse e rilesse ancora, e poi di nuovo ancora… e di nuovo, per l’ennesima volta, rilesse la lastra incisa. Ne restò sconcertato. Si guardò intorno, poi levò gli occhi al cielo: ora era solo, il silenzio avvolgeva nuovamente il monte, solo un flebile fischio di vento a tratti si poteva udire. Lesse ad alta voce: “Chi osserva la mia legge non a da temere nulla”.
Non a da temere nulla
Ma è… un errore? Un così marchiano errore di ortografia!?!
Mille confusi pensieri presero a girandolare nella sua mente e tutti, in buona sostanza, originavano le stesse domande: come poteva egli, profeta eletto, portare al popolo la legge divina con quel terribile errore? Come poteva essere credibile – dio, la sua legge, il suo insegnamento ed egli stesso in qualità di profeta? E cosa avrebbe pensato il popolo stesso, già animato da una così labile e incerta fede?
In pochi attimi, decise il da farsi. Con gesti risoluti, l’uomo trasse dalla propria bisaccia il coltello, raccolse un sasso e lì vicino trovò un’altra grossa lastra d’arenaria, roccia di cui quel monte era composto. Memore del proprio lavoro di gioventù come scalpellino, in poco tempo ricopiò il testo divino sulla nuova lastra, ora senza più errori e abbellendo pure certi passaggi, che ritenne poco incisivi.
Così, col Sole già alto sopra l’orizzonte, intraprese la discesa verso la folla che lo attendeva, finalmente sollevato e, se così poteva pensare di se stesso, orgoglioso di quanto fatto.

(P.S.: anche questo è un racconto al momento ancora inedito come la raccolta di cui è parte, composta di testi molto molto molto particolari – ho detto “molto”, sì. Ne trovate altri, insieme a scritti d’altro genere, qui. Forse quella raccolta sarà pubblicata, prima o poi. Voi seguite il blog oppure il sito e può essere che tra un po’ ne saprete di più al riguardo. Sì, può essere. Forse. Chissà.)

La rivolta è misura

La rivolta è essa stessa misura: essa la ordina, la difende e la ricrea attraverso la storia e i suoi disordini. L’origine di questo valore ci garantisce che esso non può non essere intimamente lacerato. La misura, nata dalla rivolta, non può viversi se non mediante la rivolta. È costante conflitto, perpetualmente suscitato e signoreggiato dall’intelligenza. Non trionfa dell’impossibile né dell’abisso. Si adegua ad essi. Qualunque cosa facciamo la dismisura serberà sempre il suo posto entro il cuore dell’uomo, nel luogo della solitudine. Tutti portiamo in noi il nostro ergastolo, i nostri delitti e le nostre devastazioni. Ma il nostro compito non è quello di scatenarli attraverso il mondo; sta nel combatterli in noi e negli altri.

(Albert Camus, Il pensiero meridiano, in L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 2002 – 1a ediz. 1951, pag.329.)

Oligopornografia

[Un affresco a tema erotico nelle Terme Suburbane di Pompei, dipinto nel 79 d.C. circa.]
Ho letto, qualche giorno fa, della proposta di legge di uno strano tizio (c’era la sua foto), esponente di uno dei bizzarri “partiti” che fanno la politica in Italia, volta a bloccare i contenuti pornografici sul web. Lì per lì m’è venuto da ridere un sacco, un po’ come uno che, nel corso di un’inondazione, tenti di non far entrare l’acqua in casa occludendo porte e finestre con delle reti. Poi c’ho pensato un po’ sopra e l’ho capita, l’intenzione di quello strano tizio che ha presentato la proposta: vuole bloccare i contenuti a luci rosse per essere così gli unici, lui e gli altri esponenti dei bizzarri partiti politici italiani, a poter diffondere cose pornografiche sul web (e non solo lì)!

Vogliono l’esclusiva, in pratica.

Be’, che diamine, da questo punto di vista ha ragione, lo strano tizio. In effetti chi meglio di loro produce pornografia, oggi?
Eh, appunto!

Un universo senza padrone

Ma Sisifo insegna la fedeltà superiore che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo.

[Camus in un disegno di Petr Vorel, fonte qui.]
(Albert CamusIl mito di Sisifo in Opere. Milano, Bompiani, 2003, pp. 318-9.)