Grazie di cuore!

Oggi, con questo articolo, vorrei ringraziare tutti voi che vi siete abbonati al blog, quelli di lunga data e i numerosi che si sono iscritti negli ultimi tempi. Grazie di cuore, veramente!

Spero, nel mio piccolo, di potervi sempre offrire dei punti di vista interessanti e il più possibile significativi sulle montagne e la loro realtà sempre più emblematica, visto come vanno le cose a questo nostro mondo.

Le montagne sono una dimensione tanto entusiasmante e affascinante quanto per molti versi complessa e delicata: quando saliamo lassù ci sentiamo subito bene, anche per le mille occasioni che ci offrono per divertirci, rilassarci, emozionarci, mentre se vi abitiamo sappiamo il grande privilegio che ciò rappresenta, pur tra le molte difficoltà a volte da affrontare. Ma sono anche un mondo che forse più di altri ha bisogno di attenzione per essere compreso compiutamente e di cura, rispetto, sensibilità per poter essere goduto al meglio e salvaguardato, dunque di conoscenza e consapevolezza.

Ecco, mi auguro vivamente di riuscire, con gli articoli che vi propongo quotidianamente (o quasi) sul blog, di contribuire ad alimentare almeno un poco la conoscenza sulle montagne e la consapevolezza delle loro realtà, oltre che il desiderio costante di scoprirle e esplorarle, di frequentarle, viverle, coltivare una relazione profonda con esse e così diventare parte del loro paesaggio in modo avveduto e virtuoso. E anche di maturare opinioni articolate e strutturate su ciò che vi accade: di «pensare come una montagna» per dirla con Aldo Leopold.

Ci provo, insomma: se riesco ne sono ben felice, se non riesco vi chiedo perdono e cerco di migliorare sempre più.

In ogni caso, di nuovo grazie di cuore e spero proprio – come a volte è accaduto e accade – di poterci incontrare di persona prima o poi, in montagna o altrove.

P.S.: l’abbonamento al blog è e sarà sempre gratuito. Il “guadagno” che ricavo dalle montagne è già grandissimo ed è ben accumulato nel cuore, nell’animo e nello spirito – come penso e credo succeda anche a voi.

Il selvaggio ci tiene d’occhio

Il giardino dell’uomo è popolato di presenze. Non sono ostili ma ci tengono d’occhio. Niente di quello che facciamo sfugge alla loro attenzione. Gli animali sono i guardiani del giardino pubblico, dove l’uomo gioca col cerchio credendosi il re. Era una scoperta, e nemmeno tanto sgradevole. Ormai sapevo di non essere solo.
Séraphine de Senlis era una pittrice dell’inizio del XX secolo, un’artista per metà pazzoide e per metà geniale, un po’ kitsch e non molto quotata. Nei suoi quadri, gli alberi erano cosparsi di occhi spalancati.
Hieronymus Bosch, il fiammingo dei retromondi, aveva intitolato una sua incisione Il bosco ha orecchi, il campo ha occhi. Aveva disegnato dei globi oculari sul terreno e due orecchie umane sul limitare di una foresta. Gli artisti lo sanno: il selvaggio vi tiene d’occhio senza che ve ne accorgiate. Quando il vostro sguardo lo scopre, lui sparisce.

[Sylvain Tesson, La pantera delle nevi, Sellerio, 2020, traduzione di Roberta Ferrara, pagg.50-51; orig. La panthère des neiges, 2019.]

N.B.: nell’immagine in testa al post, scattata dal fotografo naturalista francese Vincent Munier e tratta dal docufilm La pantera delle nevi, del quale ho scritto (e non solo) qui, c’è un animale selvaggio che vi sta guardando dritto negli occhi. Lo vedete?

Il gioco scorretto dell’uomo

[Immagine tratta dal web.]

Definizione dell’uomo: la creatura più prospera nella storia degli esseri viventi. In quanto specie, non ha nemici naturali: dissoda, costruisce, si espande. Dopo aver conquistato nuovi spazi, vi si affolla. Le sue città salgono verso il cielo. «Abitare il mondo da poeti» aveva scritto un poeta tedesco nel XIX secolo. Era un bel progetto, una speranza ingenua che non si era realizzata. Nelle sue torri, l’uomo del XXI secolo abita il mondo da coproprietario. Ha vinto la partita, pensa al suo avvenire, ha già messo gli occhi sul prossimo pianeta dove spedire gli esuberi. Presto gli «spazi infiniti» diventeranno la sua discarica. Qualche millennio prima, il Dio della Genesi (le cui parole erano state annotate prima che diventasse muto) era stato preciso: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta» (I, 28). Si poteva ragionevolmente pensare (senza offesa per il clero) che il programma era stato interamente svolto, che la Terra era stata «assoggettata» e che ormai era tempo di mettere a riposo la matrice uterina. Noi uomini eravamo otto miliardi. Restavano alcune migliaia di pantere. L’umanità non faceva un gioco corretto.

[Sylvain Tesson, La pantera delle nevi, Sellerio, 2020, traduzione di Roberta Ferrara, pagg.83-84; orig. La panthère des neiges, 2019.]

Il gioco scorretto che l’uomo pratica fin dall’inizio della sua civiltà, e in modo crescente negli ultimi secoli, si chiama antropocentrismo. È un gioco dove egli pensare di vincere senza alcun dubbio sconfiggendo chiunque altro costringa a giocare con lui, e questa sua convinzione è così forte, e altrettanto immotivata, da non fargli rendere conto che probabilmente egli verrà sconfitto prima di qualsiasi altro giocatore. Ovvero, forse, l’uomo ha già perso da tempo, cioè proprio da quando ha cominciato a credersi indubitabilmente vincitore. Già.

P.S.: a breve, qui sul blog, potrete leggere la personale “recensione” del libro di Tesson, dal quale è tratto l’omonimo film.

(Grazie a) “La Pantera delle nevi” a Lecco!

Voglio ringraziare di cuore tutti presenti alla proiezione di ieri sera a Lecco de La pantera delle nevi, il pluripremiato bellissimo docufilm – del quale vi ho parlato qui – distribuito in Italia da Wanted Cinema e uscito in contemporanea proprio ieri in numerose sale.

Certo il Nuovo Cinema Aquilone di Lecco è una sala relativamente piccola, ma considerando che la promozione dell’evento è iniziata solo lunedì scorso in tarda giornata e che la piazza di Lecco è certamente più esigente di altre in tema di montagne e avventura, in aggiunta alla serata infrasettimanale, il risultato è più che ottimo e – per quanto mi riguarda, avendo un po’ seguito la preparazione dell’evento – quasi sorprendente: pubblico non solo numeroso ma partecipe, bel dibattito post proiezione, interessanti chiacchierate intorno alle suggestioni che il film suscita… Insomma, una serata assolutamente ben riuscita!

Ringrazio dunque i responsabili del Nuovo Cinema Aquilone per la cordiale ospitalità, Wanted Cinema per una così affascinante proposta cinematografica, l’Officina Culturale Alpes per aver supportato l’uscita del film, il CAI per averla patrocinata nonché, ultimi ma non ultimi, la Presidente del CAI Lecco Adriana Baruffini e Fabio Landrini, curatore delle pagine della montagna de “La Provincia di Lecco”, che mi hanno affiancato nella presentazione della pellicola. Ovviamente invito chiunque non abbia visto La pantera delle nevi e voglia farlo – merita assolutamente, ve l’assicuro – a verificare luoghi e date di proiezione direttamente nel sito di Wanted Cinema.

Alla prossima!

La (non) riconoscenza (lezione di vita #122.845)

Più un atto di generosità e altruismo è grande, meno è oggetto di riconoscenza e gratitudine.

Già.

Lo so, è una regola vecchia come il genere umano, questa; ma pensate invece se la riconoscenza – nel senso materiale del termine, intendo dire: il far qualcosa per contraccambiare un’azione generosa ricevuta, anche se e, anzi, proprio perché non richiederebbe nulla in cambio – fosse una pratica ben più diffusa di quanto lo sia stata nella storia del genere umano. Pensate dove potrebbe essere l’umanità, a furia di piccole e grandi riconoscenze vicendevoli. Io credo (mi sbaglierò, forse) che sarebbe ben più lontano, nell’evoluzione generale, rispetto al punto al quale è giunta al momento. Invece, temo, a questo mondo si continua grandemente a praticare la misconoscenza della riconoscenza, come se molto di quanto si riceve sia in un modo o nell’altro dovuto, e quando invece palesemente non lo è, perché in fondo è giusto che non lo sia (quasi sempre, in pratica), si fa gli gnorri e si agisce affinché lo diventi, dalla volta prossima.

Per di più, in aggiunta assai probabile a tutto ciò, in caso di gratitudine espressa ci sarà qualcuno che si prenderà il merito e la riconoscenza senza aver fatto nulla ergo senza meritarselo.

Ma, appunto, magari mi sbaglio. Be’, sarò molto grato a chiunque possa provare che mi stia sbagliando, garantito!