The losers

A ben vedere, tra i due candidati in corsa per la presidenza USA ci sarà un “vincitore elettorale”, ovvio, ma in verità sono entrambi fin d’ora dei perdenti politici: Joe Biden per non aver saputo vincere con ampio margine su un presidente scellerato come Donald Trump; questi, per non aver saputo capitalizzare nettamente la propria veemente spinta populista contro uno sfidante scialbo come Biden.

E siccome l’uno o l’altro che verrà eletto sarà il rappresentante primo dell’America, alla fine dei conti è e sarà l’America a perdere inesorabilmente. Come è già evidente da qualche tempo, d’altro canto. Già.

Intanto, in USA…

…Comunque vada, sarà un disastro.

Ma, d’altro canto, “As you make your bed, so you must lie in it“. E mangi junk food, ecco.

#USA2020

Dalla brace alla padella

[Immagine tratta da euroweeklynews.com, cliccateci sopra per leggere l’articolo da cui è tratta.]
In fin dei conti, vada come andrà, la realtà veramente desolante e sconcertante dell’America di oggi che elegge il proprio nuovo presidente non è la presenza nella corsa elettorale di Trump e Biden, ma è che i due grandi partiti della maggiore superpotenza mondiale (almeno ancora formalmente), espressione virtuale dell’altrettanto più importante democrazia del pianeta (anche qui almeno nella teoria), non sappiano far altro che elevare al rango di propri “leader” – e capi del proprio stato – un settantaquattrenne spaventosamente privo di senno e un settantasettenne drammaticamente privo di personalità.

Insomma, tutt’al più gli USA potranno passare dalla brace alla padella, ecco.

Be’, ribadisco: ogni popolo ha i governanti che si merita, e di sicuro gli Stati Uniti sono, in modo crescente, tra i paesi al mondo più emblematici al riguardo. Amen.

I sovra(stali)nisti

[Immagine tratta da qui.]

Noterella politicoide, dal basso (“alto” sarebbe troppo, non sono così sbruffone) della mie più assolute libertà e indipendenza di pensiero: a me pare che questi sovranisti, suprematisti e figuri affini che s’atteggiano a rappresentanti duri-e-puri della “destra” politica un po’ ovunque, non solo a Sud delle Alpi, spostandone apparentemente il baricentro verso l’estremo limite ideologico, in realtà assomiglino sempre di più ai comunisti del secondo Novecento, quelli totalmente, ciecamente votati alla (non)causa sovietica senza nemmeno conoscerla e che pendevano dalle labbra dei vari segretari del PCUS o degli alti dignitari analoghi, esprimendosi a meri slogan, rivendicando diritti e verità del tutto retoriche e basate sul nulla, credendosi portatori del verbo ideologico-politico perfetto e indiscutibile senza nemmeno lontanamente concepirne e comprenderne la nocività non solo verso il mondo ma, in primis, verso loro stessi. Non sono affatto “destra” come dicono, ovvero, sono molto più “sinistra” che destra – proprio quella sinistra che “aborriscono” e contro le cui istanze si mostrano paladini ma, non casualmente, raccogliendo consensi proprio in quella parte di società civile da cui scaturiscono quelle istanze e che dovrebbe essere loro avversa, e ciò non solo per il sostanziale fallimento ideologico e politico della sinistra – la quale, sempre non casualmente, per certi versi è oggi molto più simile ad una compagine borghese-capitalista di destra.

E d’altro canto è ugualmente vero che ogni potere di destra o sinistra che nel corso del Novecento abbia assunto fattezze autoritarie (e ai quali di frequente i “destri” e i “sinistri” di oggi si ispirano, i primi più apertamente e platealmente) sia giunto ad assomigliarsi reciprocamente. Gli opposti si attraggono, gli estremi si toccano: sono regole che valevano una volta e valgono ancora nella politica di oggi, ciò anche perché è la politica di oggi a non essere affatto contemporanea, ovvero a rappresentare, nella sua forma dualistica classica, un’espressione ideologica del tutto superata e sostanzialmente morta (Gaber docet!).

Proprio per questo io, sulla base di quelle mie scriteriate, sovversive e assolute libertà e indipendenza di pensiero, resto sconcertato da che ancora oggi si continui con quella pantomima politica: la quale, inesorabilmente, genererà sempre estremizzazioni, da una parte e dall’altra, e un altrettanto inevitabile degrado di qualsivoglia ideale più o meno nobile che fingono di portarsi ancora appresso, dilagando invece nel deserto post-ideologico più sterile e mortale. Per cui non (mi) resta che ridere addosso a tutti quelli, sovranisti o meno, con la speranza immortale di seppellirli tutti quanti e, finalmente, assicurare alla civiltà umana un futuro politicamente più virtuoso. E più serio, pure.

Ascoltando la radio, in auto

Viaggio in auto, faccio zapping radiofonico e a volte mi capita di intercettare, su qualche emittente nazionale, dei programmi nei quali si dibatte di cose politiche e all’uopo vengono fatti intervenire dei politici, esponenti più o meno noti dei vari partiti, li ascolto per un po’ e passa solo qualche istante perché la solita domanda, nell’ascoltare i tizi intervistati e ciò che dicono, mi sorga spontanea: ma come diavolo si fa a dare credito a individui del genere e, persino, a eleggerli propri rappresentanti in Parlamento?

(Photo credit: tim striker da Pixabay)
Così, ogni volta l’occasione mi è propizia per riselezionare «MEDIA» e tornare ad ascoltare qualche buon album musicale, lasciando quelli e le loro scempiaggini politichesi all’ineluttabile oblio della modulazione di frequenza radiofonica mentre guido l’auto verso la mia destinazione. Ecco.

N.B.: per quanto riguarda la TV, invece, il problema non si pone. Non la guardo, e amen.