Leopardi, ex sfigato

Giacomo Leopardi in un ritratto di Tullio Pericoli (http://tulliopericoli.com/).

Be’, dai… dopo che per decenni è stato spacciato per un tipo depresso cronico, sfigato, malinconico, tedioso, ipocondriaco, pessimista-a-manetta, un “ranocchio con la gobba”, sì che le sue poesie fin da subito risultassero indigeste a generazioni di studenti ancor più di quanto le rendessero tali certi insegnanti, ora tutti a esaltarlo, il Leopardi, a magnificarlo, a chiamarlo genio, a dire che era “pieno di vitalità”, mosso da “frementi passioni” – oggi soprattutto, dacché sono 200 anni dalla composizione de L’infinito. Finalmente, insomma, è una gran bella cosa che agli studenti di oggi lo si ponga nuovamente nella luce che gli compete ed essi stessi sappiano glorificarlo a dovere: già nel mio piccolo lo auspicavo anni fa e ora mi auguro che tale rigenerata celebrità non svanisca nuovamente e rapidamente, ovvero che quell’aura tetra che a Leopardi era stata appiccicata addosso – chissà da chi, poi – non torni ad adombrarne la preziosa grandezza.

Poi, certo, siamo in un paese nel quale, se si chiedesse a certuni “l’infinito” di Leopardi, temo che quelli risponderebbero leopardare. Il che, fosse pure stato il buon Giacomo il più sfigato del suo tempo, lo rende senza alcun dubbio infinitamente troppo grande e inarrivabile per tanti omuncoli contemporanei, naufragati amaramente nel loro mare di analfabeta ottusità.

 

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Jan Brokken, “Bagliori a San Pietroburgo”

Vi sono città, al mondo, il cui fascino non è tanto legato alla loro appariscenza urbanistica e architettonica oppure alla storia e al retaggio che ne deriva. Sono città il cui Genius Loci, più che dalla forma e dalla geografia urbana, è veramente reso “vitale” da un inopinato addensamento di significati culturali e artistici, che si manifesta allo sguardo e allo spirito sensibili in maniera alquanto fisica e intensa pur restando un elemento formalmente immateriale.
San Pietroburgo è certamente una di quelle città. C’è l’Ermitage, il Palazzo d’Inverno, la Neva, la celeberrima Prospettiva Nevskij e tutti gli altri tesori cittadini, certamente. Ma il fascino profondo della città baltica, ciò che la rende una delle più belle e irresistibilmente intriganti d’Europa, viene da altro. Viene da un intreccio incredibile, raro da trovare altrove, dei percorsi vitali di grandissimi personaggi, di sorprendenti vicende umane, di opere d’arte immortali e da ogni altra cosa che da questa rete di connessioni oltre modo preziose deriva, vera e propria “mappa geoculturale” cittadina che ben più di quella stradale disegna la città e le dà forma.
Una mappa che esplora da par suo Jan Brokken, grande scrittore e viaggiatore olandese, e dentro la quale accompagna il lettore del proprio Bagliori a San Pietroburgo (Iperborea, 2017, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo; orig. De gloed van Sint-Petersburg, 2016), vera e propria biografia artistico-letteraria della città russa raccontata attraverso numerosi quadri narrativi in cui Brokken incontra i molti grandi personaggi di ogni arte che sono nati, hanno abitato e vissuto a San Pietroburgo, incontrando i luoghi della città che sono stati scenografia e parte integrante delle loro vite []

(Leggete la recensione completa di Bagliori a San Pietroburgo cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Cinque milioni di abitanti!

Quando avevo vent’anni, era comparso un titolone sul giornale: «Una pietra miliare! Leningrado conta cinque milioni di abitanti!» Era un’epoca orrenda, il periodo buio di Brèžnev. Dopo la svolta l’indice di natalità era calato in maniera impressionante, ma niente paura: cos’ha letto Aleksej alla fine del primo mandato di Putin? «Pietroburgo conta cinque milioni di abitanti! Una pietra miliare!» Dopodiché le fabbriche hanno chiuso, una dopo l’altra, migliaia e migliaia di operai sono andati via. E cosa ha letto Aleksej sul giornale alla fine del 2014? «Congratulazioni, Pietroburgo! Cinque milioni di abitanti!»

(Jan BrokkenBagliori a San Pietroburgo, Iperborea, 2017, traduzione di Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo, pag.126.)

Giacomo Paris, “La fidanzata di Hegel”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: uno dei più grandi intellettuali di sempre, filosofo “tedesco/prussiano” nel senso più classico e più intenso della definizione, il pensatore idealista e dell’Assoluto, colui che cercò di mettere in relazione Dio e ragione o che di fronte alla grande bellezza e alla meraviglia delle Alpi riuscì a restare indifferente, addirittura ritenendo che lo spettacolo della Natura rappresenterebbe «una caduta, uno smarrimento dell’Idea». Ve lo immaginereste, un personaggio all’apparenza così intellettualmente granitico, ad amoreggiare languidamente e lascivamente con una semplice e modesta locandiera, per di più sposata?
Difficile pensarlo in tali situazioni così poco “filosofiche”, senza dubbio. E se invece, proprio perché situazioni del genere appaiano totalmente distanti da chi ne dovrebbe essere protagonista, esse diventassero paradossalmente plausibili, per il semplice principio che le maggiori ambiguità dell’animo umano spesso si nascondono “dentro” quegli individui che sembrano e se ne dichiarano, nei fatti e nelle parole pubbliche, immuni? Di più: se una tale ambiguità d’animo – e di carne, nello specifico – fosse necessaria, se non imprescindibile, per in qualche modo giustificare il rigore del pensiero nella mente salvandola da una altrimenti certa implosione intellettuale?
Giacomo Paris, raffinato scrittore bergamasco nonché docente di filosofia, psicologia e storia, torna a scavare negli angoli meno illuminati della vita di un grande personaggio storico – e scrivo “torna” dacché lo ha già fatto lo scorso anno con un altro mostro sacro del pensiero umano, Sigmund Freud, “psicanalizzato” ne Il sigaro di Freud: questa volta, appunto, il protagonista è Hegel e il frutto intrigante di quello scavo è La fidanzata di Hegel (Bolis Edizioni, 2019), racconto tanto breve – sono poco più di 80 pagine – quanto intenso e pulsante col quale si ripropone la notevole capacità di Paris di generare una particolare forma di fiction storica che sa ampliare realtà che pensiamo conosciute e pienamente sviscerate portandole fino ai limiti dello stupore ma, sempre, con un’intensità narrativa nonché speculativa che cattura il lettore, da un lato, e conferisce un indiscutibile spessore letterario al testo dall’altro []

(Leggete la recensione completa de La fidanzata di Hegel cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

REMINDER! Domani, ore 18: alla libreria UBIK di Bergamo con Giacomo Paris e… “La fidanzata di Hegel”!

Credo conoscerete tutti – almeno di nome – Hegel, il grande pensatore tedesco, uno dei più noti e celebrati filosofi della storia. Credo di contro che nessuno (o quasi) saprà dire chi fosse Christiane Charlotte Fischer Burckhardt, dunque credo che chiunque, nessuno escluso, debba assolutamente conoscere e leggere il nuovo libro di Giacomo Paris, La fidanzata di Hegel: magari intervenendo alla prima presentazione assoluta del libro, domani, alle 18, presso la Libreria UBIK di Bergamo, presso la quale avrò nuovamente l’onore e il gran piacere di conversare con l’autore e con Vittorio Rodeschini intorno al libro e alla storia narrata. Storia assai particolare, come è nello stile di Paris – si veda il precedente Il Sigaro di Freud, edito sempre da Bolis Edizioni nella collana DodiciperDiciotto, per il quale pure feci da spalla a Giacomo Paris per la presentazione di Bergamo –  che prende le mosse nel 1806, quando Hegel ha una relazione amorosa con la sua affittacamere, Christiane Charlotte Fischer, sposata Burckhardt (ecco chi è!). Il 13 ottobre dello stesso anno l’esercito francese entra a Jena ed Hegel è costretto a spostarsi dall’amico Gabler, dopo che il suo domicilio viene requisito dalle truppe in occupazione. In viaggio per Bamberga, con l’intento di regolare le questioni con l’editore Goebhardt. lascia sola Charlotte in attesa di un figlio. La sua fidanzata comincia a scrivere

Sono molto contento di tornare a conversare con Giacomo Paris, lo ribadisco: la scorsa volta, per Il sigaro di Freud ne uscì una chiacchierata divertente e intrigante, grazie proprio alla particolarità del romanzo nonché alla simpatia e alla brillantezza di dialogo dell’autore, dunque penso proprio che anche per questo nuovo libro, a sua volta così stuzzicante, ci sarà di che divertirsi, spero insieme a tutti voi ovvero a un pubblico ben numeroso.

Dunque, ricordatevi l’appuntamento: domani, 11 aprile alle ore 18, libreria UBIK di Bergamo, con Vittorio Rodeschini, Giacomo Paris e La fidanzata di Hegel insieme al sottoscritto. Non mancate!