Land (&) Art #3

Sopra: Lucio Fontana, Concetto Spaziale. Attese, 1965. Fonte: immagine presente in molti siti web.

Sotto: Furgggletscher, Canton Vallese, Svizzera. Fonte: Google Maps.

Per saperne e capirne di più, su queste immagini che vi propongo, cliccate qui.

Angelo Vaninetti: tra Rothko, Fontana e le Alpi valtellinesi

Alcuni articoli letti di recente mi hanno re-illuminato la figura artistica di Angelo Vaninetti, pittore valtellinese che conoscevo più di nome che di fatto (come altri, credo, ma comunque colpevolmente, visto che il museo che conserva buona parte delle opere di Vaninetti ha sede a meno di un’ora d’auto da casa) ma nelle cui opere oggi, soprattutto in quelle dedicate al paesaggio delle sue montagne di Valtellina e ai dettagli della presenza in esso delle genti che lo abitano, sto scoprendo e cogliendo dettagli, peculiarità e percezioni piuttosto sorprendenti, seppure si tratti spesso di raffigurazioni pittoriche d’una semplicità quasi minimale, apparentemente “ovvie” ma in verità niente affatto tali.

Questa “profonda semplicità” nelle opere di Vaninetti nasce in primis proprio dal legame altrettanto profondo dell’artista con la sua terra, la Valtellina. Come si legge nel sito del museo, «Questa ricerca sul paesaggio l’ha condotto verso risultati originali lontani da compromessi e dalle mode passeggere che spesso influenzano l’operato di alcuni artisti. Vive nei suoi lavori un’eco dei macchiaioli e di quell’attenzione verso temi rurali trattati con una notevole padronanza cromatica. Vaninetti costruisce un universo che lontano dal chiudersi in un immobile passato lancia uno sguardo sul presente, sull’uomo di oggi schiavo di un mondo caotico che ha perso il senso della misura e il valore della verità.»

Ad esempio, per dirvi di quelle mie nuove, inopinate “scoperte” nei quadri di Vaninetti: nell’opera qui sopra, Finestra e muro bianco (1987), nell’ampia campitura cromatica principale, solo variata da leggere sfumature e, ovviamente, da quel “buco” della finestra, ma pure nella striscia di cielo d’un azzurro pressoché uniforme che si contrappone col muro della casa ma senza contrasto, semmai in un’alternanza di colori assai vivi e al contempo garbati, niente affatto dissonanti, appunto, ecco, ci rivedo e non poco la spiritualità cromatica di Mark Rothko, meno cosmica, più rurale eppure similmente profonda e meditativa. Inoltre, quel buco nero della piccola finestra che squarcia il muro, non ricorda in qualche modo (nel principio) il nero che si effonde dai tagli dei Concetti Spaziali di Lucio Fontana? Anche in tal caso senza accezione cosmica e con una significazione più terrena, pragmatica, che rimanda ad un’umana quotidianità ben più semplice ma non per questo meno “misteriosa”, soprattutto proprio nella relazione ancestrale col paesaggio (montano in primis, ma non solo) del quale le forme ritratte da Vaninetti sono un elemento sovente peculiare.

Insomma, Angelo Vaninetti è senza dubbio un artista che merita ben più considerazione di quanta ne goda ordinariamente. Un primo passo in questa direzione è di sicuro la consultazione del sito web del Museo Vaninetti, dove è possibile trovare molto materiale sull’opera artistica del pittore valtellinese; secondo passo, altrettanto importante – per me senza dubbio, ribadisco – è la visita al museo stesso. In fondo, come le tele di Vaninetti invogliano a toccare le pietre, i muri, il legno e ogni altro soggetto così intensamente ritratto, così da cogliere anche al tatto le stesse percezioni che sguardo e mente generano, prima di ciò risulta necessario godere dal vivo di quelle tele e delle narrazioni che vi effondono. L’arte è questo, a ben vedere: il senso della vita che diventa espressione artistica dalla quale scaturisce nuova vita e nuovo senso. Un circolo virtuoso e ineluttabile del quale tutti abbisogniamo per vivere (al) meglio questo nostro mondo.

(Cliccate sull’immagine dell’opera per visitare un’ampia ed esaustiva galleria di lavori pittorici di Vaninetti.)

Non capire l’arte

Capita spesso di sentir dire di qualcuno che non comprende l’arte contemporanea, ma ama quella del passato; tutto questo nasce da un equivoco fondamentale nei confronti dell’arte stessa e si può essere sicuri che le persone che cosi parlano non capiscono nulla né dell’arte del passato né di quella contemporanea.

(Piero Manzoni, La ricerca dell’immagine, 1957 circa, in Scritti sull’arte, SE/Abscondita Edizioni, 2013, pag.59.)

I cattivi artisti

È vizio molto diffuso tra gli artisti, o meglio tra i cattivi artisti, una certa vigliaccheria mentale, per cui rifiutano di prendere una qualsiasi posizione, invocando una mal intesa libertà dell’arte o altri egualmente grossolani luoghi comuni. Così in genere costoro, avendo un’idea molto vaga dell’arte, finiscono per confondere l’arte con la vaghezza stessa.

(Piero Manzoni, Per la scoperta di una zona di immagini, 1958 in Scritti sull’arte, SE/Abscondita Edizioni, 2013, pag.25.)

Piero Manzoni, “Scritti sull’arte”

Da grande appassionato di arte contemporanea quale sono, se devo pensare al secondo Novecento artistico italiano, quello da cui si è poi sviluppata la produzione artistica visuale attuale – nazionale e per molti aspetti non solo – sono due i nomi che prima degli altri mi vengono in mente. Uno, assoluto, Lucio Fontana: secondo me l’artista più rivoluzionario del dopoguerra, nelle opere e nei concetti. Due, per una personale passione ma anche per una vicenda artistica e umana peculiare: Piero Manzoni. Originalissimo, anticonformista, sovversivo, ironico e sarcastico ma pure profondo, concettualmente strutturato, capace d’una visione laterale e preveggente circa la realtà e la sua rappresentazione visiva. Geniale pure lui, a suo modo e sulla scia di Fontana che, non a caso, lo protesse e sostenne sempre.

Pur avendo letto molto di Manzoni – a partire da questa bella biografia – conoscevo ancora poco i suoi testi, importanti non solo per la definizione delle basi concettuali della sua produzione artistica ma pure perché frutto di un interesse per la scrittura che avrebbe potuto regalarci un secondo Manzoni letterario, dopo il “classico” Alessandro, per come Piero intorno ai vent’anni rimase a lungo indeciso tra la carriera di artista e quella di scrittore. Tali testi sono raccolti in Scritti sull’arte (SE/Abscondita Edizioni[1], 2013, a cura di Gaspare Luigi Marcone), agile libro che offre sia gli scritti sull’arte editi da Manzoni in vita, dunque dal 1956 al 1963, sia un nutrito corpus di bozze, dattiloscritti, appunti, alcuni dei quali trascritti e pubblicati qui per la prima volta []

(Leggete la recensione completa di Scritti sull’arte cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)