Psicologi e psicanalisti

[Immagine tratta da qui.]
Una volta non riuscivo a capire come mai molte persone avessero bisogno di psicologi e psicanalisti per risolvere i propri problemi di mentali, caratteriali e d’animo, e pensavo che di quegli specialisti ce ne fossero fin troppi, in circolazione.

Oggi non riesco a capire come mai molte persone non si rivolgano, o non vengano risolutamente rivolte, a psicologi e psicanalisti per risolvere i propri problemi mentali, caratteriali e d’animo, e ritengo che di quegli specialisti ce ne vorrebbero di più, a disposizione.

D’altronde spesso, in gioventù, si pensano cose che poi la maturità rivela errate, no?

Persone capaci e persone incapaci

Sembrerà banale rimarcarlo, ma le persone capaci (in senso generale) si distinguono da quelle incapaci (sempre in senso generale) anche perché le prime, tra le altre cose, sanno spesso trarre dalle difficoltà e dai problemi che si ritrovano ad affrontare delle buone, interessanti, convenienti, innovative opportunità, mentre le seconde, dalle opportunità che hanno a disposizione, sanno sempre (o quasi, ma le eccezioni sono rarissime) ricavare difficoltà, problemi, pasticci e danni.

E, be’, pure perché vanno in politica, le seconde rispetto alle prime. Cosa per la quale in effetti quanto sopra è una condicio sine qua non. Per nulla banale, purtroppo.

“Soluzioni”

Sentivo discutere alcuni conoscenti, poco fa, intorno alla politica italiana, alla totale sfiducia che i suoi rappresentanti suscitano in modo sempre più crescente, alla necessità di eleggere “nuovi politici” quale soluzione ad una situazione del genere, e mi è tornata in mente un’affermazione di Gómez Dávila, intellettuale per certi versi (e per quanto mi riguarda) discutibile ma per altri sicuramente apprezzabile:

L’uomo non chiama soluzione la formula che risolve problemi, ma quella che li nasconde.

(Nicolás Gómez DávilaTra poche parole, a cura di Franco Volpi, traduzione di Lucio Sessa, Adelphi, Milano, 2007.)

Sciopero?!

(Image credit: https://pixabay.com/it/users/iirliinnaa-3829110/; elaborazione mia.)

È in corso un ennesimo sciopero, in Italia, questa volta dei benzinai. Una pratica di (presunta) protesta talmente frequente da essere diventata “normale”, e per ciò notevolmente depotenziata e banalizzata in merito al suo senso e al valore originari.

Fermo restando il rispetto e la comprensione per le motivazioni di chiunque protesti, spesso con giusta causa, trovo che qui la pratica dello sciopero sia ormai anacronistica, demagogica, pletorica e di mera facciata, legata a solite e ottuse strumentalizzazioni di parte, all’incapacità di dialogo istituzionale tra gli elementi politici nazionali e al voler/dover far scena a beneficio dei media; di contro, lo sciopero spesso crea problemi soprattutto a chi non c’entra nulla con le parti in causa nella vertenza a cui si riferisce.

Sarà, ma credo che ad oggi, anno 2019, e salvo rarissimi casi, essere qui ancora a “risolvere” vertenze sindacali nei settori produttivi del paese a colpi di scioperi, sia soltanto o una meschina messinscena, appunto, o comunque una cosa da società arretrata e in costante regresso.

(Image credit: https://pixabay.com/it/users/iirliinnaa-3829110/; elaborazione mia.)

“Problem solving” de che?

Le doti di problem solving di certi individui che lavorano in realtà professionali anche importanti con la specifica mansione di “problem solver”, ovvero essendo pagati per supposte specifiche “competenze” al riguardo, sono pari a quella del tennista principiante che, dopo aver vinto la sua prima partita (contro uno ancora più scarso di lui), è convinto di poter respingere un asteroide che stia precipitando sulla Terra, e così salvarla da una altrimenti sicura distruzione, con la propria racchetta da tennis. Ecco.

Ma il problema forse ancora maggiore, per giunta, è che ci sono altri individui intorno a lui che gli danno fiducia, e osservano l’asteroide ormai prossimo all’impatto con l’espressione tranquilla e un po’ strafottente di chi dice «tanto non ci fai un c…!»
La “risoluzione” è certa, senza dubbio, ma non nel modo che quelli credono.