La skyline di Tallinn

[Foto di Ilya Orehov da Unsplash.]

Esco dall’hotel, svolto a destra lungo l’ampio viale totalmente inondato da una esuberante luminosità solare che scorre impetuosa da oriente fino ad avvolgere le guglie della città vecchia, da qui già visibili.
Diciotto gradi Celsius, dice il display qui sopra la mia testa. Traffico sostenuto ma non esagerato. Lo scampanellio dei tram che fermano nell’isola in centro alla strada – alcuni convogli di design attuale, altri che credo abbiano trasportato i burocrati sovietici.
Gli indigeni che vanno a lavorare, una ragazza che armata di spugna pulisce i tavoli in alluminio di un ristorante sulla via canticchiando una melodia che non mi è nuova, ma forse mi sbaglio.
Caratteristica insolita di questa strada: a destra, nel mio senso di marcia, gli edifici sono tutti moderni, nelle forme architettoniche, nei rivestimenti di vetro e acciaio, nella destinazione d’uso ‒ l’hotel è ai margini di Rotermann, quartiere di ex edifici industriali ristrutturati e riconvertiti ad usi commerciali e culturali, una delle gentrificazioni più evidenti e, devo ammettere, meglio riuscite della città; a sinistra, dall’altra parte della strada, i tipici palazzoni sovietici, austeri, senza fronzoli, di varie tonalità del grigio e pure visibilmente statici, nell’uso contemporaneo. Un discrimine temporale d’asfalto, in pratica, anche se, oltre gli squadrati parallelepipedi che nemmeno qualche grosso cartellone pubblicitario riesce a rendere meno tristi, modernissimi grattacieli disegnano un nuovo e antitetico skyline – sia a quei palazzi grigi e sia al profilo urbano della città vecchia, al quale sembrano contrapposti non solo per disposizione urbanistica ma pure per una sorta di sfida storica e morale. «Eravate voi, campanili e torri della vecchia Tallinn, a spingervi verso il cielo fino a qualche lustro fa. Ora tocca a noi!»

Anche questo è un brano tratto dal mio ultimo libro:

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

Un contadino nello spazio

[Il volto di Jurij Gagarin, disegnato dallo street artist italiano Jorit sulla facciata di un palazzo a OdincovoRussia. Foto di Jorit, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]

Molte persone sono interessate alla mia biografia. Ho letto sul giornale che alcune persone frivole negli Stati Uniti d’America, lontani parenti dei principi Gagarin, credevano fossi una specie di loro parente. Devo disilluderli. Sono un semplice uomo sovietico. Sono nato il 9 marzo 1934, dalla famiglia di un contadino di un kolchoz. Il luogo della mia nascita: regione di Smolensk, distretto di Gzhatsk, villaggio di Klušino. Nel mio albero genealogico non conosco principi o famiglie nobili e non ne ho mai sentito parlare nessuno. Prima della rivoluzione i miei genitori erano poveri contadini. Anche la generazione più anziana della mia famiglia, mio nonno e mia nonna, erano poveri contadini.

Jurij Gagarin, che esattamente 60 anni fa, il 12 aprile 1961, diventava il primo uomo a raggiungere lo spazio e il simbolo di una nuova era per la civiltà umana. Citato in Tatjana Golovkina, Anatolij Chernobajev, Космос. Время московское. Сборник документов (“Spazio. Ora di Mosca. Raccolta di documenti”), 2018.