Siria, oltre ai danni le “beffe”!

Oltre al (terrificante) danno, pure la (malvagia) beffa – se non la più bieca farsa, in Siria. Mentre il mondo assiste senza fare nulla ai massacri più tremendi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tocca pure assistere alle sconcertanti messinscene delle potenze che, sulla pelle del popolo siriano, giocano a fare la guerra ma in realtà coltivano i propri interessi, sovente concordi e reciproci. Perché sembra evidente, per citare solo l’ultimo caso al riguardo e nonostante la propaganda mediatica internazionale intrisa di fake news, che l’attacco anglo-franco-americano di qualche giorno fa sia stato solo una missilistica sceneggiata, ben concordata tra gli attori sul palco (ma fortunatamente qualche organo di informazione che lo evidenzia c’è). Perché è altrettanto evidente che la guerra siriana, dopo 7 anni e quasi 500.000 morti, faccia comodo a tutti quegli “attori”, che la resistenza al potere di Bashar al-Assad, soprannominato non da ieri il “Macellaio di Damasco”, sia gradita a tanti in Occidente (e non solo – senza contare che nessun altro dei suddetti attori in scena è uno stinco di santo, russi/americani in primis), che la questione delle armi chimiche, per dirla alla Flaiano, è grave ma non seria – come se i civili, e i bambini in particolare, non muoiano per colpa delle armi tradizionali le quali invece a quanto pare vanno bene, sono conformi ai trattati internazionali, chiunque le può usare “legittimamente” contro qualsiasi persona inerme, già! – che il Medio Oriente, da decenni a questa parte e invariabilmente, continui a essere la “valvola di sfogo bellico” del mondo da non tappare mai, prima che l’eventuale pace in quella zona finisca per spostare le “guerre giuste” altrove!

Infine – ultima ma non ultima messinscena – non preoccupatevi, che non siamo affatto così vicini alla Terza Guerra Mondiale. Sì, è vero, l’Orologio dell’Apocalisse segna solo pochi minuti alla mezzanotte, ma ciò che per il momento ci può far stare tranquilli, a mio modo di vedere, è proprio la tanto (giustamente) vituperata globalizzazione: contano infatti molto di più e fanno maggiormente guadagnare (i potenti) i movimenti finanziari globali, per ora, che eventuali guerre altrettanto globali; oppure, di contro, possono far ben peggiori danni i primi che cannoni e bombe nonché consentire conquiste territoriali senza nemmeno muovere un soldato (Cina docet). Senza contare che, in fondo, hanno più potere geopolitico certe corporazioni multinazionali che molti governi.

Il tutto, con buona pace della giustizia sociale e delle identità culturali, sacrificate sull’altare del (presunto) benessere globale consumista-mondialista; d’altra parte temo che l’uomo – che ancora continua a definirsi (homo) sapiens chissà su quali basi effettive, in troppi casi – finirebbe altrimenti per guerreggiare e annientarsi nel giro di breve tempo. E non è detto che non lo faccia comunque, prima o poi: magari quando quegli inimmaginabili flussi di denaro si interromperanno per decisione di qualcuno, o più banalmente quando una parte di mondo avrà degli smartphone meno avanzati dell’altra parte, ecco.

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INTERVALLO – Spresiano (Treviso), “Parole in movimento” & Dennis the BookBus

In questo nostro miserrimo paese, che vede morire le librerie e prosperare le sale slot, ogni metodo utile a portare ovunque i libri e diffondere la pratica della lettura è da considerarsi oltre modo necessario, se non drammaticamente urgente. Ancor più nel caso che, per conseguire tale fine, si scelga pure un’opzione assolutamente suggestiva, come hanno fatto Sara e Simone, due fantasiosi e intraprendenti librai trevigiani…

PAROLE IN MOVIMENTO, che innanzi tutto è la storia di un lungo viaggio: quello di un double-decker inglese (il tipico autobus rosso a due piani) chiamato Dennis che, dopo anni di onorato servizio nel trasporto pubblico britannico, è stato scelto da una coppia di librai trevigiani per diventare la loro libreria viaggianteUna libreria dedicata ai lettori di tutte le età.

Dennis è partito da Londra l’autunno scorso e, dopo un lungo viaggio per mare, è finalmente arrivato a Spresiano (piccola cittadina nella provincia di Treviso). Qui verrà allestito con tanti scaffali in legno e riempito di libri per poi riprendere la sua strada con una nuova missione: portare la passione per la lettura e i libri nei luoghi in cui mancano le librerie… quelle normali, per intenderci. perché Sara e Simone vogliono che Dennis, invece, diventi una libreria speciale: the Best BookBus!

In questi giorni è in corso il crowdfunding per sostenere il progetto di Parole in movimento: potete parteciparvi e contribuire qui. Per saperne di più sul progetto, invece, potete visitare la relativa pagina facebook.

Vota chi legge?

Questo manifesto “elettorale” di SEM, Società Editrice Milanese, è bellissimo, sul serio.

Fors’anche perché, se venisse applicato tale e quale – ovvero in forza del messaggio principale di cui si fa latore – al panorama politico italico che si presenta al voto imminente, sarebbe la migliore promozione possibile a favore dell’astensionismo.

Probabilmente è per questo che è così bello, già. E comunque: resistere, resistere, resistere, leggere. Sempre.

WALDEN sta tornando!

Vi ho già raccontato di Walden, qui sul blog, all’epoca dell’uscita del numero 0: un magazine nuovo nel senso più pieno del termine – a partire dal fatto che definirlo “magazine” è cosa intuitiva ma assai imprecisa e per molti aspetti sminuente.

Un’impresa letteraria ed editoriale così innovativa ha comportato un percorso inevitabilmente arduo, al fine di trasformare l’originaria bella idea in un progetto altrettanto bello quanto concreto. D’altro canto è uscendo dai sentieri già tracciati e lasciando nuove tracce altrove, dove nessuno è passato ovvero dove nessuno ha realmente osservato intorno e oltre, che si può realmente esplorare e conoscere a fondo un territorio, allontanandosi dalle convenzioni dell’ordinario per generare intuizioni e cogliere visioni stra-ordinarie. Ciò può comportare difficoltà, ostacoli da superare, passi lenti e accorti, meditazioni più approfondite, ma se la direzione è quella giusta e la perseveranza consona, si possono raggiungere orizzonti altrimenti invisibili e profondamente illuminanti.

Bene, Walden s’è fatto il suo buon percorso articolato, ha superato gli ostacoli, ha ponderato il proprio cammino senza mai scordare la meta prefissatasi – nella certezza che quella meta non è che il punto di giunzione tra due tappe del lungo cammino d’un viaggio nel quale, più di ogni altra cosa, è chi viaggia a essere il viaggio stesso.

E pure chi legge lo è: sì, perché Walden sta tornando. O, meglio, sta finalmente iniziando il suo vero e speriamo illimitato viaggio. Così ha scritto al riguardo il suo direttore editoriale, Antonio Portanova, sulla pagina facebook del magazine:

Cari amici. Walden è tornato. Questi mesi ci hanno fatto capire che possiamo e vogliamo continuare la nostra avventura editoriale. Dopo il numero 0, che ci ha dato tante soddisfazioni, abbiamo preparato il terreno per ciò che verrà, d’ora in avanti.
Siamo felici e orgogliosi di annunciarvi che il numero 1 di Walden è in uscita: avrete prestissimo aggiornamenti e, d’ora in avanti, per chi lo vorrà, un appuntamento fisso semestrale. Due uscite l’anno che, se avremo il seguito sperato, ci auguriamo un giorno di moltiplicare. Se vi è piaciuto il nostro numero-pilota, il numero 0, aiutateci a far conoscere il magazine. Come molti di voi già sanno, questo progetto si basa solo sul riscontro dei lettori. Che speriamo siano ogni giorno di più.
Il numero 1 di Walden sarà un monografico, interamente dedicato al tema del vento. Restate sintonizzati sulle nostre frequenze, da qui all’imminente uscita vi daremo ulteriori dettagli. Intanto, una piccola anticipazione: è di questi giorni la notizia che il Cile ha istituito cinque nuovi parchi nazionali. L’articolo de Il Post potete leggerlo qui. All’interno del numero 1, parleremo anche di Douglas Tompkins, l’uomo cui dobbiamo buona parte di questa bellissima notizia.
Grazie a tutti coloro che hanno creduto nell’idea di Walden. Siamo tornati.

Lodi e glorie imperiture a Walden, dunque. E tenete sott’occhio, oltre che la pagina facebook, il sito del magazine, nel quale peraltro potete pure abbonarvi e/o acquistare il numero 0.

In effetti un nome così, “Walden”, tanto carico di senso, di storia, di fascino e di valore culturale, antropologico, filosofico nonché – last but non least – umano, non poteva trovare manifestazione editoriale più significativa.