Pericolo, Facebook!

«Penso che l’ascesa di un capitalismo della sorveglianza sia estremamente pericolosa e porta con sé il rischio dell’eliminazione della maggior parte delle nostre reali libertà individuali, se non addirittura tutte. Negli ultimi mesi è emerso più volte come Facebook abbia consentito ad altre società di violare la privacy dei propri utenti. È scandaloso, ma è solo una dimostrazione di come molte delle compagnie tecnologiche non abbiano assolutamente rispetto per la riservatezza di chi le utilizza. Non è minimamente tra i loro pensieri. Pertanto noi, come consumatori, dobbiamo essere più astuti nei confronti delle compagnie di cui abitualmente siamo clienti. Facebook, per esempio, è una società tanto disonesta quanto estremamente pericolosa. Ci sono molte alternative e gli utenti dovrebbero migrare su queste nuove piattaforme che rispettano veramente i diritti della persona».

(Dave Eggers, grande autore americano contemporaneo, in un’intervista di Federico Marconi su “L’Espresso” del 9 gennaio scorso, che potete leggere nella sua interezza qui. Mi ci riconosco molto, nelle sue parole, dacché rispecchiano bene il motivo – o uno dei quali – ho lasciato Facebook, senza che mi si generi alcun desiderio di ritornarci. Anzi!)

Annunci

INTERVALLO – Bellinzona (Svizzera), libreria “Lettera 9”

Lettera 9 è una libreria no profit voluta da Ondemedia – associazione che si occupa di servizi culturali e promozione del libro – e sita in Via Magoria 9 a Bellinzona, capoluogo del Canton Ticino.

Lettera 9 si profila come libreria second-hand offrendo un’ampia gamma di generi letterari: ticinensia & helveticae, arte, narrativa italiana e straniera, saggistica, edizioni per bambini, fumetti, vinile, cd & dvd, proponendo sempre nuove offerte di libri usati in ottimo stato con sconti al 50% al 70% sul prezzo di copertina.

Potete saperne di più cliccando sull’immagine in testa al post oppure qui, per conoscere meglio l’offerta culturali e i servizi di Ondemedia.

Ma un coniglio di acciaio da 91 milioni di $ non “vale” Cicciolina!

E dopo il record dei Covoni di Monet, ecco i 91,1 milioni di dollari battuti da Christie’s per il Rabbit di Jeff Koons, altro record assoluto sul mercato dell’arte, questa volta per un artista vivente.

Le riflessioni che vi proponevo nel post sul Monet per molti versi qui valgono ancora di più. Koons è un grande “artista”, senza alcun dubbio: bisogna solo stabilire se lo sia più rispetto all’arte in quanto tale o più rispetto al marketing – osservazione valida per alcuni altri “artisti” contemporanei, e lo denoto senza alcun sarcasmo. Il Rabbit venduto da Christie’s è un’opera molto “koonsiana”, nel bene e nel male, ma è pure un lavoro del 1986, per certi aspetti già quasi “storicizzato” e il cui senso (se un senso si ammette che l’abbia) probabilmente trova spessore proprio in questa sua matrice mediatica post-contemporanea più che nel valore artistico in sé (dunque nessun paragone possibile con Monet, per nulla).

Fatto sta che, se posso dire la mia, la più grande “opera d’arte” di Jeff Koons resta il suo matrimonio con Cicciolina. E credo sia un’opera ormai inarrivabile, per il furbissimo Koons – il quale d’altro canto già da tempo vive di rendita, ora anche di più. E si vede.

Cosa compra chi compra arte (e spende milioni)?

Avrete certamente letto della vendita all’asta – da Sotheby’s a New York – di uno dei dipinti di Claude Monet della famosa serie Les Meules (“I covoni” o “I mucchi di fieno”), aggiudicata per la cifra record (per l’artista francese) di 110.747.000 dollari.

Posto che non ci vedo nulla di scandaloso (come invece qualcuno trova sempre, in tali casi) nello spendere una tale cifra di denaro per un’opera d’arte – anzi, l’arte è forse rimasta (o lo è da sempre?) l’unica cosa non vitale che giustifichi certe transazioni di denaro, a prescindere dalle varie questioni legato al mercato dell’arte e alla sua “etica” di fondo (dunque anche delle speculazioni di varia natura), mi viene da riflettere sul “senso superiore”, se così lo posso definire, che può stare alla base di una tale azione finanziaria. Voglio dire: cosa compra chi spende una cifra del genere per un’opera d’arte, oltre – materialmente – all’opera stessa? Compra il prestigio che essa si porta dietro? Compra la sua bellezza, dunque la sua valenza estetica? Forse invece compra la possibilità esclusiva di godere di tale bellezza, dunque la valenza estatica? Ovvero in realtà non compra affatto l’opera, se non commercialmente, ma rivendica il diritto di poter comprare un bene di tale valore e “potere” – artistico, culturale finanziario, come una sorta di demone che compri l’anima a un mortale per come l’arte sia l’anima del nostro mondo e della civiltà umana? Insomma: quanto tale operazione, oltre che finanziaria, è artistico-estetica, e quanto è sociologico-antropologica?

Ribadisco: sono mere riflessioni, con domande relative, di un altrettanto mero appassionato di arte quale sono (ben conscio di come fondamentale, per innumerevoli aspetti, sia da sempre l’arte per la nostra civiltà), senza alcuna accezione critica e volontà di giudizio.

Giacomo Paris, “La fidanzata di Hegel”

Georg Wilhelm Friedrich Hegel: uno dei più grandi intellettuali di sempre, filosofo “tedesco/prussiano” nel senso più classico e più intenso della definizione, il pensatore idealista e dell’Assoluto, colui che cercò di mettere in relazione Dio e ragione o che di fronte alla grande bellezza e alla meraviglia delle Alpi riuscì a restare indifferente, addirittura ritenendo che lo spettacolo della Natura rappresenterebbe «una caduta, uno smarrimento dell’Idea». Ve lo immaginereste, un personaggio all’apparenza così intellettualmente granitico, ad amoreggiare languidamente e lascivamente con una semplice e modesta locandiera, per di più sposata?
Difficile pensarlo in tali situazioni così poco “filosofiche”, senza dubbio. E se invece, proprio perché situazioni del genere appaiano totalmente distanti da chi ne dovrebbe essere protagonista, esse diventassero paradossalmente plausibili, per il semplice principio che le maggiori ambiguità dell’animo umano spesso si nascondono “dentro” quegli individui che sembrano e se ne dichiarano, nei fatti e nelle parole pubbliche, immuni? Di più: se una tale ambiguità d’animo – e di carne, nello specifico – fosse necessaria, se non imprescindibile, per in qualche modo giustificare il rigore del pensiero nella mente salvandola da una altrimenti certa implosione intellettuale?
Giacomo Paris, raffinato scrittore bergamasco nonché docente di filosofia, psicologia e storia, torna a scavare negli angoli meno illuminati della vita di un grande personaggio storico – e scrivo “torna” dacché lo ha già fatto lo scorso anno con un altro mostro sacro del pensiero umano, Sigmund Freud, “psicanalizzato” ne Il sigaro di Freud: questa volta, appunto, il protagonista è Hegel e il frutto intrigante di quello scavo è La fidanzata di Hegel (Bolis Edizioni, 2019), racconto tanto breve – sono poco più di 80 pagine – quanto intenso e pulsante col quale si ripropone la notevole capacità di Paris di generare una particolare forma di fiction storica che sa ampliare realtà che pensiamo conosciute e pienamente sviscerate portandole fino ai limiti dello stupore ma, sempre, con un’intensità narrativa nonché speculativa che cattura il lettore, da un lato, e conferisce un indiscutibile spessore letterario al testo dall’altro []

(Leggete la recensione completa de La fidanzata di Hegel cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)