In collegamento con gli spiriti

Eccoci, come nuovo il nostro skili, dice il Georg scendendo dal pilone e ritira gli attrezzi nella cassetta, chi domani sale per primo, gli va da re. Proprio una bella giornata anche oggi, dice il Paul, eravamo giù di corda per via di ‘sta stupida nebbia, ma alla fine è quadrato tutto, solo che ha fatto di nuovo un po’ troppo caldo, per trovare un’idea di freddo vero bisognerebbe andare su in vetta, ma così lontano non ci arriva, il nostro bello skili, non è mica un Mirasc, bisogna salirci con gli sci da alpinismo, che l’Hans del paese vicino che si carica in spalla la fisarmonica modello comò, quand’è in cima se l’appende alla pancia tipo altoparlante e suona su monti e valli sparando in tutte le direzioni, se non è in collegamento con gli spiriti lui, vorrei proprio sapere chi.

(Arno Camenisch, Ultima neve, Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, pag.95.)

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I ghiacciai che non ci sono più

Il Paul prende la pala che gli passa il Georg, la notte scorsa si è staccata la lingua del ghiacciaio, dice, hanno sentito il boato anche in fondo alla valle, la Claire mi ha fin svegliato per dirmi che ci stava arrivando addosso e mi ha abbracciato tutto come se ci restasse solo quella notte lì, di un bello che non ti dico, e sorride tra sé, tra qualche anno se guardiamo su il nostro bel ghiacciaio non lo vediamo più, se ne sarà andato per sempre, altro che eterno, l’unica riserva che ci resta sono le storie, al massimo puoi raccontare com’era.

(Arno Camenisch, Ultima neve, Keller Editore, 2019, traduzione di Roberta Gado, pag.68.)

L’odore della primavera

Finalmente si può lavorare con la finestra aperta; ed anche stando al tavolo tra carte e libri finalmente si può annusare l’odore della terra in amore e del letame sui prati. Solo che ora rimango incerto tra il lavoro qui nella mia stanza del sottotetto e quello che mi aspetta fuori. Comunicare con i miei lettori o ripulire attorno alla casa le scorie dell’inverno e bruciarle nel debbio?

(Mario Rigoni Stern, Segnali di primavera in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.79.)

Il canto di rinascita del cuculo

Nell’aprile del 1945 ero in un Lager e dai boschi di Graz avevo sentito il cuculo; poi tra le macerie di un vecchio bombardamento un vecchio vestito da cacciatore mi aveva sussurrato: – Non aspettare nessuno, mein liebe Freund. Vai a casa, scappa!
Anche per questo ogni anno desidero il canto del cuculo, che avrà pure rallegrato in quello stesso giorno gli amici della contrada e di scuola diventati partigiani che dentro il Bosconero aspettavano il segnale. Insomma i rondoni per la mia felice infanzia, e il cuculo per il giorno della speranza sono i segnali di sempre per ogni primavera. Infine se non abbiamo speranza a che vale vivere?

(Mario Rigoni Stern, Segnali di primavera in Uomini, boschi e api, Einaudi, 1a ed.1980, pag.81.)