Un augurio (alternativo) per il nuovo anno

[Foto di silviarita da Pixabay.]
Un buon augurio, dal mio punto di vista, per il nuovo anno?

Be’, a parte quello ovvio e ineludibile sulla situazione sanitaria e sulla sua definitiva risoluzione, direi che sarebbe bello, e me lo auguro, se nell’anno appena iniziato la gente cominciasse a credere di più all’esistenza degli elfi e dei folletti nei boschi oppure alle antiche leggende di draghi e creature misteriose o, che ne so, all’apparizione del Diavolo presso certi ponti particolarmente impressionanti eccetera, e credesse molto meno a politici e politicanti, opinionisti farlocchi, “fakenewsisti” professionisti, imbonitori mediatici d’ogni sorta, influencer social da strapazzo e tutti quegli altri personaggi opinabili, ridicoli, grotteschi, biechi e non poco pericolosi ai quali viene data troppa importanza acuendone l’influenza, con risultati a dir poco agghiaccianti.

Ecco, se ciò accadesse, credo che il nostro mondo nel 2021 potrebbe diventare un posto ben più posato, concreto, realista, coi piedi per terra e la mente libera da traveggole di quanto invece ad oggi è. Con gli elfi e i folletti e tutto il resto, sì: cose molto più “attendibili”, per molti versi, di quei personaggi appena citati e delle tante scempiaggini di varia natura che vogliono far credere. Già.

Insomma: auguri, che questo nuovo anno possa esservi in un modo o nell’altro proficuo. Tanto, poi, «Se qualcosa può andare storto, lo farà». La Legge di Murphy varrà anche nel 2021 come in ogni altro anno trascorso, statene certi! 😄

 

L’infelicità natalizia

Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono, il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo della imminenza del Natale. L’irrequietezza agita i miei simili; una sorta di inedita tristezza che si accompagna ad una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l’infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia al mattino con quel sentimento, discontinuo durante l’anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia. Strano che abbia scelto questa parola, sostanzialmente pia, per descrivere l’infelicità natalizia. E infatti questo avverto, che a differenza della desolazione che direi privata, attraverso la quale passiamo in vari momenti dell’anno, questa è una tetraggine che ha dell’astronomico, come a dire che gli astri sono coinvolti, e forse la tristezza che suppongo mia in realtà è un affetto che tocca gli estremi dell’universo, e oltre, se si dà un oltre.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

Se la festa del Natale arriva puntuale e inevitabile, Il presepio di Manganelli torna necessario e imprescindibile.
Fino al 25 tenetelo presente se passerete di qui, eh!

Il (non) Capodanno

[Image credit: Gerd Altmann da Pixabay]

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

(Gianni Rodari)

Ecco: una volta ancora il grande Gianni Rodari in una filastrocca per “bambini” dice cose che più da adulti non ci sono. Dice che in fondo non conta il “Capodanno” in sé, una festa convenzionale stabilita “d’ufficio” in un giorno come un altro, e che il corso della vita in effetti non contempla date o ricorrenze che suscitano baldorie divertenti e vacue nonché propositi sempre vani e mai realizzati sul serio. Gli anni sono uguali l’uno all’altro perché il tempo non esiste e dunque nemmeno gli anni: ciò che fa “nuovo” un anno è che qualcosa di realmente nuovo e migliore si realizzi, nella vita di ciascuno e in quella del mondo intero. È qui che, forse, qualcosa si è ingrippato, e se ai buoni propositi non fanno capo che cattive azioni è come se il calendario andasse all’indietro, non certo verso il futuro. Cosa che appare piuttosto concreta e assai inquietante, da un po’ di tempo a questa parte.

Meno meri buoni propositi e più vere buone azioni, ecco. Così l’anno nuovo sarà sul serio un nuovo anno. Nella storia l’usato non è mai troppo garantito, e di gente che vuole rifilare rottami pericolosi di “realtà” riciclandoli e spacciandoli per vere novità ce n’è già troppa, in circolazione. Mentre certe cose del tutto “normali” sono diventate così desuete da rappresentare vere e proprie novità, se riscoperte nell’anno appena iniziato: pensare con la propria testa, ad esempio. Che se già fosse pratica diffusa, la stessa festa del Capodanno sarebbe meno banale di quanto è, per dire.

Insomma, auguri di un benefico, attivo e proficuo anno nuovo a tutti. E che il 2021 sia migliore del 2020, ecco!

Massì, auguri!

Natale (s.m.). Giorno speciale, consacrato allo scambio di doni, all’ingordigia, all’ubriachezza, al sentimentalismo più melenso, alla noia generale e a domestiche virtù.

(Ambrose BierceDizionario del diavolo, scelta e introduzione di Guido Almansi, traduzione di Daniela Fink, TEA, 1988, pag.123.)

[Photo credit: https://www.thrillist.com/culture/make-christmas-drunk-again%5D
Auguri a tutti!

Sì, perché in fin dei conti sono avverso alla festa in sé, non certo a chi festeggia e, soprattutto, a chi ne approfitti per rilassarsi almeno per qualche giorno lontano – spiritualmente più che materialmente – dalle ordinarie follie quotidiane. Che sembrano generate apposta per giustificare “festività” altrimenti del tutto insulse, nella forma e nella sostanza, ecco.