L’uomo intelligente

Un uomo è intelligente quando manifesta una certa indipendenza dalla comuni aspettative.

[Valéry nel 1938. Foto di Studio Harcourt, vedi qui.]
(Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi Edizioni, 2006.)

Il domani

Il domani è forse per noi come la fascinazione della fiamma per l’insetto.

[Valéry nel 1938. Foto di Studio Harcourt, vedi qui.]
(Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi Edizioni, 2006.)

La poesia è una cosa seria! (reload)

poesia

(Ogni tanto mi ritorna sotto gli occhi questo vecchio articolo, così che ogni volta lo rileggo e mi dico: be’, lo devo ripubblicare. Non ha perso nulla del suo valore, anzi, e ciò perché nel frattempo i sempre troppi pseudo-poetucoli in circolazione con le loro “non poesie” non hanno guadagnato nessun valore, anche minimo. Nulla. E temo mi toccherà ripubblicarlo ancora, in futuro, almeno finché non verrà inserito nell’ordinamento giuridico il reato di attentato all’arte poetica. Ecco.)

La poesia è una cosa seria!
(Adversum versus et poetastrus da strapazzum)

Fatemelo dire con la massima forza,
Sì che penetri pur ne la più dura scorza:
La poesia è una cosa alquanto seria,
porcaccia di quella lurida miseria!
Non è un mero scribacchiare versi
Per sommi e gran poeti credersi!
Non è un infilar solo parole amene
Disposte lì come viene viene…
La poesia è dell’animo l’essenza,
La più pura voce della coscienza…
E’ la scrittura che si tramuta in magia,
Tra mente e cuore la massima armonia.
La via più retta che porta alla bellezza,
Di un sogno avveratosi l’ebbrezza.
E’ l’immenso illuminarsi d’un mattino,
Ed è un dolce naufragar marino…
E’ il continuo uscir a le stelle rivedere,
Di parole altro che pur umana voce il risuonare.
E’ pioggia che cade su la solinga verzura,
Ma pure sulla faccia una ferita dura…
E’ la quintessenza della vita fatta lemma,
Giammai di bella scrittura una mera summa!
Ordunque basta, poetucoli da strapazzo,
Col vostro verseggiare vacuo e rozzo
Che è soltanto un’abbellita prosa! –
Una gora lessicale acquitrinosa…
A voi un impiego nelle miniere di Sardegna
Auspico, o quanto meno come taglialegna
Nelle foreste della taiga Siberiana
A raggelar tal vostra fregola kafkiana!
Poesia è suono, tecnica, struttura,
Serve studio denso, di un’arte così pura,
E dell’essenza d’essa consapevolezza,
Per evitar di travisarne la bellezza.
Poeti non ci improvvisa, poeti non ci si crede,
Umili cultori semmai, di tale intensa fede.
E’ una cosa seria la poesia, assolutamente.
Se non sapete farla non fatela, definitivamente.

Avete capito?
Bene, ho finito.

 

INTERVALLO – San Francisco (USA), “City Lights” Bookstore

San Francisco è considerata la principale culla della Beat Generation, e la Beat Generation è nata in ovvero grazie a City Lights, la casa editrice aperta nel 1953 da Lawrence Ferlinghetti che pubblicò gli allora giovani poeti Jack Kerouac, Neal Kassady, Allen Ginsberg e Gregory Corso. Proprio “Urlo” di Ginsberg, oggi considerato il manifesto della Beat Generation, fu una delle prime pubblicazioni di City Lights: causò seri guai giudiziari e anche un periodo di galera per Ferlinghetti, che da sempre si era battuto per la libertà di stampa e di espressione.
City Lights è anche una delle più suggestive e intriganti librerie indipendenti di San Francisco, oggi come un tempo capace di attirare scrittori emergenti, artisti, creativi d’ogni genere oltre che, ovviamente, innumerevoli lettori.

Cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di City Lights, oppure cliccate qui per vedere un servizio della RSI dedicato alla libreria e alla Beat Generation.

P.S.: anch’io, nel mio piccolo, ho dedicato alla Beat Generation una puntata del programma RADIO THULE, questa.

Che differenza c’è tra comico e tragico?

Una barzelletta deve far ridere?
Che differenza c’è tra comico e tragico?
Non lo so.
Felici quelli che sanno quante idee hanno nella testa, per chi bisogna votare in campagna elettorale, sanno che Belinskij e Ivanov-Razumnik sono critici russi. Penso che sappiano perfino quello che si dirà al loro funerale. Io non so nemmeno che differenza c’è tra comico e tragico. Nei ricordi della Beketova su Aleksandr Blok c’è un passaggio curioso: A. A. Blok con la sua futura moglie, L. D. Mendelevaja, erano andati in un teatro di campagna. «Gli spettatori reagivano allo spettacolo in un modo stranissimo. Parlo dei contadini. In tutti i momenti patetici, sia nell’Amleto che in Che disgrazia l’ingegno, ridevano rumorosamente, a volte in modo così forte che non si sentiva più quel che dicevano in scena».

(Viktor Šklovskij, Per una teoria del comico, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.396; citato – e da me “rubato” – da Paolo Nori nel proprio sito web, qui.)