Daniil Charms, “Disastri” (Marcos y Marcos)

La Russia non si può capire con l’intelletto, | non è misurabile con il metro comune; | ha una natura propria, | nella Russia si può solo credere. Così scrive nell’Ottocento il grande poeta Fedor Tjutčev, compendiando al meglio quello che tutt’oggi è lo spirito russo, in senso geografico, nazionale, sociologico e antropologico, nel bene e nel male.

Be’, i versi di Tjutčev sembrano pure una buona descrizione di un autore – russo, naturalmente – come Daniil Charms, uno i cui testi non si possono capire solo con l’intelletto perché ci vuole pure una certa fantasia, che certamente è al di fuori dell’ordinario (il «metro comune», appunto) e possiede una natura letteraria propria o comunque assai particolare, così che a leggerlo, prima di capirlo ovvero per capirlo, bisogna innanzi tutto essere pronti a credergli, a credere a ciò che scrive anche quando possa apparire come una cosa insensata e ingiustificabile.

D’altro canto quante volte certi personaggi, nei più disparati campi dello scibile umano, sono stati considerati “insensati” ovvero pazzi, o qualcosa del genere, solo perché erano così geniali da non essere compresi da nessuno? Se di Daniil Charms leggete Disastri (Marcos y Marcos, 2011, traduzione e cura di Paolo Nori), ecco, facilmente credo che vi troverete a ragionare se quanto state leggendo sia ascrivibile a una mente folle oppure, come accennavo, a una geniale e così particolare, così fuori dall’ordinario da non essere compresa. Ciò forse proprio perché, per essere compresa, non ha bisogno del consueto «metro comune» sopra citato ma di un giudizio extra-ordinario, ovvero impone al lettore di togliersi dalla mente i soliti schemi percettivi e valutativi per installarne altri, anzi, no, meglio, per lasciare spazio aperto e libero ad un incontro che sarà in principio sconcertante ma poi, pagina dopo pagina, sempre più affascinante e magari, alla fine, anche riconoscibile.

Paolo Nori – autore tra i migliori in senso assoluto, in Italia, e insuperabile, illuminante guida alla letteratura russa – traduce e cura una formidabile selezione di testi di Charms, da quelli di due righe ad alcuni più lunghi e articolati, certi che paiono totalmente privi di senso e altri dietro le cui frasi si scorgono territori psicomentali vastissimi e intriganti nei quali ogni elemento – ogni parola, immagine, idea, vaneggiamento apparente – è in grado di raccontare infinite altre sotto-storie. Il tutto inframezzato da parti dei suoi diari, in teoria narranti la sua realtà quotidiana ma che a loro volta, come denota lo stesso Paolo Nori della nota ad inizio testo, appaiono spesso bizzarri come i brani d’invenzione letteraria. Tuttavia, ribadisco, approcciarsi ai testi di Charms con l’intento di capirli è, io credo, il modo “migliore” per non riuscire a comprenderli. È una predisposizione di lettura che va benissimo per innumerevoli altre opere ma qui no, rappresenta una forzatura che inesorabilmente provoca una devianza, sia cognitiva che al mero piacere della lettura. Charms bisogna leggerlo con l’animo, più che con la mente, bisogna contemplarlo più che intenderlo, lasciandosi coinvolgere dalle cose che narra e dalle situazioni pur così astruse che tratteggia con assoluta curiosità e accantonando ogni scrupolo ovvero l’eccessivo ricorso alla logica. Perché non è che la letteratura di Daniil Charms non abbia una logica: ce l’ha ma è tutta sua, appunto, differente dall’ordinario, peculiare, semanticamente alternativa.

Ma poi, a ben pensarci, non è vero che quella che definiamo “realtà ordinaria”, altrimenti definibile come la «nostra comune quotidianità», ne offre a bizzeffe di cose apparentemente normali ma che in verità non solo sono affatto, e che, se si dovessero descrivere, finirebbero per determinare una narrazione ugualmente bizzarra? Come denota Nori nella postfazione al libro citando Aleksandr Petrovič Panteleev, regista russo coevo di Charms, «Panteleev lo ho sempre saputo che Charms era intelligente, che la sua stramberia era una maschera e che un buffone, come alcuni lo consideravano, non lo è mai stato». A differenza di tante cose della realtà ordinaria, appunto, che buffonesche lo sono ma ci vengono imposte e fatte credere come “obiettive”, “logiche”, “normali”, “giuste”.

No, non lo sono. Piuttosto, mettete da parte il vostro «metro comune», leggete Charms e credetegli. Perché in Charms e nei suoi testi «si può solo credere», se poi si vuole restarne affascinati.