Il monte di Ponzio Pilato

“Il Pilatus è la montagna di Lucerna. Le si staglia all’orizzonte settentrionale, immancabile ogni qualvolta si guardi in quella direzione da qualsiasi angolo della città. Basta voltare un angolo, infilare lo sguardo tra una torretta merlata e un cornicione e ne vedi la vetta. È una sorta di sobborgo cittadino fatto di magri pascoli e pinnacoli rocciosi, che quasi di colpo si innalzano dall’hinterland collinare lucernese, dolcemente ondulato e virente. Non è incombente, opprimente, non ruba lo sguardo dal panorama cittadino, non oscura paurosamente le acque del lago e non rovina in qualche rude e selvaggio modo l’elegia urbana; ma c’è, inevitabilmente, ed è proprio lì dove un attento fotografo o pittore lo metterebbe per avere il miglior sfondo possibile all’immagine della città. Il più bravo attore non protagonista in un film da nomination all’oscar (con vittoria pressoché certa per la scenografia).
Ma per lungo tempo la superstizione popolana che nei solchi delle profonde vallate alpine s’ammantava sovente di grottesco bigottismo aveva bollato il Pilatus con lo status di “monte maledetto”. Mons Pilatus, ovvero “Monte di Pilato”. Sì, lui, Ponzio.
Fin dall’antichità gli abitanti della regione del Pilatus credevano che il piccolo lago nell’incavo dell’Oberalp fosse la causa delle terribili catastrofi meteorologiche della zona: non appena la superficie di questo laghetto si increspava, si verificavano tempeste devastanti. Gli abitanti temevano l’anima errante di Ponzio Pilato, che il venerdì Santo emergeva puntualmente dalle acque per lavarsi le mani insanguinate”.
Pilato suicida, consumato dal rimorso per aver mandato a morte il Cristo, il cadavere gettato prima nel Tevere e poi nel Reno che lo rifiutarono causando gravi inondazioni, infine immerso nel piccolo laghetto di Oberalp, sul versante settentrionale del Mons Fractus, come si chiamava prima la montagna. Da qui la credenza che dal Pilatus si scatenassero le peggiori tempeste. Finche, nel 1585, “il curato di Lucerna, con un drappello di coraggiosi cittadini, scalò il Pilatus con l’intento di sfidare lo spirito maligno. Gettarono pietre nel laghetto, agitarono le acque e vi camminarono attraverso, ma lo spirito non reagiva: la maledizione era infine spezzata. Per essere proprio sicuri che l’anima di Ponzio Pilato la smettesse di provocare tempeste, nel 1594 si decise di scavare una breccia nel laghetto e di prosciugarlo. Solo 400 anni dopo, nel 1980 si osò ripristinare la diga: il tranquillo laghetto ha così ripreso vita. E lo spirito di Ponzio Pilato riposa in pace.

(Tratto da Lucerna, il cuore della Svizzera: cliccate qui per saperne di più e per acquistare il libro. L’immagine in testa al post è tratta dal profilo Instagram di Pilatus Bahnen Ag, pilatus.ch.)

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Lucerna e il suo fiume | La Reuss, e la sua città

Il cuore di Lucerna sorge dove il fiume Reuss esce dal Vierwaldstättersee, dove l’ampia e docile massa lacustre d’improvviso si stringe, si comprime tra le membra cittadine e prende a ribollire, a schiumare, come se volesse dimostrare agli abitanti della città, dopo la placidità offerta ai piccoli villaggi affacciati sulle sponde del lago, di non aver perso nulla della sua originaria potenza, quella accumulata tra le rocce, le forre, i salti e le cascate del percorso alpino iniziale. E non è certamente un torrentello, la Reuss, ma anzi il suo ampio letto incide nettamente la geografia urbana lucernese, non certo così grande, appunto, diventandone presenza assolutamente primaria e viva, grazie ai tanti ponti pedonali che la scavalcano a pochi decimetri dalla superficie, avvicinandone così la massa d’acqua allo sguardo e all’impressione di abitanti e visitatori. Se piazzata in centro a Roma, insomma, ovvero a una città di milioni di abitanti, rappresenterebbe solo una minima parte del paesaggio urbano, ma qui è un elemento basilare e notevolmente vivificante.

(Tratto da Lucerna, il cuore della Svizzera: cliccate qui per saperne di più e per acquistare il libro. Se per di più volete anche restare sempre sintonizzati con Lucerna e la sua bellezza, visitate la pagina facebook del libro!)

Un Leone, a Lucerna

Il Löwendenkmal. Soltanto la bella scultura d’un leone in una falesia rocciosa, verrebbe da dire. Ovvero, con meno superficialità, il monumento creato dallo scultore danese Bertel Thorvaldsen in memoria dei soldati svizzeri caduti in difesa del Re di Francia nella battaglia delle Tuileres, nel 1792. Comunque una sorta di mausoleo all’aperto come se ne possono trovare tanti, in giro per il mondo… Invece vi è di più. Un di più che non è da vedere e cogliere nello sguardo, ma da percepire e comprendere con lo spirito fin da quando ci si avvicina al minuscolo parco che cinge il monumento, e che quasi inaspettatamente ci si ritrova davanti, in mezzo al traffico e ai palazzi cittadini.
[…]
Sulle orme del grande Mark Twain, che del Löwendenkmal scrisse in A tramp abroad, e nella scia odorosa di tabacco da pipa o da sigaro, mi reco al suo cospetto ogni volta che arrivo qui a Lucerna, entrando nel piccolo parco con passi lenti e leggeri, cercando di ignorare il vociare troppo rumoroso delle consuete comitive presenti che vi si approcciano come ad un’altra delle tante attrattive turistiche della città. Osservo la roccia scolpita in silenzio, scatto fotografie già scattate altre volte e ne sono consapevole, ma è come se cercassi ogni volta di catturare, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, almeno un poco della sacralità che questo luogo emana, la quale non ha nulla di “religioso” – non in senso classico e ovvio – e che va oltre la sua precipua natura commemorativa per diventare qualcosa di più ampio, di più intenso e universale. Come se l’espressione triste e struggente del leone di roccia, realmente commovente alla massima potenza, raffigurasse ed esternasse in qualche modo tutta la malinconia del nostro mondo moderno, l’afflizione per quanto vi è in esso di deleterio, di sventurato, e lo sapesse fare – in ogni modo lo si osservi – senza alcuna vuota retorica qui, in una delle città più belle ovvero meno tristi, dacché dotata di così grande avvenenza urbana per ogni visitatore, dell’intera Europa.
Sotto certi aspetti, ciò che il Kapellbrücke è per Lucerna i e suoi abitanti, il Löwendenkmal lo è su scala globale. Solo un leone scolpito nella dura roccia, appunto, ma in grado di scolpirsi in modo ugualmente indelebile in ogni spirito sensibile.

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Brano tratto da
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

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Smarrirsi senza perdersi, per ritrovarsi… (a Lucerna)

Forse oggi, nel nostro mondo contemporaneo del quale ogni pur remoto angolo può essere raggiunto attraverso il web al punto da ritenere ogni impulso all’esplorazione un retaggio d’altri più avventurosi e ingenui tempi, bisognerebbe realmente tornare a pretendere la possibilità di perdersi. Magari non in senso geografico quanto più in senso emozionale, spirituale. Partire dalla conseguita consapevolezza geo-mentale, come l’ho definita poco fa, per lasciarvi in deposito le certezze materiali e vagare verso ignoti ambiti immateriali ove la realtà ordinaria si amplia, si spande in innumerevoli direzioni metafisiche, liberi come se non si avesse nulla da perdere o da rischiare e tutto da guadagnare perché sicuri di ciò che si è già acquisito. Anche in una città come Lucerna, sì, che parrebbe il luogo sul pianeta in cui perdersi è più difficile, per quanti riferimenti orientanti d’ogni sorta offra in ogni parte della propria conurbazione. D’altro canto Lucerna è parimenti così ricca di suggestioni, magnetismi, incanti, miraggi, visioni e quant’altro di conturbante e strabiliante, che realmente in essa può venire facile smarrirsi senza perdersi, volare lontano sulla ali del più istintivo estro rimanendo coi piedi ben saldi per terra oppure lasciando che la città solleciti di continuo e in modo vibrante la curiosità del suo esploratore, spingendolo entro vicoli o passaggi apparentemente insignificanti ma nei quali, invece, spunta d’improvviso qualche dettaglio magari minimo ma a suo modo incredibile.
In fondo l’uomo ha dovuto perdersi infinite volte per trovare la propria strada e per conoscere il mondo nel quale oggi si muove con tanta sicurezza; e l’eccessiva sicurezza spegne inesorabilmente la curiosità, ciò che fin dai tempi remoti spinge l’uomo verso direzioni ignote. Non è vero che nel nostro mondo di oggi in cui tutto è stato scoperto, esplorato e conosciuto, non sia ancora possibile trovare nuove e mai percorse direzioni verso cui andare, anche solo per sapere cosa c’è, laggiù. Forse andandoci ci si smarrirà. Forse, invece, troveremo la miglior occasione possibile per ritrovare noi stessi, oppure per renderci conto che era quando ci ritenevamo certi, e senza alcun dubbio, di sapere dove fossimo, che in realtà eravamo persi.”

(Cliccate qui sotto… che potrebbe pure essere una buona idea per un piccolo dono natalizio a qualche parente o amico a cui piaccia viaggiare – nel senso più pieno e autentico del termine!)

Ponzio Pilato sulle Alpi Svizzere?

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Eccolo lì, onnipresente sopra ogni cosa cittadina, il Pilatus, il mitologico e possente vegliante che impenna le sue vigorose membra rocciose verso il cielo…
Il Pilatus è “la” montagna di Lucerna. Le si staglia all’orizzonte settentrionale, immancabile ogni qualvolta si guardi in quella direzione da qualsiasi angolo della città. Basta voltare un angolo, infilare lo sguardo tra una torretta merlata e un cornicione e ne vedi la vetta. E’ una sorta di sobborgo cittadino fatto di magri pascoli e pinnacoli rocciosi, che quasi di colpo si innalzano dall’hinterland collinare lucernese, dolcemente ondulato e virente. Non è incombente, opprimente, non ruba lo sguardo dal panorama cittadino, non oscura paurosamente le acque del lago e non rovina in qualche rude e selvaggio modo l’elegia urbana; ma c’è, inevitabilmente, ed è proprio lì dove un attento fotografo o pittore lo metterebbe per avere il miglior sfondo possibile all’immagine della città. Il più bravo attore non protagonista in un film da nomination all’oscar (con vittoria pressoché certa per la scenografia).
Ma per lungo tempo la superstizione popolana che nei solchi delle profonde vallate alpine s’ammantava sovente di grottesco bigottismo aveva bollato il Pilatus con lo status di “monte maledetto”. Mons Pilatus, ovvero “Monte di Pilato”. Sì, lui, Ponzio. (…)

(Pagg.97-98)

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Luca Rota
Lucerna, il cuore della Svizzera
Historica Edizioni 2016
Collana Cahier di Viaggio
ISBN 978-88-99241-94-0
Pag.167, € 10,00

(Cliccate sul libro qui accanto per saperne di più!)