Quelli contro il “Green Pass”

Che poi, la cosa che fa più ridere, di quelli che scendono nelle piazze contro il “Green Pass”, le restrizioni, gli obblighi vaccinali e tutto il resto di affine gridando «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!», è che nel mentre che sfilano e si radunano e riprendono con lo smartphone ciò che stanno facendo e riprendono se stessi e si fanno selfie che pubblicano sui social media (ovviamente ce ne sono anche nella foto qui sopra, tratta da questo articolo di “Open”) e chattano a destra e a manca coi loro sodali e poi se ne tornano al parcheggio dove hanno lasciato l’auto e lo pagano con la carta di credito e poi prendono l’autostrada con il Telepass e magari se ne tornano a casa di corsa mettendosi davanti alla tivù sperando di essere stati ripresi dalle telecamere dei TG oppure controllando quanti «Mi piace» hanno raccolto i loro post su Facebook e Instagram, ecco, facendo tutto questo e senza contare le altre cose quotidianamente similari, quelli – se si vuole restare sul loro stesso piano di “ragionamento” – mettono a repentaglio e limitano la loro “libertà” ben più che qualsiasi passaporto e prescrizione restrizione di sorta, dimostrando per giunta tutta la loro inguaribile attitudine all’asservimento più inerte e inetto, oltre che pernicioso – per gli altri, in primis.

E la cosa divertentissima è che tutto ciò se lo fanno da soli!

Posto poi, gli stessi individui, magari invocare al primo fatto di cronaca le immagini delle telecamere di sicurezza che riprendono le vie pubbliche, quelle stesse telecamere che hanno ripreso e registrato la loro presenza nelle strade (parimenti a chissà quanti altri smartphone nelle mani di ignoti) nel mentre che urlavano «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!»

Be’, non sembra quasi uno dei più folli sketch dei Monty Python?

Eh, la “libertà”. Proprio (clic).

Piero Angela e le scie chimiche

A parte che, letta la notizia alla quale fa riferimento l’immagine qui sopra, e ancor più avendo letto le motivazioni alla base di quanto raffigura (le trovate nell’articolo di “Wired” correlato, cliccate sull’immagine per leggerlo), ho riso irrefrenabilmente per cinque minuti buoni.

Poi, contenuta con gran fatica l’ilarità e dopo svariate espressioni facciali rimarcanti una commiserazione assoluta, c’ho riflettuto sopra e mi sono detto: be’, e se a loro modo avessero “ragione”? Ovvero, se le scie chimiche “esistessero” sul serio e (come essi sostengono) veramente provocassero in alcuni individui fenomeni di alienazione, dissonanza cognitiva, alterazioni della coscienza e inducessero al disagio sociale o il controllo delle menti?

A sostegno di questa mia asserzione, e al contrario dei complottardi in questione, posso portare una “prova” assolutamente forte: loro stessi. Sì, le scie chimiche per loro “esistono” ed è proprio su di loro che provocano i citati effetti.
D’altro canto, dove trovarne di individui più mentalmente deviati, alterati, alienati di questi?
Roba da dedicarvi una puntata di “Superquark” da parte del buon Piero Angela. Ma a loro, intendo dire, non certo alle inesistenti scie chimiche!

P.S.: ma quando passo la sciolina sulla soletta dei miei sci al fine di migliorarne la scorrevolezza sulla neve, si può parlare di sci chimici?

La Terra piatta, Pac Man e uno spiacevole equivoco

Be’, in tutta sincerità vi dico che a me i “terrapiattisti” – sì, i seguaci dell’idea che la Terra sia piatta e non sferica, i quali si sono trovati di recente in Gran Bretagna e hanno dato il “meglio” di loro stessi a sostegno della propria “teoria” (ne parla anche Dario Bonacina, qui) – mi stanno simpatici. Già, perché non vorrei che alla base di tutto – di tutto ciò che sostengono, intendo dire – vi sia stato solo un terribile equivoco. Tipo come quando qualcuno senta provenire dalla casa di un vicino degli spari e, sgomento, chiami la Polizia sostenendo che vi sia stata una sparatoria, e della cosa ne venga a sapere la stampa locale e di essa qualche giornalista tanto solerte quanto poco professionalmente deontologico pensi ad uno scoop servito su un piatto d’argento e ci scriva subito sopra un accattivante pezzo sull’ennesima “strage in famiglia” sicché la gente legga tutto quanto e se ne convinca e dalla mattina dopo in poi non si parli che di quello con inesorabile contorno abbondante di commenti, opinioni, giudizi e sacrosante verità, quando invece si trattava soltanto di un televisore sintonizzato su un serial poliziesco col volume troppo alto.

Ecco: non vorrei che un leader terrapiattista – cioè uno dei primi ad aver avviato il relativo “movimento”, intendo dire – per motivi non identificabili e comunque probabilmente futili abbia messo uno accanto all’altro un libro di geografia e l’esito del suo encefalogramma, e li abbia tragicamente confusi. Già.

Che poi, a ben vedere, è un peccato (per la civiltà umana) che non abbiano ragione: nel caso, basterebbe caricarli tutti quanti su un convoglio ferroviario e poi vederli cadere nel vuoto cosmico, una volta oltrepassato il bordo terrestre, giubilanti – se così andasse – per aver dimostrato la loro ragione. Invece no, buon per loro: dopo un po’, ce li vedremmo ritornare dalla parte opposta, sempre analfabetico-funzionalmente convinti delle loro idee, ovvio.

Bah, tanto vale chiuderli in una stanza a giocare perpetuamente a Pac Man. In fondo, a quanto pare e al di là della loro “teoria”, è la sola cosa che hanno in mente. Solo dei teneri e simpatici nostalgici dei primi videogames, insomma, dell’epoca in cui la Terra era quasi più piatta dei televisori in uso per giocare!