Piero Angela e le scie chimiche

A parte che, letta la notizia alla quale fa riferimento l’immagine qui sopra, e ancor più avendo letto le motivazioni alla base di quanto raffigura (le trovate nell’articolo di “Wired” correlato, cliccate sull’immagine per leggerlo), ho riso irrefrenabilmente per cinque minuti buoni.

Poi, contenuta con gran fatica l’ilarità e dopo svariate espressioni facciali rimarcanti una commiserazione assoluta, c’ho riflettuto sopra e mi sono detto: be’, e se a loro modo avessero “ragione”? Ovvero, se le scie chimiche “esistessero” sul serio e (come essi sostengono) veramente provocassero in alcuni individui fenomeni di alienazione, dissonanza cognitiva, alterazioni della coscienza e inducessero al disagio sociale o il controllo delle menti?

A sostegno di questa mia asserzione, e al contrario dei complottardi in questione, posso portare una “prova” assolutamente forte: loro stessi. Sì, le scie chimiche per loro “esistono” ed è proprio su di loro che provocano i citati effetti.
D’altro canto, dove trovarne di individui più mentalmente deviati, alterati, alienati di questi?
Roba da dedicarvi una puntata di “Superquark” da parte del buon Piero Angela. Ma a loro, intendo dire, non certo alle inesistenti scie chimiche!

P.S.: ma quando passo la sciolina sulla soletta dei miei sci al fine di migliorarne la scorrevolezza sulla neve, si può parlare di sci chimici?

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Verità per Giulio (e per tutti gli altri)

Questo non è un post “politico”, contro questo o quello, semplicemente perché certe vicende non hanno in realtà nulla di politico se non in superficie, mentre hanno molto di culturale, di civico e assennato, di umano. E perché chiedere verità e giustizia, per il caso di Giulio Regeni come per quello degli altri cittadini italiani rapiti o uccisi in questi anni i cui casi risultano irrisolti (Luca Tacchetto, Silvia Romano, Luigi Maccalli, Raffaele Russo, Antonio Russo, Vincenzo Cimmino, Paolo Dall’Oglio), non significa parteggiare per questo o quello, ma promuovere la libertà di tutti. Quella libertà che è alla base di ogni società realmente civile e avanzata, la libertà che, se non viene perseguita ne tanto meno pretesa, svanisce alla svelta lasciando inesorabilmente spazio alla barbarie – civile, culturale, politica, sociale.

P.S.: sulla vicenda “Valigia Blu” ha pubblicato sul proprio profilo Instagram un significativo commento, ben più “politico” ma assolutamente obiettivo perché riassume in poche parole la vera verità della questione. Da leggere: lo trovate qui.

2 agosto 1980, Bologna, Italia.

Nei tempi odierni siamo molto spesso portati a spendere parole a sostegno di “opinioni” sulla realtà dei fatti il cui peso non percepiamo totalmente, ovvero lo crediamo gravare altrove, come se quelle parole indicassero cose, fatti e oggettività estranee alla nostra quotidianità e solo incidentalmente capitate tra di noi. Quindi, per via di questa in-coscienza indotta circa il reale senso (storico e culturale) di quelle parole, le utilizziamo – a volte anche in buona fede – come strumenti sovente impropri di presunte fattualità, a cui poi il vox populi vox dei conferisce valori e credibilità non consoni alla loro reale tangibilità, quando invece di contro, per esserne coscienti, sarebbe sufficiente una rapidissima riflessione storica, agevolata da una memoria collettiva funzionante e non narcotizzata come troppe volte appare, ahinoi, quella della nostra società.

Terrorismo”, ad esempio: quante innumerevoli volte sentiamo questo termine, quante volte ci viene proferito dai media e quant’altre volte, inevitabilmente, lo proferiamo noi, senza troppo far caso alla relativa cognizione di causa e, ancor meno, alla storia anche recente a cui esso può far riferimento?
E quanti, di contro, sono ancora (almeno sufficientemente) consapevoli del nostro terrorismo, e di come la storia recente del nostro paese sia costellata di attentati terroristici tra i più spaventosi dalla fine della Seconda Guerra Mondiale?

Bologna è (attenzione: non “era”, è) forse il caso più eclatante, in tal senso. E – mi viene inesorabilmente da riflettere – quello fu un terrorismo se possibile ancora più bieco di questo che oggi dobbiamo fronteggiare, un terrorismo di cittadini italiani contro altri cittadini italiani perpetrato per immondi tornaconti di potere politico, ampiamente agevolato da parti deviate (ma “deviate” quanto? E “deviate” sul serio, poi?) delle istituzioni. Una stagione terribile, molto “italiana” nelle sue modalità (basti pensare che dopo 37 anni il processo sulla strage di Bologna non è ancora stato definitivamente chiuso e, anzi, ancora si tentano risoluzioni palesemente atte a tenere ben nascosta la realtà effettiva – vedi qui) ma dalla cui storia è possibile tutt’oggi trarre numerose consapevolezze di valore assoluto, senza alcun dubbio, fondamentali per osservare e comprendere al meglio pure molte cose del mondo contemporaneo. Avendo cura di preservarne la memoria più piena e lucida, però.

P.S.: qui potete visitare il sito dell’Associazione 2 agosto 1980, che riunisce i parenti delle vittime della strage di Bologna, e che contiene un’ampia documentazione sulla vicenda.