‘NdranghetAosta

«Eh, certo che di mafia ce n’è pure al Nord, vero?»
«Caspita, forse più che al Sud.»
«E nonostante al Nord ci si vanti di essere la parte “sana” del paese!»
«Già.»
«Si salvano solo le regioni autonome… La Valle d’Aosta, per dirne una: beati loro, su in mezzo ai monti e lontano da tutte le bassezze italiche!»
«Be’, d’altro canto mica sono italiani. Parlano francese, quelli.»
«Vero.»

Ecco.
La Valle d’Aosta. Sì, quello che molti pensano sia un “paradiso”, anche come tessuto sociale. Lassù, nell’aria pura delle più alte vette alpine, protesa tra la Svizzera e la Francia, 125mila abitanti, più piccola di buona parte delle città di provincia italiane. Cultura montanara e francoprovenzale, lì, anche l’inno è in francese: è una regione autonoma mica per nulla – viene da pensare.

Già, “autonoma”, ma non dalle indegnità tipiche della peggiore Italia.

Eh, d’altro canto lo dico da un po’, occupandomi di cose culturali di montagna (per questo ne parlo, qui): non ci sono proprio più i montanari di una volta, trasformati in troppe occasioni, e in molti luoghi, nella peggior versione dei cittadini da non luogo urbano, non più difensori consapevoli delle loro montagne ma svenditori e distruttori incoscienti di esse. Nemici dei propri monti, paradossalmente (qui un altro caso emblematico al riguardo).

Ma l’aria, lassù in alto, resta fina nonostante le umane bassezze di alcuni che mai potranno inquinarla. Anche perché – altra cosa che dico spesso – le montagne non hanno bisogno dell’uomo per preservare la loro bellezza, semmai è l’uomo ad avere bisogno di essere per essere parte di quella bellezza. E se molti sanno respirare ancora a pieni polmoni l’aria pura delle alte quote, altrettanti, palesemente, dimostrano di non voler manifestare questo bisogno. Ergo se ne vadano al più presto da lassù, come acque sporche che i torrenti non possono che raccogliere nel loro alveo e mandare a valle, ove si possano confondere con tutta l’altra sporcizia a loro così simile.

Daphne Caruana Galizia

(Fonte dell’immagine: https://www.ilsussidiario.net)

Ci sono corrotti ovunque si guardi, la situazione è disperata.

Daphne Caruana Galizia, chiudendo l’ultimo post sul suo blog “Running Commentary”, alle 14.35 del 16 ottobre 2017, pochi minuti prima di essere uccisa. Un’affermazione che è ben più di un monito o di un allarme: è una verità che concerne la gran parte del mondo in cui viviamo, e che spesso rimane ben protetta dietro la nostra indifferenza finché donne e uomini coraggiosi come lei riescono a scuoterla e spazzarla via.
Margaret Atwood ha scritto che «Quando un giornalista viene ucciso ne soffre tutta la società»; ma quando giornalisti di gran valore come Caruana Galizia vengono uccisi, muore anche un po’ della nostra civiltà.

P.S.: oggi per Bompiani esce l’ultimo libro italiano sui suoi scritti e le sue indagini, Di’ la verità anche se la tua voce trema; cliccate qui per saperne di più.

(L’immagine in testa al post è tratta da questo articolo de “Il Sussidiario”.)

“Tradizioni” italiche

Che meraviglia, questa passione autentica e fervida che da Nord a Sud l’ItaGlia mette nel preservare le sue più peculiari “tradizioni”, vero?
Le quali, con tutta evidenza, fanno pienamente parte della “cultura” popolare nazionale, conosciuta e ampiamente praticata di generazione in generazione, già.

E poi dicono che non ci sono più i valori di una volta! Ci sono eccome, e si fa di tutto perché siano “salvaguardati”, qui.
Proprio meraviglioso, vero?

8 marzo, Silvia Romano

Oggi è la “Festa della Donna”, inutile rimarcarlo, e siccome io resto sempre un po’ discosto da tali ricorrenze – non certo perché non ne approvi il senso, anzi, semmai è la sostanza concreta a lasciarmi scettico e sospettoso che, al solito, tutta l’attenzione verso le donne si concentri in questa data e nuovamente svanisca negli altri 364 giorni dell’anno – tra innumerevoli celebrazioni a innumerabili donne, grandi o meno, celebri oppure no, vorrei dedicare un piccolo ma sentito pensiero a una donna che sarebbe bello festeggiare personalmente e invece non si può: Silvia Romano. Rapita da novembre in Kenia, sulla sua vicenda è calato un silenzio assai preoccupante che, temo, non dipende solo dal riserbo richiesto dalla famiglia e dalla “riservatezza” delle indagini in corso (sperando che ci siano indagini in corso) ma pure dal sostanziale disinteresse di molti dei soggetti che dovrebbero agire e, per motivi che è inutile star qui a indicare, non agiscono. Disinteresse che proprio un tale silenzio rischia di amplificare e trasformare in oblio.

Invece sarebbe bello non solo sapere qualcosa, al riguardo, ma essere certi che Silvia potrà tornare presto a casa, dai suoi cari. Le mimose fioriscono a inizio marzo, la libertà deve fiorire sempre. Ancor più quella di una persona come Silvia e come tutte le altre simili a lei, donne e uomini che siano: una libertà che è un dono oggi e negli altri 364 giorni dell’anno, assolutamente.

#SilviaRomano

P.S.: clic.

Gli alieni e i terrestri

Mmm… così di recente ci sarebbe stata “un’ondata di avvistamenti UFO”, a quanto raccontano i media.

Eh! Come no!
Ma veramente i terrestri credono – quelli che avvistano i dischi volanti e gli altri che vi danno credito – che razze aliene infinitamente più intelligenti e tecnologicamente tanto avanzate da saper costruire astronavi in grado di superare distanze intergalattiche ovvero superdimensionali – veramente credono che civiltà aliene del genere siano di contro talmente idiote da prendere contatto con una razza così primitiva, rozza e tremendamente perniciosa (per sé e per ogni cosa abbia intorno) come quella umana qui sulla Terra?

Con tutte le civiltà ben più meritevoli di considerazione e più umane (!) che vivono un po’ ovunque tra le galassie?

Veramente credete a una tale possibilità?

Caspita, certo che ce ne vuole di vanagloria e tracotanza per credere a ciò!

Piuttosto, meno male che le razze aliene che transitano dalle parti della Terra sono talmente intelligenti da non “ragionare” come i terrestri e comportarsi di conseguenza. Altrimenti la “civiltà” umana sarebbe stata eliminata già da un pezzo.
Ecco.