Quelli contro il “Green Pass”

Che poi, la cosa che fa più ridere, di quelli che scendono nelle piazze contro il “Green Pass”, le restrizioni, gli obblighi vaccinali e tutto il resto di affine gridando «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!», è che nel mentre che sfilano e si radunano e riprendono con lo smartphone ciò che stanno facendo e riprendono se stessi e si fanno selfie che pubblicano sui social media (ovviamente ce ne sono anche nella foto qui sopra, tratta da questo articolo di “Open”) e chattano a destra e a manca coi loro sodali e poi se ne tornano al parcheggio dove hanno lasciato l’auto e lo pagano con la carta di credito e poi prendono l’autostrada con il Telepass e magari se ne tornano a casa di corsa mettendosi davanti alla tivù sperando di essere stati ripresi dalle telecamere dei TG oppure controllando quanti «Mi piace» hanno raccolto i loro post su Facebook e Instagram, ecco, facendo tutto questo e senza contare le altre cose quotidianamente similari, quelli – se si vuole restare sul loro stesso piano di “ragionamento” – mettono a repentaglio e limitano la loro “libertà” ben più che qualsiasi passaporto e prescrizione restrizione di sorta, dimostrando per giunta tutta la loro inguaribile attitudine all’asservimento più inerte e inetto, oltre che pernicioso – per gli altri, in primis.

E la cosa divertentissima è che tutto ciò se lo fanno da soli!

Posto poi, gli stessi individui, magari invocare al primo fatto di cronaca le immagini delle telecamere di sicurezza che riprendono le vie pubbliche, quelle stesse telecamere che hanno ripreso e registrato la loro presenza nelle strade (parimenti a chissà quanti altri smartphone nelle mani di ignoti) nel mentre che urlavano «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!»

Be’, non sembra quasi uno dei più folli sketch dei Monty Python?

Eh, la “libertà”. Proprio (clic).

E la “Biblioteca Nazionale dell’Inedito”?

Che poi sarebbe un “peccato” se dovesse cadere il Governo, laggiù in Italia. Sì, perché, se ciò accadesse, forse non si potrebbe più portare avanti il meravigliosissimo progetto del suo attuale Ministro per i beni e le attività culturali lì sopra esplicato dallo stesso alla sua intuizione, nel 2015 (cliccateci sopra per una più approfondita analisi).

Un’idea proprio geniale, sì, veramente degna dei migliori sketch dei Monty Python – avete presente il sublime The Ministry of Silly Walks? Be’, qui abbiamo The Ministry of Silly Ideas, già (e non solo quel ministero, peraltro). Un’idea il cui principio di fondo più o meno equivale all’andare su una montagna con ai piedi sci e scarponi dove non ci sono funivie e piste, o a raccogliere in un museo le testimonianze dei prodigi compiuti grazie ai talismani venduti da Vanna Marchi e dal Mago do Nascimento, oppure…. Ecco, oppure a far votare e approvare leggi a parlamentari mai eletti in Parlamento – il che, viste le così amene trovate che sovente quelli effettivamente eletti pensano e attuano, forse non sarebbe una cosa così dannosa e fuori luogo come si potrebbe ritenere.

D’altro canto, in base al principio (uguale e) opposto, ho fiducia che qualsiasi futuro governo italiano saprà stupire il mondo con ulteriori e ancor più strabiliantissime trovate – ne avrà certamente le “capacità”, senza dubbio. Che so, un archivio nazionale dei manoscritti non ancora scritti, ad esempio, o una cineteca delle parti tagliate dei lungometraggi girati da registi che non sanno ancora utilizzare una machina da presa, ecco. In fondo la creatività italiana non ha limiti, no?

Terry Jones (1942-2020)

Be’, accidenti… leggo che è morto Terry Jones, uno dei Monty Python ovvero “i” comici per eccellenza, inimitabili e insuperabili.

Se oggi il genere umano sa ridere, nel senso più nobile e intelligente del termine, è anche grazie a Jones – che nel fenomenale sketch The Communist Quiz qui sopra riprodotto, tratto dal celeberrimo Live at the Hollywood Bowl del 1984, interpreta Karl Marx – e altri agli Pythons.

Da oggi e più di prima l’aldilà è qualcosa di completamente diverso, già.
R.i.p.

Un libro fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto. Neil Gaiman racconta Douglas Adams in “Niente panico”

nientepanicogaiman (1)Non è mia abitudine consigliare libri che non conosco granché e prima che li abbia letti e valutati. Ma di fronte a una pietra miliare della letteratura del Novecento, ovvero a un libro che esce oggi e che su essa disquisisce con diritto e consapevolezza che pochi altri posso vantare, è impossibile esimermi.
E’ infatti da pochissimo uscito per 001 Edizioni Niente Panico. La Guida Galattica per gli Autostoppisti di Douglas Adams secondo Neil Gaiman – e credo che, capirete bene, il titolo abbia già detto moltissimo. Un libro mitico scritto da un autore geniale raccontato da un collega ed amico a sua volta mirabile autore. Ci sono tutti gli ingredienti per qualcosa di letterariamente notevolissimo, insomma.

Neil Gaiman con Douglas Adams nel 1983
Neil Gaiman con Douglas Adams nel 1983
Scrive l’editore: “La trilogia in cinque parti della Guida galattica per gli autostoppisti è approdata allo status di “cult” ormai da molti anni. Capolavoro senza tempo scritto da un simpatico genio, morto troppo presto: Douglas Adams. Personaggio eclettico e brillante, lo si può trovare a collaborare con i Monty Python, o a suonare sul palco con i Pink Floyd oppure a scrivere libri di zoologia. Ma il suo spazio nella Storia se lo è ritagliato proprio con la Guida galattica per gli autostoppisti, un’epopea in cui fantascienza e umorismo si fondono alla perfezione. Neil Gaiman, mitico autore della serie Sandman per la Vertigo e per la Marvel di 1602 e di romanzi quali Coraline e American Gods, conduce il lettore nel mondo fantastico di Adams con il suo stile inconfondibile. Il libro è una sorta di doppia biografia, in primo piano si racconta la nascita e l’evoluzione della Guida galattica come se fosse un organismo vivente. Sullo sfondo si staglia invece l’incredibile storia del suo indimenticabile autore. Il tutto attraverso aneddoti e vicende che tengono incollato alle pagine il lettore. Un libro che fa ridere e anche commuovere.
E che sorprende pure, visto che Gaiman promette di rivelare, nel suo saggio, il significato della risposta alla Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto…:

La Risposta alla «Domanda Fondamentale sulla Vita, l’Universo e Tutto Quanto» non è il numero 42, ma giace nelle cellule riproduttive di ogni forma vivente e può essere trovata per mezzo del numero 42. Per spiegarsi meglio: tutte, o la maggior parte, le cellule si riproducono dividendosi per formarne due. Quindi, una cellula ne diventa due, due diventano quattro… e così via. Ne consegue che la Risposta deve, di conseguenza, essere una potenza di due. Pensiero Profondo ne è venuto fuori con il numero 42, e questa è quindi la potenza alla quale deve essere elevato 2 per trovare tale risposta…

Questo è solo un estratto, che ho ricavato da qui. Per saperne di più, su tale questione e su ogni altra cosa, beh, non ci resta che leggere Niente Panico!

Woody Allen, “Pura anarchia”

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cop_Allen-PURAANARCHIANon sarebbe la prima volta che mi accosto all’opera scritta di qualche bel personaggio cinematografico o televisivo dei più celebrati per le conclamate qualità d’intrattenimento e, non tanto in base a chissà quali artificiose aspettative ma più facilmente perché, come da un grande artista ci si aspetta che sappia mostrare il suo talento non solo nella pittura ma anche in altre arti, faccio conto che le suddette amene qualità non debbano limitarsi al solo mezzo espressivo pubblicamente più noto e osannato, da quell’opera scritta ne vengo deluso. Così è capitato ad esempio –  giusto per fare un nome – con Luciana Littizzetto, che trovo meravigliosa e spassosa in TV ma che di contro ho giudicato fin troppo scialba nei suoi libri. Non è affatto una mancanza di talento, o che questo sia in qualche modo zoppo; credo sia più una questione meramente espressiva, relativa a testi che privati d’un media umano particolarmente accattivante rivelano tutta la loro reale debolezza letteraria – e certo, in effetti “letteratura” spesso non lo sono, ma tentativi di adattamento letterario di testi concepiti per altri fini. L’artista dell’esempio prima citato potrebbe anche avere un talento smisurato in tutte le arti visive, ma se poi esponesse le sue opere in un luogo inadatto alla loro valorizzazione, inevitabilmente quelle perderebbero gran parte del loro appeal sul pubblico.
Detto ciò, se c’è un personaggio che il proprio talento l’ha mostrato e alla grande, con relativi grandi riconoscimenti di pubblico e critica, quello è certamente Woody Allen. Basta contare le nomination all’Oscar collezionate (e quelli vinti, ben 4 ad oggi), più numerose di quelle d’una intera generazione di attori. Da tempo volevo capire se anche nella scrittura egli sapesse essere così brillante e accattivante, ma quel timore di incappare in un’altra delusione, come accennavo poco fa, mi ha fatto tenere questo Pura anarchia (Bompiani Tascabili, 2007, traduzione di Carlo Prosperi; orig. Mere anarchy) fermo per parecchi mesi sugli scaffali della mia libreria. Tuttavia, ora, voglio subito dire che quei timori in tal caso si sono rivelati infondati, e questo libretto di meno di 200 pagine, composto da 18 racconti brevi, è assolutamente degno della fama e della riconosciuta genia del suo autore…

Leggete la recensione completa di Pura anarchia cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!