Un tormentone dell’estate?

Incidentalmente, ho sentito su una radio commerciale il singolo del gruppo pop italiano “Thegiornalisti” (?!) che, leggo, sarebbe uno dei “tormentoni” dell’estate in corso.

Be’, con tutto il rispetto per chiunque, una scena musicale, ancorché pop (il che non è affatto sinonimo di bassa qualità o di banale nazional-popolarità – all’estero, intendo dire), che elegga a “band di rilievo” e imponga il successo dei relativi brani di un gruppo del genere, è un po’ come una comunità di recupero dalla tossicodipendenza che avesse eletto a suo testimonial il Maradona* dei tempi di Napoli.

Con la differenza che Maradona fu uno dei più grandi calciatori di sempre, nonostante tutto.
Ecco.

*: per restare in tema, già.

Viva Wierer!

Io continuo a capire molto poco (dunque a non sentirmi affine per nulla a) tutti quegli italiani che continuano a dare così tanta attenzione e considerazione al calcio, gioco francamente divenuto insulso nella maggior parte delle sue “manifestazioni” (e fors’anche per questo sovraccaricato di infinite corbellerie mediatiche in perfetto stile panem et circenses)* quando invece altri atleti italiani fanno cose straordinarie in sport bellissimi e, questi sì, realmente intensi e sempre esempio di autentico agonismo. Come Dorothea Wierer nel biathlon, specialità spettacolare tanto quanto ostica per come unisca sforzo fisico e concentrazione massima, nella quale ha vinto la Coppa del Mondo, prima volta in assoluto per un atleta (femminile o maschile) italiana, e in cui Dorothea ci unisce pure la sua notevole avvenenza.

Che tuttavia, pur nella tanto superficiale opinione pubblica italiana, non servirà a non far scomparire la notizia nel giro di qualche ora da qualsiasi organo d’informazione, sportivo e non, inesorabilmente inondato dalle “notizie” sui tizi in bragoni, spesso coi capelli strani, che corrono dietro un pallone – e sovente senza nemmeno riuscire a segnare un goal in 90 minuti: cosa che a me, ribadisco, sta qui e mi conferma la frequente sostanziale insulsaggine di detto gioco, ecco.

Lodi e glorie imperiture a Dorothea Wierer, insomma – e idem a Lisa Vittozzi, seconda classificata, parimenti brava e bella – sperando di vederla con ben maggiore frequenza sui media insieme a tutti gli altri atleti italiani non pallonari tanto forti, vincenti e sportivamente esemplari quanto ingiustificatamente misconosciuti.

(Cliccando sull’immagine in testa al post potete vedere un servizio RAI dedicato alla vittoria di Wierer.)

*: no, non sto dicendo che il calcio è brutto. Sto dicendo che viene reso molto meno bello e molto più infastidente di quanto potrebbe e dovrebbe essere.

TrumPutin

In fondo non c’è da sorprendersi più di tanto rispetto a quanto si è visto nel vertice di Helsinki tra gli attuali leader di USA e Russia, con il primo palesemente remissivo se non succube del secondo. Semplicemente, si è chiuso l’accordo in essere tra i due: prima la Russia ha dato una mano all’attuale presidente americano ad essere eletto, ora questi mette in atto lo scambio concordato e si pone al servizio – ovvero pone il proprio paese al servizio – del presidente russo. E tutti i precedenti attriti diplomatici, le dichiarazioni bellicose, le sanzioni? Ovviamente una messinscena funzionale a quanto visto a Helsinki.

Peraltro, di nuovo viene efficacemente dimostrato come tanti di questi “leader forti” che comandano (per ragioni sovente “bizzarre”) il mondo sono in verità politicanti assai deboli, la cui presunta forza, meramente fisica e mai politica, socioculturale o intellettuale, non è che il solo modo a loro disposizione per nascondere l’effettiva debolezza e mantenere il potere. I due di Helsinki sono ottimi esempi di ciò: quello americano si è ritrovato presidente della propria nazione un po’ come il pianista dell’orchestra di bordo d’una nave da crociera si potrebbe ritrovare capitano della stessa; riguardo quello russo, possono bastare le centinaia di giornalisti uccisi, stranamente quasi tutti suoi critici e oppositori – un po’ come vincere una partita a calcio eliminando fisicamente la difesa avversaria.

Insomma: c’era quasi da restare più tranquilli ai tempi della guerra fredda, verrebbe da dire! Certo, c’erano in circolazione più armi nucleari innescate, ma pure moooolte meno fake news. E meno fake leaders, ecco.

(Per conoscere la fonte dell’immagine in testa al post, cliccateci sopra.)

Un pallone da calcio gonfio di idiozie

Comunque, a mio parere, tutto questo sovraccaricare il giuoco del pallone, anche nella sua recente veste mondiale – anzi, al contrario: nonostante la sua recente veste mondiale e dunque olimpicamente sportiva come non mai, nel senso autentico e più alto del termine –  di strumentalizzazioni pseudo-politiche e ideologiche d’ogni genere e sorta, di nazionalismi più o meno spinti assai diversi dal tifo ordinario, di speculazioni sovraniste e mondialiste, razziali e razziste, di ulteriori stupidaggini ben lontane dai classici sfottò e che non c’entrino nulla col fatto che, molto semplicemente, ci siano solo giocatori (e squadre) forti dunque vincenti e giocatori (squadre) meno forti ovvero perdenti – unica distinzione possibile, in una competizione sportiva (eppoi, come se il calcio non fosse già tremendamente strumentalizzato e deviato dal suo dover essere solo un gioco sportivo!) – credo renda molto bene l’idea della drammatica regressione culturale che in certi ambiti sta subendo la società in cui tutti quanti viviamo.

Non è la prima volta che accade: già in altre circostanze lo sport è stato utilizzato per cretinerie (non) politiche del genere; ed è pure accaduto che quelle circostanze fossero prodromiche a cose ben peggiori. Poi uno pensa: beh, siamo nel 2018, mica potranno accadere ancora quelle cose!
Già, ma per gli idioti il tempo va spesso al contrario, purtroppo.

Lo scontro Francia-Italia, in breve

Ecco. In pratica siamo ancora fermi lì.
E poi dicono che la politica non sia diventata (anche) una roba da stadio, e i relativi programmi tali e quali a beceri cori da curva!

(Anche se, detto tra noi, mi viene da pensare che certi capi ultras siano anche più degni di alcuni politicanti con cui l’Italia ha avuto a che fare negli ultimi lustri. Già.)