Grazie a una bella chiacchierata con Tatiana Marras ripresa nell’articolo di “Montagna.tv” dell’8 giugno scorso, ho provato a raccontare il progetto della “Carovana dell’Accoglienza Montana” di Legambiente Alpi, il lavoro svolto insieme alle numerose Bandiere Verdi che vi fanno parte (del quale è stato dato conto nel X Summit delle Bandiere Verdi di Rovereto lo scorso maggio; trovate il relativo dossier qui) e, soprattutto, l’elaborazione di un metodo di misurazione del “Valore Aggiunto Comunitario” (VAC) con il quale indagare, analizzare, comprendere e, appunto, misurare quanta “comunità” sanno costruire le Bandiere Verdi nei territori in cui operano e con quali valori.
Una misurazione forse mai tentata prima, dal valore profondamente innovativo, di matrice sia tecnico-scientifica e economica che umanistica e socioculturale, che può realmente determinare l’importanza e il valore concreto dei tanti soggetti che lavorano con passione, impegno e in modi ecosostenibili per i propri territori e le comunità che li abitano, nell’accoglienza e nel turismo responsabile, nelle microeconomie locali (agricole e non solo), nella manutenzione dei paesaggi, nella valorizzazione autentica delle loro specificità, nella didattica, nell’enogastronomia, nella produzione artistico-culturale e in ogni altro settore di attività che, in vari modi, genera relazione con i contesti locali, con chi li abita e con chi li frequenta nel tempo libero, alimentando quel senso di comunità così necessario alla vitalità presente e futura dei nostri territori montani ben più di qualsiasi PIL e di ogni dato meramente economico che riduce tutti a numeri sovente dimenticando persone e relazioni.
Trovate tutto quanto nell’articolo di “Montagna.tv” – cliccate sull’immagine in testa al post per leggerlo – e ringrazio ancora di cuore Tatiana Marras per la disponibilità, la gentilezza e per il lavoro redazionale svolto.
[Serina, sulle Prealpi Bergamasche. Immagine tratta da www.ecodibergamo.it.]Si parla sempre troppo – a volte inevitabilmente, visti certi danni perpetrati – della montagna iper turistificata, brandizzata, del turismo dei grandi numeri che all’apparenza generano forti indotti ma in realtà degradano i territori e svigoriscono le comunità, di record di presenze e di bilanci conseguiti a colpi di sbancamenti, cementificazioni, infrastrutturazioni, consumo di suoli naturali incontaminati. Una montagna sottoposta a modelli di sfruttamento intensivo che sono inesorabilmente destinati a implodere presto, speriamo prima di aver fatto danni irreversibili.
Ma c’è un’altra montagna che intanto fa il suo e lo fa sempre meglio e più diffusamente, in silenzio oppure narrata senza l’enfasi che sovente i media riservano al turismo di massa e ai suoi luccicori, una montagna che invece ha già intrapreso il cammino verso un futuro molto meno fosco, dove innumerevoli realtà lavorano e operano al fianco o a sostegno di comunità che sanno generare “valore territoriale” puntando su sostenibilità, sensibilità, relazioni, consapevolezza e autentica passione condivisa per le proprie montagne. Ecco, è questo il filo rosso che caratterizza le realtà – tra associazioni, comuni, cooperative, enti universitari e cittadini – premiate sabato a Rovereto (TN) da Legambiente nel corso del X Summit Nazionale delle Bandiere Verdi e che sono in prima linea nella cura dei beni comuni, nella rigenerazione dei territori, nel puntare su economie locali, turismo dolce, territorio, studio e conoscenza.
La Regina green d’alta quota del 2026 è il Friuli-Venezia Giulia, che ha ottenuto ben 5 Bandiere Verdi, seguita dal Trentino-Alto Adige (4), Piemonte (3), Lombardia (3), Valle D’Aosta (2) e Veneto (2). Tutte, con i loro premiati, raccontano bene un nuovo modo di vivere e fruire la montagna che cerca, così, di rispondere anche al problema della crisi climatica e dello spopolamento abitativo montano. Aver ascoltato dalle voci degli stessi responsabili delle varie realtà il lavoro che fanno, i risultati che ottengono, la passione per le loro montagne e la sorprendente capacità di visione e d’innovazione che sanno generare, è ogni anno qualcosa di emozionante e rinfrancante.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di ascoltarle, quelle loro voci, grazie al coordinamento affidatomi – insieme a Maurizio Dematteis – del gruppo di lavoro sul “Turismo dell’accoglienza montana” nel quale si sono confrontate le realtà operanti nel settori presenti a Rovereto, e perché nel corso del Summit è stata presentata l’indagine sperimentale sul “Valore Aggiunto Comunitario (VAC)” delle attività di accoglienza, frutto dell’analisi di un questionario somministrato ad un campione di 26 Bandiere Verdi dell’arco alpino premiate in questi anni da Legambiente. Il VAC prende in considerazione come indicatori, oltre ai dati economici principali, le relazioni, la comunità, la restanza, l’impatto sociale, la qualità territoriale. In sintesi, dall’indagine, realizzata per Legambiente da me e da Dematteis, emerge che l’81% delle attività delle 25 Bandiere Verdi prese in esame sono basate sul volontariato; il 57,2% delle realtà supera le 161 ore mensili di lavoro; quasi 1 realtà su 3 arriva fino a 320 ore mensili; 2 realtà su 3 sostengono costi superiori a 20 mila euro annui; il 28,6% supera i 50 mila euro annui. Dati che ben raccontano come le comunità montane generino relazioni e valore territoriale e come stia crescendo il cosiddetto turismo della “montagna di mezzo”. Di fronte a questa doppia fotografia scattata dal Summit, tra Bandiere Verdi e valore aggiunto comunitario, Legambiente torna a rilanciare le 10 proposte del “Manifesto della Carovana dell’Accoglienza Montana”, frutto del confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino e a chiedere più interventi e investimenti per le comunità montane.
Trovate qui il comunicato stampa completo sul Summit, mentre cliccando sull’immagine della copertina sottostante potere scaricare il relativo Dossier, che elenca nel dettaglio le realtà premiate quest’anno con le 19 Bandiere Verdi e i soggetti ai quali sono state assegnate le 6 Bandiere Nere, oltre ai vari approfondimenti legati al lavoro effettuato sulla Carovana dell’Accoglienza Montana, sul relativo Manifesto e sulla misurazione del “Valore Aggiunto Comunitario”.
Personalmente ringrazio di cuore Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, Maurizio Dematteis, direttore dell’Associazione Dislivelli, le numerose figure di grande prestigio scientifico e accademico che stano supportando il nostro lavoro sulla Carovana dell’Accoglienza Montana e tutte le realtà – Bandiere Verdi o no – e le persone che hanno partecipato al Summit e lo hanno animato con le proprie considerazioni, testimonianze, opinioni, idee, domande, entusiasmi. Sono tutti parte attiva e preziosa della comunità futura delle nostre Alpi, la punta di diamante che già ora sta elaborando e tracciando il percorso migliore verso il più proficuo benessere collettivo dei territori e delle genti alpine.
Nel prossimo weekend, da venerdì 15 a domenica 17 maggio, a Rovereto si svolgerà il X Summit Nazionale delle Bandiere Verdi di Legambiente con il relativo Seminario Nazionale presso lo Urban Center della cittadina trentina. Quest’anno il Summit ha il significativo titolo “Controvento. Oltre i modelli intensivi: un nuovo sviluppo della montagna”, che compendia alcuni dei temi fondamentali per la realtà presente e futuro-prossima dei territori montani e fa da filo rosso alle relazioni che verranno presentate nel corso del seminario, nella giornata di sabato. Siete tutti invitati a partecipare: è un evento di portata nazionale di grandissimo interesse che permette di tastare il polso alla montagna italiana contemporanea affrontandone alcune delle tematiche più importanti grazie alla presenza e all’esperienza di chi in montagna vive e lavora.
Tra le relazioni del Seminario c’è anche quella che presenterò insieme a Maurizio Dematteis, Direttore dell’Associazione Dislivelli, dal titolo“«Misurare» l’accoglienza montana. Come il turismo può dare valore alle comunità”, con la quale illustreremo il lavoro svolto nell’ultimo anno, ovvero dal precedente Summit 2025 di Orta San Giulio, per la creazione della “Carovana dell’Accoglienza Montana” e per l’elaborazione degli strumenti atti alla misurazione del “Valore Aggiunto Comunitario” (VAC) che l’attività delle Bandiere Verdi genera nei propri ambiti locali. Un’attività i cui effetti non sono dati solo dai meri aspetti economici e dalla quantificazione materiale del lavoro svolto, ma anche – se non soprattutto, per realtà del genere – dal capire e misurare come e quanto le Bandiere Verdi sanno fare comunità, arrivando ad istituire un vero e proprio Osservatorio della Carovana dell’Accoglienza Montana che ogni anno possa presentare i numeri reali del VAC generato.
A seguire, io e Dematteis coordineremo il gruppo di lavoro delle Bandiere Verdi dedicato proprio al “Turismo dell’accoglienza montana”, nel quale ci sarà anche un intervento di Michele Nardelli, scrittore e grande conoscitore di queste tematiche. Nel secondo gruppo di lavoro, riservato alle Bandiere Verdi che si occupano di agricoltura di montagna, il tema sarà “Convivere con i predatori: il difficile ruolo della pastorizia oggi”, e il coordinamento è stato affidato alla prestigiosa figura di Marco Albino Ferrari.
L’intero programma del Summit lo trovate nella locandina qui sotto, cliccateci sopra per ingrandirla:
Il Summit di Rovereto è l’ennesima tappa di un cammino iniziato più di vent’anni fa grazie al quale il dossier delle Bandiere Verdi della Carovana delle Alpi di Legambiente racconta un pezzo di montagna italiana, offrendo una panoramica di quei tanti esempi virtuosi di adattamento alla realtà montana in divenire nel segno della sostenibilità ambientale in quota, la cui attività, appunto, viene riconosciuta dall’attribuzione della Bandiera Verde: dall’agricoltura all’allevamento, all’enogastronomia locale, alla gestione forestale, ai servizi alle comunità, alla produzione artistica e culturale nonché, ovviamente al turismo. Sono realtà spesso poco considerate dall’opinione pubblica o che restano nell’ombra di tutta quell’altra parte della montagna dei grandi numeri, dei grandi eventi come le Olimpiadi, della fruizione “industriale” delle terre alte italiane ma che, poco alla volta e costantemente, stanno crescendo e ottenendo un successo sempre maggiore. Posto ciò, i Summit annuali rappresentano l’evento principale che sa mettere in evidenza questo pezzo di montagna italiana resiliente e innovativa e le sue innumerevoli realtà virtuose.
Ecco perché partecipare al Summit è importante e interessante: lo è per le Bandiere Verdi, lo è per tutte le realtà assimilabili che lavorano in montagna con la stessa visione di ecosostenibilità, innovazione e relazione con le comunità, e lo è per qualsiasi appassionato di montagna che, grazie al Summit, può accrescere conoscenze, consapevolezze e fascino di ciò che le Terre alte italiane sono oggi e sapranno essere domani.
Per saperne di più date un occhio qui; il modulo d’iscrizione al Summit per la partecipazione ai gruppi di lavoro lo trovate qui.
Ci sono tantissimi soggetti e associazioni di varia natura che “dal basso”, dalla società civile, si battono in maniera assolutamente ammirevole ed efficace per la tutela dei nostri paesaggi montani, sia in generale che rispetto a certi specifici progetti particolarmente pericolosi, sia per i territori ai quali si vorrebbero imporre e sia per la loro cultura.
Tra quelle che mi vengono rapidamente in mente, al riguardo, c’è “Nosc Cunfin”, un’associazione impegnata da tempo nella tutela delle Dolomiti ladine e in particolar modo nella protezione del Gruppo del Sassolungo e del Plan da Cunfin, i Piani di Confine, un luogo posto ai piedi del versante settentrionale del Sassolungo, tra la Val Gardena e l’Alpe di Siusi, di straordinaria bellezza e fascino oltre che di grandissima valenza naturalistica per la presenza di zone umide di elevata biodiversità, habitat di specie protette e fonti di acqua potabile per la popolazione locale. Una zona che però da tempo è minacciata da un ennesimo progetto sciistico funiviario che la devasterebbe irrimediabilmente, così come rovinerebbe in modo inaccettabile la visione del paesaggio verso il citato versante nord del Sassolungo. Come si può leggere qui:
L’Alpe di Siusi e la Val Gardena sono già fortemente industrializzate e sono un parco giochi per innumerevoli turisti sia in estate che in inverno. Solo i Piani di Cunfin sono ancora un rifugio per gli animali selvatici in cerca di pace e tranquillità e per le persone che apprezzano la bellezza e l’armonia di questo paesaggio incontaminato.
Contro tale progetto funiviario Nosc Cunfin si batte da anni, chiedendo il riconoscimento dei territori in questione come parco naturale al fine di contrastare efficacemente la speculazione edilizia a fini turistici e preservare l’ambiente, la biodiversità e le risorse idriche così peculiari della zona. Non solo: Nosc Cunfin ha avuto un ruolo decisivo anche nello scoprire l’oltraggio ambientale della cosiddetta Città dei Sassi, altra zona di grande bellezza e valenza ai piedi del Sassolungo. I locali gestori del comprensorio sciistico hanno costruito di nascosto e illegalmente una pista da sci attraverso il monumento naturale della Città dei Sassi, probabilmente sperando di farla franca. Nosc Cunfin, insieme al CAI Alto Adige e ad altre organizzazioni alpine e ambientaliste, ha preso posizione contro questa situazione e insieme sono riusciti a far sanzionare questo scempio.
Quello di Nosc Cunfin è un impegno di matrice esclusivamente civica che, come detto, nasce direttamente “dal basso” della comunità gardenese, circa la quale ne rimarca la forte relazione culturale con le proprie montagne, aspetto sempre fondamentale nella gestione consapevole delle terre alte da parte delle comunità locali. Ed è un impegno così emblematico ed esemplare da essere stato premiato, lo scorso maggio a Orta San Giulio, sull’omonimo lago, da una delle diciannove “Bandiere Verdi” conferite quest’anno da Legambiente: io ero presente e ciò mi ha concesso il privilegio di conoscere personalmente Heidi Stuffer e Karl Heinz Dejori, attivisti di Nosc Cunfin (li vedete qui sotto) che hanno ritirato il premio a nome del gruppo, e farci una bella chiacchierata riguardo la loro attività di salvaguardia dell’intero Gruppo del Sassolungo e della promozione in loco del turismo dolce, dell’agricoltura sostenibile, della cultura e delle identità locali a beneficio di comunità vive e forti.
Dunque standing ovation per Nosc Cunfin e grandissima ammirazione per quanto hanno saputo, sanno e sapranno fare: è qualcosa di veramente illuminante e esemplare che mi auguro sia d’ispirazione per tanti altri soggetti impegnati nella tutela dei territori montani (e non solo di questi). Così come auguro a Nosc Cunfin di andare avanti con immutato impegno, forza, energia e efficacia fino a che nulla più possa minacciare, anche solo formalmente, la meravigliosa bellezza del Sassolungo e delle Dolomiti.
Per chi volesse seguire e sostenere l’attività di Nosc Cunfin:
(Tutte le immagini sono tratte dalla pagina Facebook di Nosc Cunfin.)
Un’altra “Bandiera Verde” che ho avuto il piacere di veder conferire, sabato 3 maggio scorso a Orta San Giulio durante il relativo Summit Nazionale di Legambiente, è stata quella assegnata alla sottosezione Valle di Scalve del Club Alpino Italiano, sezione di Bergamo.
La motivazione è legata alla creazione della “Via Decia – Il Cammino dei boschi di ferro”, a mio parere uno dei progetti escursionistici più belli e compiuti che oggi si possono trovare sulle Alpi italiane.
Un «filo di quiete» che si dipana in cinque tappe e novantacinque chilometri di sentiero ad annodare due valli, la Valle Camonica e la Valle di Scalve, sulle cui montagne inscrive un racconto che narra la grande bellezza di questa porzione montana lombarda e la storia della relazione intensa tra le montagne e gli uomini che le hanno vissute e ancora le abitano. Una “narrazione sentieristica” – o un sentiero narrativo – la cui “lettura”, da fare camminando, è quanto di più affascinante vi sia, appunto.
La “Via Decia” dimostra peraltro la relazione altrettanto intensa e profonda della sottosezione Valle di Scalve con le proprie montagne nonché la cura, la sensibilità e la passione verso la loro realtà: doti che sono state ancor più esaltate, se possibile, dalla decisione di schierarsi prontamente contro il progetto del collegamento tra i comprensori sciistici di Colere – in Valle di Scalve, appunto – e di Lizzola, la cui realizzazione devasterebbe alcune delle zone di maggior pregio paesaggistico e naturalistico del territorio scalvino. Una decisione tanto risoluta quanto entusiastica da aver rapidamente convinto delle stesse opinioni l’intera sezione di Bergamo con tutte le sottosezioni, che hanno poi emesso al riguardo una dichiarazione unitaria.
Dunque, lodi e gloria – e ancora complimenti per la “Bandiera Verde” – alla sottosezione del CAI Valle di Scalve, a dir poco esemplare: un prezioso “valore aggiunto umano” che a suo modo rende le montagne scalvine ancora più belle e attrattive.