Italiani

Italiani.
Un popolo di poeti sgrammaticati, di artisti dell’impostura, di eroi vilipesi / di santi peccatori, di pensatori intestinali, di scienziati in fuga / di navigatori in secca, di trasmigratori antimmigrazione.
Ecco.

Annunci

Una vita italiana più sterile, automatica, indecente

“Il mondo contadino, dopo circa quattordicimila anni di vita, è finito praticamente di colpo”, e anche l’Italia, anche l’Italietta, non è andata a morire in nessun luogo. Si è lasciata tramortire, lentamente, violentemente, come in un risucchio repentino, senza lasciare nulla se non l’acrimonia e, appunto, l’indifferenza. Ora, quando giro l’Italia nelle sue devastanti periferie urbane, quando la trapasso nei paesini delle cinture degli hinterland fumigosi, nella nebbia pesante che puzza di letame chimico, o quando entro nelle latterie dove si parla della tris bevendo Campari – io tasto il polso a una morte avvenuta che si è tradotta in una vita più sterile, automatica, indecente.

(Giuseppe GennaAssalto a un tempo devastato e vile, 1a ediz. PeQuod 2001, ultima ediz. “3.0” Minimum Fax 2010.)

L’aria incattivita

Qualche politicante sloganista, di quelli che vanno tanto “di moda” oggi, ogni tanto vaneggia di una possibile uscita dell’Italia dalla UE, sostenendo che restando nell’Europa unita il paese avrebbe più svantaggi che vantaggi.

Semmai, il politicante suddetto e tutti i suoi simili (sovente travestiti da “avversari”) farebbero bene a chiedersi se non debba essere l’Europa unita a valutare se sia il caso di avere con sé un paese talmente in decomposizione. Decomposizione istituzionale, politica, socio-economica, culturale, morale, psicologica. E dotato di un’aria ormai tanto cattiva o “incattivita”, per giunta, di nome, d’animo e pure di fatto.

Io non credo che convenga, all’Europa. Ma auspico di sbagliarmi, per il bene futuro del paese* – sempre che il paese un “futuro” lo voglia, sia in grado di costruirlo e lo meriti, ovviamente.

*: dal quale io ormai mi sono totalmente dissociato se non per mera anagrafica, ci tengo a dirlo.

Giudicare sempre, giudicarsi mai!

Aaah, questa gran passione che noi tutti abbiamo di voler giudicare gli altri, così utile soprattutto per non dover giudicare noi stessi!
Siamo come bagnanti che in acqua sanno stare a malapena a galla ma pretendono di insegnare a nuotare a tutti gli altri. Perché per non rendere evidente quanto si nuoti male, bisogna che nessun altro possa nuotare meglio.

Popolo “strano”, gli italiani

Certo che gli italiani sono un popolo veramente strano!

Hanno la fortuna di vivere in un paese e in un territorio tra i più belli dell’intero pianeta, con paesaggi meravigliosi ed eccellenze naturali dalla cerchia alpina alle coste del mediterraneo, ricco di tesori storici, architettonici, artistici, di città affascinanti e di piccoli borghi incantevoli, un territorio composto da un palinsesto storico unico e intessuto da culture e saperi secolari, un paese ove sono nati geni d’arte e di scienza tra i più grandi dell’umanità i quali hanno saputo meravigliare il mondo… e loro, nonostante tutto ciò, continuano a perdere tempo dietro tutti questi politici che, da parecchi lustri a questa parte, pretendono di essere i maggiori “rappresentanti istituzionali” di cotanto paese.

Mah… veramente io ‘sta cosa non la capisco.

(Cliccate sull’immagine per saperne – anzi, per vederne di più…)