Basta lamentele!

(Immagine tratta da qui: https://scienzaesalute.blogosfere.it/post/577055/lamentarsi-fa-male-alla-salute)

Ho deciso che non mi lamenterò più.
Giammai per cose personali, e solo attraverso l’ironia per altre cose, ma sempre formulando osservazioni che siano – provino a essere – concrete e costruttive. Se notate che stia contravvenendo a questa decisione, denotatemelo subito e con vigore.

Mi sono veramente rotto le scatole di tutta questa gente che non fa altro che lamentarsi di tutto, gente a cui non manca nulla di ciò che gli serve nella quotidianità ma si lamenta, si lamenta, si lamenta, si lamenta, gente che non ha veri e seri problemi e nonostante questo si lamenta, si lamenta, si lamenta… Sono gli individui che in questo articolo di qualche tempo fa ho definito lamentatori seriali: gente che si lamenta “di default”, per la quale non conta di cosa ci si lamenta, conta lamentarsi e stop, credendo così di mostrarsi “diversi”, quelli che “non si fanno mica mettere i piedi in testa”, che hanno capito che “li stanno fregando” o che certe cose “non vanno bene così, è una vergogna” eccetera. E che, con le loro lamentele, non solo non fanno nulla per risolvere la situazione della quale si lamentano ma la peggiorano sempre più, spandendo intorno a sé tanto di quel bieco e cieco livore che per la salute è quasi peggio del pm10.

Insomma, basta. Mi allontano quanto più possibile dall’essere o apparire come gente del genere, a costo di dover tenere per me anche circostanze parecchio problematiche; d’altro canto, ribadisco, se è palese che comunque lamentarsi non serve a nulla, al contempo credo che ogni persona debba cercare e trovare in sé la forza per risolvere piccole o grandi situazioni avverse che possano capitarle nella quotidianità, e solo se non vi sia nulla da fare in tal senso si possa pensare in altro modo. Ma certamente, ribadisco, mai e poi mai atteggiandosi nel modo in cui si comporta quella gente. Per carità!

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Suicidi neuronali

Ogni volta che viene proferita in pubblico un’espressione del tipo «valori cristiani», qualche neurone si suicida gettandosi dal ponte dell’intelligenza dentro il baratro dell’ipocrisia.

P.S.: i valori che salvaguardano, sostengono e sviluppano l’umanità e la sua civiltà non sono né “qualcosa” né “di qualcuno”, ma sono valori umani. Punto.

Avere a che fare con belle persone, oppure no

Vivendo in comunità sociali e civiche virtualmente basate su relazioni reciprocamente vantaggiose, in senso culturale, dovremmo sempre godere della fortuna e del privilegio di avere a che fare con persone capaci di insegnarci sempre qualcosa di nuovo e proficuo. Invece, sempre più tocca relazionarci con individui che manifestano condotte civiche e morali nonché doti intellettuali infime e degradanti (ben più di quanto la statistica potrebbe prevedere, io temo), sprecando tempo nell’eventuale confronto quando potrebbe essere ben più costruttivamente impiegato.

Nel frattempo la società, che dovrebbe avere tra i suoi fini fondamentali la “riabilitazione” di tali soggetti degradanti in forza della sua natura civicamente progredita (dacché non manca mai di credersi tale), invece se ne bea, paradossalmente, e coltiva in sé ambiti nei quali quei soggetti trovano campo libero e giustificazioni per la loro miserevole condotta.

Ciò a discapito di tutti, peraltro, se tutti non ci impegniamo a perseguire finalmente e concretamente gli scopi virtuosi in principio citati – propri degli individui sociali quali siamo, poi, anche quando ci crediamo il contrario. A meno che invece non si ritenga che la sorte altrimenti inesorabilmente nefasta che aspetta la società sia tanto “naturale” quanto necessaria a una conveniente tabula rasa dalla quale ricostruire tutto quanto – ma con incognite nel bene e nel male che nessuno può determinare né tanto meno prevedere.

Finestre rotte e menti infrante

In una società come la nostra, nella quale la maleducazione (nei rapporti interpersonali e non solo in tale ambito) viene sempre più sdoganata e imposta come “normalità”, diventando modus operandi anche per chi dovrebbe rappresentare un esempio istituzionale oltre che culturale, mi sembra sempre più evidente che la celebre e illuminante teoria delle finestre rotte, della quale vi ho parlato qui, è assolutamente valida anche tra gli individui. Perché se la gentilezza e la buona educazione sono contagiose in una società sana e culturalmente progredita, la maleducazione è altrettanto contagiosa nelle società in stato di degrado. Per invertire questa condizione non ci vuole molto ma, certamente, ci vuole la capacità di comprendere questa minima ma fondamentale evidenza: perché credere di non dover arginare la maleducazione diffusa e al contempo di poter progredire socialmente (nel senso più generale di ciò, quindi anche culturalmente, economicamente, politicamente, eccetera) è una fantasia che solo una mente totalmente sbandata può generare.

“Tradizioni” italiche

Che meraviglia, questa passione autentica e fervida che da Nord a Sud l’ItaGlia mette nel preservare le sue più peculiari “tradizioni”, vero?
Le quali, con tutta evidenza, fanno pienamente parte della “cultura” popolare nazionale, conosciuta e ampiamente praticata di generazione in generazione, già.

E poi dicono che non ci sono più i valori di una volta! Ci sono eccome, e si fa di tutto perché siano “salvaguardati”, qui.
Proprio meraviglioso, vero?