Una domanda spontanea

Per la prima volta nella storia del genere umano due cambiamenti sembrano imminenti. Il primo è l’esaurimento della natura selvaggia nelle aree del pianeta più facilmente abitabili. Il secondo è l’ibridazione globale delle culture dovuta all’industrializzazione e ai mezzi di trasporto moderni. Nessuno dei due fenomeni può essere impedito, e forse non dovrebbe esserlo. Eppure una domanda sorge spontanea: è possibile, grazie a qualche lieve intervento sui mutamenti in corso, preservare certi valori che altrimenti andrebbero perduti?

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pagg.196-197.)

Leopold, dimostrando nuovamente la sua grandissima lucidità, quasi prossima alla preveggenza, poneva quella domanda “spontanea” negli anni Quaranta del secolo scorso, ben ottant’anni fa, quando forse ancora si poteva agire per regolare l’evoluzione umana degli ambiti citati e intuendo la potenziale problematicità della risposta. Una risposta che oggi ci appare del tutto scontata, sì, ma nella sua assenza: era possibile, certo, ma non è stato pressoché fatto alcun intervento, anzi, quei cambiamenti sono stati resi ancora più perniciosi. Al punto che, se a Leopold (e a pochi altri illuminati come lui) la domanda già allora posta sorgeva spontanea, oggi resta ancora aliena a buona parte delle menti umane, in primis a molte di quelle che governano il pianeta. Sempre che di “menti” si possa parlare, già.

Autoreferenzialità

[Opera di Alberto Ruggieri, da Irancartoon.]
Consentitemi un appunto: l’autoreferenzialità va anche bene, per carità, se si è Einstein, Beethoven o Leonardo da Vinci ovvero una figura di simili capacità o quanto meno di riconosciute doti e opere, altrimenti no, non va bene.

Siccome pare proprio che il tasso di autoreferenzialità, nella maggior parte dei casi, sia un dato inversamente proporzionale alla presenza delle capacità e delle doti che lo giustificherebbero, e posto che obiettivamente le capacità, le doti e le opere di molte persone autoreferenziali sono di gran lunga inferiori a quelle, per dire, di una capra camosciata delle Alpi (creatura peraltro che non mi risulta essere così autoreferenziale, come d’altronde il resto degli appartenenti al mondo animale), fatemi dire che, a mio modo di vedere, l’autoreferenzialità è una delle piaghe maggiori della socializzazione contemporanea. E non va bene, ribadisco, per nulla. Ecco.