Daniel Schönpflug, “L’anno delle comete” (Keller Editore)

Giusto qualche giorno fa (rispetto alla data del presente testo) ho pubblicato un articolo, qui sul blog, nel quale riflettevo sul fatto che buona parte della storia della civiltà umana, in particolare nell’ultimo secolo e mezzo, sia stata determinata non tanto da cose positive ma più da cose negative, ovvero che a ben vedere la nostra storia non sia una narrazione di grandi invenzioni, scoperte, conquiste, ma una lunga cronaca di occasioni perse, che non di rado si sono poi trasformate in grandi tragedie. Ecco, un periodo storico assolutamente emblematico in tal senso è quello appena successivo alla fine della Prima Guerra Mondiale, dal 1918 al 1923: un lustro successivo a quella che ai tempi fu la più grande tragedia mai determinata e subìta dal genere umano, con più di venti milioni di morti e altrettanti di feriti, così spaventosa da far pensare chiunque, allora, che da siffatta catastrofe non sarebbe potuto che scaturirne un lungo periodo di pace e prosperità globale.

Quell’anno fondamentale, il 1918, e quelli successivi, sono proprio il soggetto e l’ambito temporale che lo storico tedesco Daniel Schönpflug racconta ne L’anno delle comete (Keller Editore, 2018, traduzione di Alice Rampinelli; orig. 1918: Die Welt im Aufbruch, 2017), il cui sottotitolo, che riprende direttamente il titolo originale dell’edizione tedesca, fissa la dimensione temporale e “politica”, per così dire, narrata: “1918, il mondo in trasformazione”. Una trasformazione che, ribadisco, molti speravano in meglio, anzi, alcuni ne erano certi che la sanguinosa lezione del conflitto mondiale fosse servita al genere umano a insegnare la giusta direzione verso il futuro. Ma l’autore, nella copertina del libro, sottopone quel vocabolo apparentemente beneaugurante, viste le circostanze, “trasformazione”, alle comete, richiamate nel titolo principale dell’edizione italiana: Schönpflug si riferisce alle comete di un’opera di Paul Klee, La cometa di Parigi, creata proprio nel 1918, ove l’oggetto celeste è certamente sinonimo di desiderio, di speranza (nell’accezione comune a noi oggi nota), ma è pure segno di presagio, di premonizione – lo stesso Klee, nel descrivere la sua opera, indicava la natura aleatoria della cometa, che compare in cielo, lo illumina in modi spettacolari e suggestivi ma poi se ne va via e di nuovo scompare nel buio dello spazio profondo.

Su tale impulso, Schönpflug racconta quel lustro così particolare in un modo altrettanto originale, intrecciando le vicende umane di numerosi personaggi, alcuni celeberrimi, altri del tutto sconosciuti, che vivono la guerra e soprattutto quel periodo successivo inseguendo speranze, ambizioni, sogni, utopie, cercando di trasformare l’armistizio del novembre 1918 con la conseguente ritrovata pace in un periodo costruttivo e virtuoso. Il tutto narrato attraverso brevi capitoletti che assomigliano a tante istantanee della vita di tutti quei personaggi: una narrazione spezzettata che all’inizio potrebbe creare qualche difficoltà al lettore nel seguire i vari personaggi e le relative storie ma che poi, pagina dopo pagina e seguendo la cronologia degli eventi che coinvolgono a loro volta in maniera più o meno correlata l’intero mondo occidentale, diventa intrigante e in effetti azzeccata anche nel ricreare l’atmosfera parecchio agitata e confusa di quegli anni. Si possono così seguire le vicende di Harry Truman, combattente con l’esercito americano in Europa che al suo ritorno negli USA giurerà di non sparare mai più in colpo di fucile (ma, da 33° Presidente degli Stati Uniti, darà poi l’assenso per lo sgancio delle prime bombe nucleari sul Giappone), di Nguyen Ai Quoc, giovane cameriere che dall’Indocina viene a Parigi a cercar fortuna e poi si dà alla lotta politica diventando Ho Chi Minh, il rivoluzionario che guiderà il Vietnam a vincere la guerra contro i potenti USA, di Thomas E. Lawrence, il celeberrimo “Lawrence d’Arabia”, che tanto si spenderà per pacificare e costruire un buon futuro per i paesi del Medio Oriente ma dall’opera degli stati europei ne rimarrà profondamente deluso, di Virginia Woolf all’inizio della sua carriera letteraria, di Gandhi alle prese con l’ultimo periodo di dominio coloniale inglese sulle Indie, di Arnold Schönberg, il grande compositore austriaco che rivoluzionerà la musica classica e colta ma sarà soggetto dei primi atti di xenofobia antisemita da parte dei suoi connazionali, e tanti altri. Insieme a loro, come detto, uomini e donne molto meno celebri, se non sconosciute, ma che in guerra o negli anni successivi furono protagonisti di grandi eroismi bellici e civili i quali diedero loro prestigio e fama, che cercarono di trasformare in azione civica per realizzare piccoli e grandi progetti ma che, loro come quasi tutti quei grandi personaggi, si renderanno rapidamente conto che i milioni di morti, la distruzione, le catastrofi politiche, sociali ed economiche cagionate dal conflitto mondiale non faranno da monito in favore di un futuro di pace. Tutt’altro: il mondo dalla Prima Guerra Mondiale, per colpa degli egoismi delle potenze vincitrici e del vuoto di potere causato dalla repentina caduta degli imperi storici europei, ne uscirà malissimo, confuso e disfatto, in preda ad estremismi d’ogni genere e incapace di visione futura oltre che di volontà di autentico progresso civile e culturale. Così, dopo solo qualche anno dall’armistizio, parte dei paesi europei diverrà preda di totalitarismi rampanti, la Russia s’illuderà di una rivoluzione “socialista” che ben presto si palesa peggiore del dominio degli Zar, l’America verrà sfinita da una terribile depressione, le rivendicazioni popolari – come quelle dei neri che avevano eroicamente combattuto per l’esercito americano e ora, come pur minima riconoscenza, si aspettavano una maggior uguaglianza con i bianchi – verranno bloccate e proibite, e nel contempo per il continente europeo cominceranno a dilagare xenofobie d’ogni sorta, in primis quella contro la popolazione ebraica, come già accennato.

Insomma: fu una trasformazione, sì, ma in peggio, e ancor più paradossale in ciò vista la storia recente così terribile eppure così poco istruttiva. Una gigantesca occasione persa, appunto, che a breve diventerà una tragedia ancora più grande e terribile, la Seconda Guerra Mondiale, nella quale, a differenza della Prima, persino i civili diverranno sistematicamente il bersaglio delle azioni belliche più atroci.

È un libro bello e potente, L’anno delle comete, anche disturbante in certi passaggi, per come renda evidente l’incapacità del tanto borioso Homo Sapiens di imparare dai propri errori evitando di farne di sempre peggiori, ma sempre intenso e coinvolgente da leggere. Per questo, nonostante il suo determinato orizzonte temporale, L’anno delle comete è un libro che appare per molti versi significativo anche per la nostra epoca, così confusa e ancora in preda a troppi estremismi, a troppe guerre – seppur frammentate un po’ ovunque sul pianeta – a troppe occasioni perse, a troppi sogni rimasti sulla carta e, a volte, trasformati in incubi. Basti pensare ai frammenti del libro nei quali Schönpflug racconta dei soldati americani di colore, insigniti di medaglie al merito ma poi, passata l’onda dell’entusiasmo popolare, nuovamente divenuti bersaglio del razzismo congenito americano: e cosa sta succedendo ancora adesso in America, dopo più di un secolo da allora? Ecco.

Nota di merito finale (ennesima) per Keller, che si dimostra in senso assoluto uno dei migliori editori italiani, tanto nella qualità letteraria delle proposte quanto della cura dei volumi con cui le edita. Chapeau!