Lo(ki)down

Questo è un LOCKDOWN:

E questo è un LOKI DOWN:

Per chi non capisse: Loki è il mio segretario personale a forma di cane. Oltre a svolgere le mansioni afferenti tale suo incarico, nel tempo libero coltiva due passioni principali: la distruzione del giardino del domicilio presso cui vive e le camminate in montagna. Questa in particolare è una passione assai fervida, tanto che il quadrupede peloso quando è in ambiente corre ovunque come un matto raddoppiando – se non di più – distanze e dislivelli percorsi, nemmeno dovesse osservare annusare addentare tutte le piante, i cespugli, i rami, le pietre, i fili d’erba presenti nel territorio attraversato. Poi, una volta rientrato al suo domicilio e dopo tutto questo correre forsennato, nel tempo di una manciata di minuti crolla esausto, addormentandosi ovunque gli capiti abbattuto dalla stanchezza – come nella foto lì sopra.
Ecco: “abbattuto”, in inglese down, appunto.

😄

(La foto di Milano è di Francesco Ungaro da Unsplash.)

Come la Regina Elisabetta

Non so se sia stato per qualche complimento ricevuto particolarmente caloroso, per gli sguardi irresistibilmente dolci di una cagnetta oppure per aver ottenuto il proprio nuovo record personale di pupù giornaliera o per chissà quale altro motivo, ma temo che Loki, il mio segretario personale a forma di cane, si sia un po’ montato la testa.

L’altro giorno, mentre ero in auto con lui dietro, si è piazzato sul sedile in modo da poter salutare i passanti lungo le strade percorse che nemmeno la Regina Elisabetta durante il Trooping the Colour o qualche altra simile celebrazione “regale”, d’un tratto lamentandosi con sonori abbai perché – ho dedotto, forse – stessi percorrendo vie con poco o senza pubblico. Che diamine, mica potevo violare le zone pedonale e a traffico limitato solo per soddisfare questa sua bizzarra fregola!

Chiedo agli amici che convivono con cani: è capitato pure a voi qualcosa del genere? Se l’avete risolta, come? Non è poi che i cani che manifestino tale smania pretendano pure una sontuosa carrozza trainata da cavalli per farla ancora più “seria”, vero?

Ecco, per sapere eh!

Idiosincrasia sonora

Temo di soffrire – per un “problema” mio, sia chiaro – di qualche acuta forma di idiosincrasia sonora riguardo la gran parte della musica “pop” italiana di produzione recente. Nel senso che, se facendo zapping radiofonico in auto finisco su qualche stazione che trasmette un brano di quelli, nel giro di pochi secondi di ascolto di musica e parole e, diciamo, in novantotto casi su cento, prima assumo un’espressione di puro sconcerto, poi sovente rido, quindi un disgusto pressoché irrefrenabile mi torce i lineamenti del viso (capita che questa fase si manifesti anche al posto della precedente, eliminandola), infine mi coglie un’irritazione a dir poco vibrante, che posso tenere a freno soltanto tornando subito ad ascoltare qualche traccia dai supporti personali*.

Chissà come mai mi succede, questa cosa.

Già… chissà!

*: per la cronaca, oggi ad esempio ho interrotto l’ascolto dell’ennesimo prodotto del pop italiano – e della conseguente profusione di improperi – con il brano** che potete ascoltare qui sotto, in versione live.

**: sì, sono abbastanza in fase progressive, in questi giorni.

Un anno

Ormai è già un anno – trascorso da qualche giorno – che Loki sta collaborando con me in veste (dopo l’adeguato tirocinio) di segretario personale a forma di cane oltre che, certamente, di miglior amico. E non posso che confermare ciò che tanti amici e conoscenti mi dicevano, al riguardo: non esiste nessuno come un “animale” in grado di insegnare l’umanità a noi che “umani” ci definiamo su basi a volte ingiustificate. Come ad esempio quando ci permettiamo di chiamare gli animali bestie, con accezione inesorabilmente dispregiativa, ma principalmente per tentare (e credere) di autogiustificarci una bestialità talmente crudele che invece nessun animale, anche il più “feroce”, ha mai – e sarebbe mai – in grado di manifestare.

Ecco, be’, forse solo calzini e magliette e altre cose affini non la pensano così (se di pensare fossero in grado); d’altro canto devo riconoscere a Loki che, dopo averle masticate e mangiucchiate, le ripone con un certo ordine nella sua cuccia senza lasciarle in giro per casa, dunque dimostrando maggior virtù anche a tal riguardo rispetto a molti umani.

Alle 2 e 40

La scorsa notte alle 2 e 40 Loki, il mio segretario personale a forma di cane, ha pensato bene di salire da me in camera da letto e saltarci sopra, al letto, con un entusiasmo che definirei “adolescenziale” (per la cronaca: quasi 40 kg di cane sulle mie gambe, d’improvviso) per, suppongo, raccontarmi di qualche sua nuova strabiliante (lui avrà supposto, di sicuro) idea, che so, forse la trama di un nuovo romanzo talmente geniale da condurmi dritto al Nobel per la letteratura su un tappeto rosso lungo da qui a Stoccolma o qualcos’altro del genere, chissà.

Alle due e quaranta, già.

Se non fosse che, per l’ennesima volta, si è dimenticato che sì, il significato qualche sua espressione canina – abbai, mugugni, guaiti, eccetera – forse l’ho anche intuito e imparato ma tutto un discorso no, per nulla. Così, la sua strabiliante (secondo lui, immagino) idea non l’ho afferrata e, per giunta, non ho più chiuso occhio fino a mattina. Dacché l’ho pur convinto a smontare dal letto e a piazzarcisi in fondo, sul pavimento – il che ha fortunatamente permesso al sangue di tornare a circolare, nelle mie gambe – ma, come non di rado accade, s’è messo a russare con un tale fragoroso impegno che una segheria della British Columbia (per la cronaca: regione del Canada con grandi superfici forestali) a pieno regime farebbe meno rumore.

Insomma: non posso che ammirare in Loki la costante dedizione intellettuale al lavoro che compie per me, senza dubbio, ma preferisco cercare e trovare il modo, rapidamente, di fargli capire che gli straordinari notturni non sono stati compresi nel suo contratto, che (sempre per la cronaca) non ho affatto intenzione di modificare al riguardo.
Ecco.

N.B.: nell’immagine di repertorio in testa al post, Loki mentre cerca mendacemente di spacciarsi per un cane del tutto tranquillo e non per un teppista facinoroso e casinista.