Guardare la TV

[Foto di Sven Scheuermeier da Unsplash.]
Lo ammetto: ieri sera, a casa, ho ceduto e, dopo parecchio tempo che non lo facevo, mi sono messo lì sul divano a guardare la TV.
Be’, non è stata una gran trovata e dopo solo pochi momenti ero già bell’e annoiato, già.

Come dite? Se l’ho accesa, la TV?
Certo che no! Mica sono pazzo! Va bene cedere a certe pur inopinate istigazioni, ma non del tutto, giammai!

😄

Ultrasuoni #8: U2, New Year’s Day

Ora io, qui, è inutile che vi scriva qualcosa sugli U2, sarebbe come pretendere di poter scrivere ancora qualcosa su Dante e la Divina Commedia dacché per gli uni e per gli altri, in maniera cronologicamente proporzionale, parla già la storia e la gran messe di parole spese nei loro riguardi. Tuttavia, se io penso a New Year’s Day non solo come a uno dei brani più belli della musica “pop” contemporanea ma pure come a uno di quelli basati su “armonie fondamentali” che trascendono il mero giudizio “bello/non bello” per toccare in tutti o quasi le corde più profonde dell’animo proprio in forza della loro armonia pressoché perfetta nella sua (apparente) semplicità (qui ce n’è un altro di brano dalle armonie fondamentali, secondo me), quando penso a New Year’s Day penso pure che fu un brano pubblicato nei primi giorni dell’anno 1983 ma venne composto e registrato qualche mese prima, quando i componenti degli U2 avevano tra i ventuno e i ventidue anni (e penso anche che l’anno precedente avevano già fatto un altro gran pezzone come Gloria, ad esempio), e mi chiedo: ma che razza di talento, di doti artistiche, di carisma avevano questi – e numerose altre band di allora – per saper creare, così giovani, pezzi tanto fenomenali?

E me lo chiedo perché poi al riguardo inevitabilmente penso ai “talent” musicali di oggi e a ciò che vi si può trovare (non guardo la TV, ma gli echi di quei programmi mi giungono da più parti, come prevedibile), e mi faccio molte domande, sulla musica “pop” di oggi, già. Con risposte sovente infastidite, ecco.

Ma forse coltivo solo l’illogica pretesa di mettere a confronto un’opera come la Divina Commedia con un libro di qualche influencer odierna – nonostante si tratti in entrambi i casi di parole scritte e, formalmente, di “letteratura”.

Idiosincrasia sonora

Temo di soffrire – per un “problema” mio, sia chiaro – di qualche acuta forma di idiosincrasia sonora riguardo la gran parte della musica “pop” italiana di produzione recente. Nel senso che, se facendo zapping radiofonico in auto finisco su qualche stazione che trasmette un brano di quelli, nel giro di pochi secondi di ascolto di musica e parole e, diciamo, in novantotto casi su cento, prima assumo un’espressione di puro sconcerto, poi sovente rido, quindi un disgusto pressoché irrefrenabile mi torce i lineamenti del viso (capita che questa fase si manifesti anche al posto della precedente, eliminandola), infine mi coglie un’irritazione a dir poco vibrante, che posso tenere a freno soltanto tornando subito ad ascoltare qualche traccia dai supporti personali*.

Chissà come mai mi succede, questa cosa.

Già… chissà!

*: per la cronaca, oggi ad esempio ho interrotto l’ascolto dell’ennesimo prodotto del pop italiano – e della conseguente profusione di improperi – con il brano** che potete ascoltare qui sotto, in versione live.

**: sì, sono abbastanza in fase progressive, in questi giorni.

Quella sulla musica italiana in radio è una proposta di legge Comic(a)!

Tralasciamo pure il fatto che il documento qui sopra riprodotto, che presenta la “proposta di legge” (!) con la quale imporre alle emittenti radiofoniche di trasmettere una quota minima di brani italiani, è già buffo di suo, col suo contenuto e quel carattere utilizzato che – guarda tu che caso! – si chiama Comic (fate clic sul link e leggete perché è nato e come lo si dovrebbe usare), tralasciamo anche che una tale proposta puzzi lontano mille km di Ventennio e di EIAR ma supponiamo pure, di contro, che nel principio il suo fine possa anche essere nobile… e tralasciamo pure che vorrei tanto sapere chi sceglierebbe poi i brani da trasmettere, chi ne decreterebbe la qualità artistica e su quali basi, e se fosse effettivamente una scelta svincolata da meri accordi commerciali – quella pratica che nel gergo del settore viene chiamata payola – e quanto spazio verrebbe garantito alla musica indipendente, quella che di frequente offre la migliore qualità artistica proprio perché libera da imposizioni commerciali…

Tuttavia, posto e tralasciato quanto sopra, mi chiedo: e se si provasse a supporre che la musica italiana non venga trasmessa dalle radio – accordi commerciali con le case discografiche a parte, le quali peraltro producono pure musicisti nostrani – perché, molto semplicemente, non è di buona qualità? E se fosse tale anche perché il pubblico italiano non gode di un bagaglio culturale e, in tal caso, artistico-musicale, all’altezza e in grado di mettere in evidenza i migliori musicisti rispetto a quello mediocri? No, perché se il talento musicale italiano è ad esempio quello proposto negli ultimi anni dai vari “talent show”, beh… salvo rari casi, gli dei ce ne scampino!

Ciò, sia chiaro, non significa che anche dall’estero non vengano – e siano trasmesse – proposte musicali di qualità discutibile – di contro, da frequentatore di lungo corso della musica e di molte scene estere, so bene come altrove la qualità media sia ben maggiore rispetto a quella nostrana. In verità, di artisti musicali italiani di gran pregio ve ne sono a bizzeffe e sovente sono assai noti e apprezzati all’estero senza che lo si sappia in Italia (ad alcuni di essi vi dedicai anche una puntata del mio programma radio, tempo fa) ma mai – e ribadisco, mai – vengono trasmessi dalle grandi radio (a parte forse che sulla sola Radio3 RAI, emittente pubblica dedita alla cultura, non a caso, e non casualmente la meno ascoltata in ambito RAI): proprio perché di qualità troppo alta per lo standard dell’uditorio italico. Troppi colti, troppo poco d’appeal, poco vendibili, poco divulgabili: cerchio (e porta) chiusa – alla musica di qualità.

Ergo? Cui prodest?

Insomma, devo riassumere quanto sopra a riguardo di quella proposta di legge in comic sans con poche parole? Una bella e buona scempiaggine, in perfetto stile con quanto viene spesso da certa politica. Ecco.

E ascoltate la vera buona musica italiana, mica la robaccia che vi spacciano come tale in TV o sulle radio ultracommerciali e senza che ci sia bisogno di una legge tanto idiota quanto rozza che ve la imponga! Solo sostenendo i musicisti di qualità, sapendo comprenderne il valore, si potrà accrescere il livello artistico delle produzioni musicali: fatto ciò, la diffusione radiofonica verrà di conseguenza. Alla faccia di Sanremo, dei “talent show” televisivi e di tutte le altre simili messinscene.

N.B.: cliccando qui potrete leggere un ottimo approfondimento sulla questione tratto dal Giornale della Musica.

N.B.2: chi scrive – lo dico senza alcun vanto ma per mero dato di fatto – trasmette musica in una radio (indipendente) da quasi 30 anni. Già.

Sono solo “canzonette” (e sempre più!)

Sarà che sto diventando vecchio dunque acido (lo so, è una scusa sempre buona questa, un po’ come lo stress col quale giustificare tutto, dall’unghia rotta all’infarto fulminante), ma ogni volta che mi capita di fare zapping sui canali radio (si usa “zapping” anche per essi, poi?) imbattendomi in emittenti che trasmettono musica italiana, resto veramente basito dalla pochezza assoluta – artistica, tecnica, tematica e, oltre a ciò, culturale – di così tanti brani nostrani da classifica. Mi sembrano le canzoncine che un tempo si presentavano ai saggi scolastici delle medie o alle gare canore oratoriali, solo (e ovviamente) meglio arrangiate; tuttavia siamo a questi livelli, all’involuzione costante della già da tempo degradata “canzonetta” sanremese – il che è tutto dire. Il confronto con la musica commerciale straniera, che a sua volta spesso non eccelle in qualità artistica, è duro e deprimente: il brano italiano lo si riconosce fin dai primi secondi per la sua già palese (e palesata) banalità e se almeno, in molti casi, non partisse il cantato, forse si salverebbe pure… invece no, il cantato parte, e la suddetta banalità vira rapidamente in sconfinata insulsaggine. E il bello è che nel frattempo hanno pure inventato i “talent”! Se il risultato di cotanto talent è questo, beh… aridatece lo Zecchino d’Oro!

Insomma, che dire? Forse che, come ogni popolo ha i governanti che si merita, si merita pure certi cantanti? Evidentemente…

P.S.: certo, lo so bene che di artisti musicali di alta e altissima qualità ce ne sono parecchi, in Italia… Zu, Calibro 35, Aucan, Argine, Port-royal, Morkobot, Jennifer Gentle – solo per fare qualche nome. Ma, chissà come mai, spesso sono famosi più all’estero che qui. Al solito: nemo propheta in patria, e amen!