A proposito della geografia di cui non importa più niente a nessuno… (reloaded!)

In occasione della puntata di questa sera di RADIO THULE, dedicata alla geografia, ripubblico l’articolo sottostante, datato novembre 2017, con il quale già focalizzavo il tema (che mi sta parecchio a cuore, lo ammetto con malcelato orgoglio) e indicavo alcuni suoi punti fondamentali nonché alcune conseguenze a dir poco deleterie. Già, perché non considerare e non conoscere più la geografia come si dovrebbe fare, non comporta solo (e banalmente) il non saper più dove si trovino certi paesi oppure, a livello più “casalingo”, il nome della montagna che sovrasta casa ma, ben peggio, comporta la perdita di conoscenza – e di coscienza – di se stessi. Proprio come già è avvenuto in certi spazi caoticamente antropizzati – le periferie di alcune grandi città, ad esempio – nei quali la geografia peculiare è stata negata, distorta o distrutta, infarcendoli di “non luoghi” e causando così nei residenti condizioni di spaesamento e dissonanza cognitiva.
Ma, appunto, ne parlerò più diffusamente questa sera, in RADIO THULE. Intanto, buona lettura.

L’ho già affermato più volte in passato, qui e altrove, come io creda che l’eliminazione pressoché totale dell’insegnamento scolastico della geografia, e in più in generale dell’educazione alla conoscenza del territorio in cui si vive e/o ci si muove, sia una delle cose più folli e tragiche che siano state imposte. Qualcosa dalle conseguenze culturali terribili: senza conoscenza geografica del territorio non c’è cura per il territorio stesso, il legame identitario quale elemento fondante della cultura delle genti che lo abitano diventa inesorabilmente bieco e barbarico identitarismo, si innescano fenomeni di dissonanza cognitiva, di spaesamento, col rischio che persino spazi dotati del più potente Genius Loci diventino formalmente non luoghi. Un processo di degradamento culturale che infine intacca inevitabilmente anche la comunità sociale e il relativo senso civico, disgregandolo come neve al Sole.

Bene… poco tempo fa, sto risalendo un’ampia mulattiera che adduce al colmo della dorsale dell’Albenza, bellissima propaggine montuosa che dalla cresta del Resegone si allunga verso Sud raggiungendo i colli alle spalle della città di Bergamo. Qui ogni singolo elemento del territorio ha infinite storie da raccontare, e i sentieri sono la più evidente scrittura grazie alla quale leggere le narrazioni di queste montagne che dividono il bacino del Lago di Como, dell’Adda e della Brianza, con Milano in vista laggiù verso Sud Ovest, e le valli bergamasche. Ma è una divisione solo orografica, in verità, anche quando quassù sono stati posti i confini tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, prima, e delle giurisdizioni provinciali poi: nei secoli questi sentieri hanno visto il transito di soldati, di pellegrini, forse di qualche brigante ma, soprattutto, di genti che passavano di qua e di là dalla dorsale per commerciare e scambiare merci e prodotti di propria manifattura o frutto del proprio duro lavoro rurale, intessendo un fitto legame culturale, sociale e antropologico tra i territori contigui che, appunto, la montagna ha contribuito sempre a unire e mai a dividere, come invece signori, potenti e politici hanno pensato di poter fare.

Detto questo, d’un tratto mi viene incontro correndo un ragazzo, indosso abbigliamento tecnico sportivo e uno smartphone che diffonde musica. Rallenta un poco la corsa, mi guarda con fare titubante, poi mi chiede: «Scusi… ma dove si va da questa parte?»
«A Carenno!» gli dico, denominandogli la località dalla quale il sentiero ha inizio, principale comune della zona e di questo versante della dorsale dell’Albenza.
«Ah.» fa lui, ancora più perplesso, e aggiunge: «Ma che posto è? Dove si trova?»
Immagino che provenga da uno dei paesi posti sull’altro versante della dorsale, e infatti me lo conferma. Località dirimpettaie rispetto a Carenno dalle quali distano due ore a piedi, una manciata di km in linea d’aria, in mezzo solo la montagna peraltro qui delle più accessibili, ad una quota di nemmeno 1300 m.
«Non hai mai sentito nominare Carenno?» gli faccio, ora io parecchio perplesso.
«No.» mi risponde laconico.
Gli consiglio di tornare indietro, a tal punto: se non conosce i sentieri della zona, pur elementari che sono, potrebbe perdersi. Nel dirgli questa cosa sento che una parte di me la segnala come paradossale, quasi ridicola: è un po’ come se il proprietario di un’auto conoscesse bene la parte anteriore ma non sapesse cosa ci sia nel baule, se non sui sedili posteriori.

Lo vedo risalire a passo veloce verso il colmo della dorsale ove la mulattiera, che almeno da sei secoli rappresenta una delle vie di collegamento principali tra i due versanti della montagna – o rappresentava, mi viene da pensare. Penso pure a tutte quelle riflessioni che, in principio di questo articolo, ho riassunto rapidamente, e al fatto che oggi, ancora più che in passato, quando soldati di eserciti diversi stazionavano in prossimità del crinale per fermare eventuali transiti vietati tra domini diversi e spesso nemici, le montagne sono state fatte diventare confini: non più attraverso ingiunzioni politiche ma con l’imposizione di una miserrima ignoranza geografica nonché storica – dacché storia e geografia sono causa/effetto l’una dell’altra, come sancì il grande geografo francese Élisée Reclus un secolo e mezzo fa. E non mi riferisco a quel buon ragazzo che non conosceva cosa ci fosse poco oltre il proprio uscio di casa (al quale non posso imputare alcuna colpa, in linea di principio, e che, almeno quel giorno, ha lodevolmente scelto di farsi una bella corsa tra i meravigliosi boschi dell’Albenza piuttosto che rinchiudersi in un centro commerciale – altro comportamento indotto dalla “condanna a morte” della geografia) ma, più in generale, alla nostra società contemporanea, volutamente (se non strategicamente) privata di ogni buon riferimento culturale utile a ad essere libera nel pensiero e nell’azione, per diventare invece fragile plastilina modellabile facilmente da chiunque si arroghi il potere di farlo.

Eppure noi uomini siamo tali – esseri umani, intendo dire – proprio perché lungo la storia abbiamo imparato a riferirci e relazionarci al territorio in cui stiamo, abitiamo, lavoriamo o attraverso il quale transitiamo, costruendo con esso un legame fondamentale per la nostra civiltà e, ancor più, per la nostra stessa identificazione culturale e antropologica. Un legame nato proprio perché un bel giorno di chissà quanti millenni fa decidemmo di uscire dalle caverne e cominciare a esplorare il territorio che avevamo intorno: la conseguente conoscenza di esso ci ha permesso di identificarci nel mondo, di segnalare la presenza attraverso le tracce del nostro passaggio, di acquisire una determinata identità proprio grazie a ciò che trovavamo nel territorio attorno a noi, con cui dovevamo intessere un qualche tipo di rapporto: con le piante e i boschi, i monti, i fiumi, i laghi e i mari ovvero con l’intero paesaggio che andava generandosi nella nostra mente proprio grazie al fatto che noi stavamo intessendo quel legame con territorio d’intorno. Un paesaggio che alla fine ci rappresentava e ci rappresenta, allo stesso modo per cui noi possiamo e sappiamo rappresentare quel paesaggio. Se le conosciamo, ovviamente.

Ecco, tutto ciò vale ancora oggi, anzi, pure più di prima. Non sapere nulla della geografia attorno a noi equivale a non sapere nulla di noi stessi. È come essere forestieri a casa propria, smarriti senza possibilità di ritrovarci, in balìa dello spazio, del tempo e della storia. Uomini senza autentica cultura umana, insomma.

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In lode della geografia: questa sera una puntata di Radio Thule da non perdere per non “smarrirsi”!

Questa sera, 3 dicembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 5a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Viva la Geografia!”

Bistrattata a scuola, pressoché eliminata dalle materie di studio, ignorata dai più. Da qualche tempo la geografia non gode di molta considerazione, anzi… ma è un gravissimo errore, questo, perché la geografia è una cultura quanto mai fondamentale da possedere, e tanto più nel mondo “liquido” di oggi, nel quale è oltre modo necessario averla a disposizione per non smarrirsi definitivamente.
Questa puntata di RADIO THULE non vuole solo essere un omaggio alla geografia ma, ben più, vuole fare da sprone alla salvaguardia della sua imprescindibile importanza e della necessità di tornare a studiarla e conoscerla a fondo. Andremo alla scoperta di cos’è la geografia, della sua storia antica e recente, delle sue varie discipline, del perché sia tanto importante possederne le nozioni e perché senza di essa ci troveremmo veramente sperduti: non solo nei territori in cui stiamo ma, forse soprattutto, in noi stessi. Perché solo se sappiamo con massima cognizione di causa dove siamo potremo conoscere altrettanto bene chi e cosa siamo.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 17 dicembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
www.rciradio.it (Streaming tradizionale)
http://rciradio.listen2myradio.com
(64 Kbps, 32000 Hz Stereo AAC Plus)
– Player Android: Google Play
Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!

“Cronache da Thule #2”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 19 novembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 4a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #2”!

Torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 2, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di due mostre d’arte in corso assolutamente affascinanti, di considerazioni sul clima da parte di un noto climatologo, di cosa significa essere “rivoluzionari” oggi, di un musicista contemporanea a sua volta e a suo modo “rivoluzionario”, di un bellissimo libro di storie di montagna… e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 3 dicembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
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Come e cosa sarà il web di domani? Ce lo svela Dario Bonacina questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

Questa sera, 5 novembre duemila18, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 3a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Meglio conoscere oggi il web di domani”!

Inutile negarlo: siamo donne, uomini, individui, cittadini ma pure, e sempre di più, utenti della rete. Sul web passiamo molte ore tutti i giorni, ci “incontriamo”, parliamo, discutiamo, ci informiamo, vediamo, ascoltiamo, compriamo, qualcuno si sposa o divorzia, pure…  Social network, siti d’informazione e di influencer marketing, negozi on line, piattaforme multimediali a interattività sempre maggiore, smartphone e tablet eternamente connessi sono sempre più gli ambiti e gli strumenti nei quali/coi quali ci manifestiamo, nuove pubbliche piazze, nuove residenze virtuali presso le quali trovarci. Ma, posta tutta questa pervasività della rete nella nostra vita quotidiana, in verità dove sta andando il web? Come si sta evolvendo? Facebook ha cominciato il suo declino? Che social network monopolizzerà la rete nei prossimi anni? Quanto ancora oltre rispetto ad ora si spingeranno la multimedialità e l’interattività degli utenti con il web? La TV per come la conosciamo oggi ha gli anni contati? Cosa faranno domani gli smartphone per noi (o contro di noi)?
Temi tanto intriganti quanto importanti, questi, dei quali si disserterà in questa puntata di RADIO THULE, alle ore 21 in FM e streaming su RCI Radio, con un ospite prestigioso e qualificato: Dario Bonacina, tecnico informatico, esperto di new technologies e cultura digitale, articolista per numerose testate del settore e, in questa puntata, nostra preziosa guida nel futuro della rete, e in fondo di noi tutti.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 19 novembre, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

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Il futuro del web? Comincia lunedì in RADIO THULE, su RCI Radio!

Il web, ovvero il mondo virtuale nel quale sempre più “viviamo” ovvero ci “manifestiamo”, giorno dopo giorno, tra social network, siti d’informazione e di influencer marketing, negozi on line, piattaforme multimediali a interattività sempre maggiore… Ma in verità dove sta andando, il web? Come si sta evolvendo? Facebook ha cominciato il suo declino? Che social network monopolizzerà la rete nei prossimi anni? Quanto ancora oltre rispetto ad ora si spingeranno la multimedialità e l’interattività degli utenti con il web? La TV per come la conosciamo oggi ha gli anni contati?
Temi tanto intriganti quanto importanti, questi, dei quali si disserterà nella prossima puntata di RADIO THULE, lunedì 5 novembre alle ore 21 in FM e streaming su RCI Radio, con un ospite prestigioso e qualificato
Save the date e occhio al blog, che a breve ne saprete di più!