Quattro grandi personaggi, quattro “storie misteriose”, un’intrigante scrittrice: Jussin Franchina, questa sera in RADIO THULE su RCI Radio!

Questa sera, 10 giugno duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 15a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata “Atlante sentimentale di storie misteriose!

Raccontare le vite di personaggi famosi è cosa molto meno semplice di quanto si potrebbe pensare. Ovvero: è semplice riferire ciò che in fondo tutti già sanno di quei personaggi, la loro esistenza pubblica, più difficile è tratteggiare una vera biografia, cioè un racconto autentico della loro “vita”, nel senso più completo del termine – un senso per il quale la storia pubblica spesso rappresenta solo l’involucro esterno di un contenitore pieno di mille altre cose meno evidenti, a volte sfuggenti o trascurate eppure importanti se non fondamentali. Per fare ciò occorre molta sensibilità, un acume visivo ed emozionale capace di cogliere ogni minimo dettaglio, la dote di andare sempre oltre la mera realtà, di osservarvi attraverso, di cogliere anche ciò che vi si cela dietro.
È ciò che sa fare Jussin Franchina, “la Jù”, scrittrice e autrice bergamasca già ospite più volte in RADIO THULE, che in questa puntata torna a offrirci quattro “istantanee biografiche” di altrettanti grandi personaggi della storia recente: due celeberrimi e leggendari come Ayrton Senna e Luigi Tenco, altri due forse meno noti ma a loro modo assai emblematici e peraltro legati alla storia di un mito assoluto del Novecento, i Beatles: Stuart Sutcliffe e Brian Epstein. Quattro biografie particolari che tratteggiano ritratti inediti da punti di vista alternativi e sagaci raccontate nello stile intrigante e peculiare di Jussin, accompagnate da altrettanti brani musicali ad esse legati: una puntata, insomma, che certamente vi incuriosirà e affascinerà come non mai!

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 24 giugno, sempre alle ore 21.00, la prossima e ultima puntata per questa stagione 18/19 di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
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Una band da ascoltare e di cui “parlare parlare”… questa sera in RADIO THULE, ore 21, live su RCI Radio!

Questa sera, 18 marzo duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 11a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE, intitolata Una band musicale di cui parlare, parlare”.

Durante la stagione in corso di RADIO THULE, più volte nella selezione musicale di alta qualità che caratterizza il programma hanno trovato posto brani degli anni ’80, un periodo particolarmente luminoso, musicalmente, nel quale anche il pop da classifica presentava qualità artistiche oggi inimmaginabili. Poi, il 25 febbraio scorso, è giunta la notizia dell’improvvisa morte di Mark Hollis, leader di uno dei gruppi più importanti e influenti di quel periodo (e non solo), i Talk Talk, capaci di seguire un’evoluzione musicale tanto sorprendente quanto geniale. Nella puntata di questa sera RADIO THULE ripercorrerà la carriera della grande band inglese, dai successi del periodo più pop a quelli talmente innovativi (tanto quanto  sconosciuti o quasi al grande pubblico e pure a chi li seguiva ai tempi delle loro hit di metà anni ’80) da fare di Hollis e compagni gli “inventori” del post rock degli anni ’90, nonché rendendo i Talk Talk pure un ottimo motivo di celebrazione di un decennio che, forse, è stato l’ultimo realmente creativo e artisticamente sublime, nella musica più commerciale, prima del definitivo e degradante assoggettamento al più gretto mercato discografico.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 1 aprile, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

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25 anni “nel lato oscuro dell’eclisse”

Esattamente 25 anni fa, nel 1994, dalle ombrose foreste della regione montana del Telemark, in Norvegia, se ne uscivano quattro ragazzi nemmeno ventenni presentandosi come una nuova band e portandosi appresso un disco dal titolo assai evocativo: In the Nightside Eclipse. Conteneva una musica gelida, potente e velocissima, atmosfere spettrali e oscure eppure indefinibilmente sublimi, se non mistiche. Aveva una produzione quasi low-fi (volutamente), eppure in quel suono ribollente si potevano già distinguere perfettamente la notevole perizia tecnica e compositiva nonché le grandi potenzialità della giovane band che aveva impresso sulla copertina del disco (notateci la citazione grafica a Gustave Doré, artista molto amato dalla band!) il proprio nome, un nome profetico per il gruppo che sarebbe diventato – per giudizio unanime – il più grande e importante del genere black metal: Emperor!

In the Nightside Eclipse è stato un disco – posseduto sia in vinile che in cd – fondamentale, per me. Grezzo e al contempo raffinato, fu il perfetto antesignano di quel capolavoro di black metal operistico, pubblicato tre anni dopo, che fu Anthems to the Welkin at Dusk, oggi considerato tra i più importanti album del rock estremo – nel mentre che Ihsahn, il leader degli Emperor, è a sua volta tra i più apprezzati e originali musicisti alternativi europei, dotato di una classe più unica che rara.

In particolare, nella tracklist di In the Nightside Eclipse, c’è un brano a cui sono assolutamente legato, per la sua musica maestosa e per quel titolo che ha, a sua volta un piccolo capolavoro di fascino oscuro: Cosmic Keys to My Creations & Times. Capirete bene che non possa non sentirmi legato, a una canzone che si chiama così!

Clic qui sotto, e fatevi illuminare anche voi dai “cieli ricolmi di stelle | ove giacciono i segreti delle forze universali”…

Mark Hollis (1955-2019)

Quando in qualche chiacchierata più meno “ufficiale” mi ritrovavo a parlare di “spessore artistico” in ambito musicale pop, facilmente mi veniva da citare i Talk Talk. Famosissimi soprattutto per quei loro due brani di metà anni ’80, It’s my life e Such a shame, ma che poi, nel pieno del più grande successo immaginabile, decisero di cambiare strada, dirigendosi verso territori musicali e artistici molto più elaborati, più raffinati tanto quanto più ostici all’ascolto. La popolarità ne risentì parecchio ma la qualità artistica, già notevole nel periodo più “commerciale”, raggiunse vette notevoli (il loro ultimo LP, Laughing Stock, è considerato tra i migliori album rock di quegli anni e non solo), facendo diventare la band una delle più influenti del panorama post rock e consacrando il loro leader Mark Hollis, al quale si deve quel cambio di strada musicale, come uno dei più innovativi e geniali compositori tra gli Ottanta e i Novanta, molto apprezzato non solo dalla critica ma pure da tanti colleghi che sovente lo indicavano come fonte d’ispirazione – pur a fronte della tutto sommato esigua produzione musicale. E “innovativo” lo fu, Hollis, anche nella decisione ugualmente controcorrente di lasciare il mondo della musica a fine anni ’90, per dedicarsi alla propria vita privata.

Per ciò la sua dipartita, avvenuta ieri, è particolarmente triste. Come sempre, quando personaggi di tal levatura artistica – e di rimando culturale – se ne vanno.

(Nell’immagine, un ritratto di Mark Hollis fatta da Makkox e tratta dalla sua pagina Twitter.)

Emperor, “Anthems to the Welkin at Dusk”, 1997-2017

Esattamente 20 anni fa, nel luglio 1997, veniva pubblicato un album destinato a diventare una pietra miliare del rock estremo da parte di una band oggi considerata, a sua volta, la migliore di sempre nel genere black metal: Anthems to the Welkin at Dusk degli Emperor.

Fino a quel momento “black metal”, per gran parte del pubblico, anche di quello più dedito alle sonorità rock, era rappresentazione della parte peggiore della musica, sinonimo di rumore, di caos, di negazione d’ogni buon concetto di arte musicale – senza contare la fama “nera” del genere, appunto.
Gli Emperor, band composta di raffinati musicisti guidati da un leader, Ihsahn, estremamente colto e preparato, già aveva dimostrato con il precedente lavoro, In the Nightside Eclipse, di poter intessere sulla tipica base black metal strutture assai più raffinate, palesemente derivanti dalla musica classica e nonostante ciò estremamente potenti e d’impatto. Ma è con Anthems che tale già ottimo amalgama viene estremamente elaborato, perfezionato, ancor più potenziato ed estremizzato ma, al contempo, reso pure incredibilmente sofisticato e raffinato al punto da raggiungere livelli artistici sublimi. Per i suoi brani si parla di operistic black metal, dacché la struttura classica di essi diventa ancora più evidente (si ascolti With strenght i burn, ma già l’intro Alsvartr (The Oath) è pura classica sperimentale contemporanea – senza contare che gli Emperor scelgono di registrare l’album presso i Grieghallen Studios di Bergen, in omaggio al celeberrimo compositore norvegese Edvard Grieg), ma si parla pure di cosmic black metal, per come certe atmosfere create in essi rammentano gelide atmosfere spaziali attraversate a velocità luminali (The Acclamation of Bonds). Tuttavia da subito, con il primo vero brano dell’album, Ye Entrancemperium, gli Emperor fanno capire quanto meravigliosamente potente e devastante sa essere la loro musica, velocissima, virtuosistica, intricata, destinata palesemente a segnare un punto fermo nella storia non solo del genere ma dell’intero panorama rock. È dopo la pubblicazione di Anthems… che qualcuno scrisse Emperor performs Sophisticated Black Metal Art exclusively, “Gli Emperor eseguono esclusivamente sofisticata arte black metal”, una sorta di motto che poi la band ha fatto proprio e che tutt’oggi rappresenta la miglior definizione dello spessore artistico dell’ensemble norvegese, sancendone il primato assoluto nel genere.

In ogni caso non è mia intenzione ora, qui, farmi una recensione d’un’opera musicale talmente celebrata da far che possiate trovarne a decine, di recensioni, sul web. Preferisco rispondere alla domanda che forse vi starete facendo: “Embè, perché ci parla di questo album?”. Perché è un album che ritengo fondamentale tra le cose grazie alle quali posso dire di essere ciò che sono – nel bene e nel male, ovviamente. A differenza di tanti altri, credo la musica qualcosa la cui fruizione trovo estremamente personale, intima, e assolutamente “referenziale”. Non pubblico quasi mai brani musicali graditi, ne qui e nemmeno sui social, e ciò non solo perché possa credere i miei gusti non così “comuni”. Semmai proprio perché certi brani musicali si fanno vera e propria colonna sonora profondamente intima dell’esistenza – e non è un mero luogo comune, tale definizione – e proprio perché una musica tanto particolare, tanto forte e così identificante come quella di Anthems… non può essere “consumata” in semplici ascolti fugaci e distratti, che ne banalizzerebbero il valore che personalmente trovo di attribuire loro. La musica degli Emperor in Anthems… ha realmente contribuito a forgiare una personale visione del mondo, ad alimentare un’energia creativa, a determinare certi punti fermi individuali, a intessere un legame – di genere particolare ma senza dubbio peculiare – tra la mia parte interiore e il mondo d’intorno. È come se la musica, le atmosfere sonore, i ritmi, le armonie e le disarmonie, l’impatto acustico nonché lo spessore artistico di quei brani, una volta ascoltati, analizzati, compresi, assimilati, metabolizzati, siano diventati – per così dire – il suono della mia esistenza, una vibrazione armonica-biologica, qualcosa su cui il mio essere deve accordarsi. Poi, per carità ascolto di tutto e di più e con gran piacere, ma ogni tanto quell’accordatura deve nuovamente realizzarsi, inevitabilmente.
Sembra banale affermare che, vent’anni fa, se avessi ascoltato tutt’altra musica, il modo con cui osservo e percepisco il mondo sarebbe diverso da quanto invece è, ma è esattamente così. Il tutto nel bene e/ nel male, ribadisco: ma, per quanto mi riguarda, sono ben fiero che sia andata in questo modo.

Nel corso dell’intera estate 2017 gli Emperor, riformata la band per l’occasione, sono impegnati in un tour celebrativo del ventennale di Anthems to the Welkin at Dusk, riproponendo sul palco l’intero album – vedi sopra la recente esibizione al Wacken Open Air, uno dei più grandi festival rock europei. Guarda caso, non è prevista alcuna data in Italia. Spiace dirlo, ma con tutta evidenza la gran parte del pubblico italiano non è adeguatamente preparato a recepire e comprendere una proposta musicale tanto elaborata e raffinata quanto quella degli Emperor. D’altro canto, Emperor performs Sophisticated Black Metal Art exclusively. Appunto.