Le nuvole

[Foto di Karsten Würth da Unsplash.]
Adoro i cieli “popolati” di nuvole. Lungi dall’essere qualcosa di ostile dacché ritenute foriere di possibile maltempo, quando non “spaventevole” se particolarmente cupe, trovo invece che siano un’entità aerea sinonimo di vita e di vitalità, di dinamismo, di vigoria ambientale – dell’ambiente inteso come sistema complesso di relazioni tra qualsiasi elemento (vivente e non vivente) componente la biosfera, dunque pure di e per gli esseri umani. Danno sublime vivacità al cielo e a noi che vi stiamo sotto (soprattutto se sappiamo ancora levare verso l’alto lo sguardo e farci affascinare da tale visione).

Credo semmai che un cielo costantemente sereno e azzurro, senza traccia di nuvole per lungo tempo, così monotonamente “pieno” di nulla, questo sì sarebbe parecchio inquietante, più di qualsiasi cumulonembo carico di pioggia a spasso per la troposfera. Sarebbe troppo bello per essere vero così a lungo, ci sarebbe qualcosa che non va – e non solo meteorologicamente.

Inoltre, al solito, se possiamo gioire per la bellezza e la purezza di certe giornate dal cielo inopinatamente azzurro e limpido, è anche grazie a quelle altre giornate dal cielo ingombro e ribollente di nubi che da par loro ci fanno più apprezzare le prime. A volte, e non me ne voglia il buon Leopardi, piuttosto della quiete dopo la tempesta può essere più affascinante la tempesta prima della quiete!

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Il venerdì

[Willem de Kooning, Black Friday, 1948. Immagine tratta da artmuseum.princeton.edu.]

Secondo Leopardi, il più bel giorno della settimana non è la domenica, ma il sabato, perché precede la domenica; mentre la domenica si è tristi, pensando al lunedì. Ma ormai tutti han letto l’immortale canto, epperò il venerdì sera dicono: «Che gioia, domani è sabato, il più bel giorno della settimana!», mentre l’indomani pensano con tristezza alla domenica. Ragion per cui siamo più felici il venerdì che il sabato; e invece che Il sabato Leopardi avrebbe fatto meglio a scrivere Il venerdì, o addirittura Il giovedì del villaggio, se si pensa che il giovedì, precedendo il più bel giorno della settimana, viene ad essere esso stesso il più bello, sempre per quella teoria che la vigilia d’un lieto giorno è più bella che il lieto giorno medesimo.

[Achille Campanile, In campagna è un’altra cosa, Bur/Rizzoli, 1999, pag.94; 1a ed.1931.]

Cieli inquietanti, ma intriganti

[Immagini di (dall’alto e da sinistra a destra): Daoudi Aissa, Tom Barrett, Egor Yakushkin, Laura B, tutte tratte da unsplash.com.]
Se non fosse così foriero di maltempo e di possibili, conseguenti danni – posta la “tropicalizzazione” (termine invero fuorviante, anche se rende l’idea) dei fenomeni meteorologici cagionata dal cambiamento climatico – il cielo ingombro di nubi temporalesche in costante movimento, con tutte le sfumature possibili del grigio che presenta, così ribollente di nembi gonfi e poi sfilacciati e poi ancora addensati l’uno addosso all’altro, possiederebbe (e possiede, salvo quanto sopra) un fascino insuperabile, quasi ipnotico seppur per certi versi inquietante, appunto. Sembra di osservare un orizzonte sospeso in cielo fatto di morfologie poliformi, poderose, soverchianti, monti e valli e conche e colline nebulose dai contorni a volte netti, altre volte sfrangiati, capaci di generare nell’osservatore la percezione di un inopinato paesaggio, possente e definito nell’istante della visione ma che, solo pochi attimi dopo, ha già cambiato aspetto, forme, consistenze, tonalità, suscitando così ulteriori e diverse percezioni che regalano sensazioni tanto particolari quanto effimere, dato che bastano solo pochi altri secondi perché nuovamente tutto muti e assuma ancora altre sembianze e variazioni acromatiche. È uno spettacolo dei più affascinanti, senza alcun dubbio ma con molto paradosso: in fondo, nel mentre lo si ammira incantati tocca sperare che non metta in atto ciò che di meteorologico così vistosamente e tenebrosamente minaccia! Ma il cielo azzurro, in tutta la sua purezza a volte insuperabile e sempre così incantevole e tranquillizzante, non saprà mai essere parimenti fascinoso. La bellezza, a volte, è tale perché è drammatica, già.

P.S.: in verità ho già parlato di questo tema altre volte, ad esempio qui e qui e pure qui, anche se attraverso differenti punti di vista. A chi ritenesse questo articolo banalmente ripetitivo, chiedo perdono e pazienza.

Leopardi Vs Trapper!

Non fa una piega, in effetti, con buona pace del grande Charles Darwin – il quale, d’altro canto, in che modo avrebbe potuto prevedere una tale inopinata involuzione dell’Homo Sapiens, ovvero d’una considerevole parte di essi?

(Trovata su facebook qui, in una pagina notevolissima che merita tutta la vostra attenzione. In ogni caso, per la cronaca, personalmente continuo a considerare meno peggio certi “trapper” di cert’altri pseudocantantucoli festivaldisanremesi o talentshowini. Fate voi come siamo messi, in tema di musica!)

Nuvole

Adoro i cieli “popolati” di nuvole. Lungi dall’essere qualcosa di ostile, dacché ritenute foriere di possibile maltempo, quando non “spaventevole” se particolarmente cupe, trovo invece che siano un’entità aerea sinonimo di vita e di vitalità, di dinamismo, di vigoria ambientale – dell’ambiente inteso come sistema complesso di relazioni tra qualsiasi elemento (vivente e non vivente) componente la biosfera, dunque pure di e per gli esseri umani. Danno sublime vivacità al cielo e a noi che vi stiamo sotto (soprattutto se sappiamo ancora levare verso l’alto lo sguardo e farci affascinare da tale visione).

Credo semmai che un cielo costantemente sereno e azzurro, senza traccia di nuvole per lungo tempo, così monotonamente “pieno” di nulla, questo sì sarebbe parecchio inquietante, più di qualsiasi cumulonembo carico di pioggia a spasso per la troposfera. Sarebbe troppo bello per essere vero così a lungo, ci sarebbe qualcosa che non va – e non solo meteorologicamente.

Inoltre, al solito, se possiamo gioire per la bellezza e la purezza di certe giornate dal cielo azzurro e limpido, è anche grazie a quelle altre giornate dal cielo ingombro e ribollente di nubi. A volte, e non me ne voglia il buon Leopardi, piuttosto della quiete dopo la tempesta può essere più affascinante la tempesta prima della quiete!