Leopardi Vs Trapper!

Non fa una piega, in effetti, con buona pace del grande Charles Darwin – il quale, d’altro canto, in che modo avrebbe potuto prevedere una tale inopinata involuzione dell’Homo Sapiens, ovvero d’una considerevole parte di essi?

(Trovata su facebook qui, in una pagina notevolissima che merita tutta la vostra attenzione. In ogni caso, per la cronaca, personalmente continuo a considerare meno peggio certi “trapper” di cert’altri pseudocantantucoli festivaldisanremesi o talentshowini. Fate voi come siamo messi, in tema di musica!)

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Di Mauro Corona, o della parodia della parodia

Non so se il buon Mauro Corona, scrittore assai suggestivo e personaggio mediatico ben più grottesco che sovente si erge a nobile (e apprezzabile, e ammirevole) paladino della Montagna e della sua cultura, sia concorde ovvero abbia da ridire riguardo l’immagine sopra pubblicata (cliccateci sopra per conoscerne la fonte e il contesto), che palesemente mette in relazione il diavolo e l’acquasanta, ovvero la fragile e (si spera) incontaminata bellezza della Natura montana e un SUV, autoveicolo che di “incontaminato” e incontaminante ha ben poco (assieme a tutto il resto che gli va dietro), con lo scrittore di Erto a fare da – consapevole o meno (spero vivamente la seconda) – testimonial. Assai significativa, nell’incipit dell’articolo dal quale l’immagine è tratta, leggere l’alquanto tragicomica affermazione “Mete raggiunte, spesso esplorate (laddove possibile, rispettosamente), in auto e in moto”: e dove non fosse possibile raggiungere tali mete “rispettosamente” – ovvero, inutile dirlo, quasi sempre? Domanda retorica, ovvio: si raggiungono comunque, fanc**o la Natura montana e la sua fragilità! Pecunia non olet autem corrumpit…*

Ma, giusto a proposito di tragicomico, torniamo a Mauro Corona, il quale ormai sta compiendo definitivamente la metamorfosi in parodia del “Corona” di Maurizio Crozza – una parodia della parodia o “controautoparodia”, insomma. Per carità, ognuno è libero di mostrarsi e atteggiarsi pubblicamente a ciò che vuole, seppur ciò vada a indebolire notevolmente il valore dei nobili messaggi e dei buoni propositi altrimenti proferiti (ed è proprio questa la cosa più discutibile della questione). Fatto sta che, appunto, resta ormai solo una piccola differenza tra i due “Corona”: che l’uno è un comico e l’altro no. E non è detto che di questo passo il comico sia Crozza.

*: “Il denaro non puzza, ma distrugge”.

P.S.: ringrazio per l’indiretta ispirazione alla scrittura di questo post Michele Comi, grande guida alpina malenca e, lui sì senza alcun paradosso, custode delle proprie montagne di grande cultura, concreta operosità e inestimabile importanza.

Arto Paasilinna, “Le dieci donne del Cavaliere”

cop_lediecidonnedelcavaliereAvendo letto praticamente tutto quanto è stato pubblicato in Italia di Arto Paasilinna – probabilmente il più celebre e celebrato scrittore nordico contemporaneo nonché, per lo scrivente, tra i 5 più “ispiranti” – e avendone regolarmente scritto, per ciascuna di quelle letture, le relative recensioni, prima di affrontare questo romanzo ho temuto di correre il rischio di dover ripetere cose già scritte e affermate, su di lui e i suoi libri. Sarebbe peraltro quasi inevitabile non rimarcare nuovamente le evidenze fondamentali al riguardo, come il fatto che l’autore finnico sia in senso assoluto forse il più rappresentativo del peculiare stile letterario scandinavo (si intenda qui la Scandinavia nella sua versione “allargata”, dacché sovente i finlandesi, popolo assai fiero delle proprie origini e tipicità nazionali, non amano essere inclusi nell’accezione geografica comune di quel termine, o meglio amano rivendicare la propria “originalità” anche rispetto ai vicini/cugini nordici), come in esso fortuna e tragedia si possano fondere in tutta pacatezza e senza eccessi linguistici iperbolici da letteratura mainstream, o ancora come non manchi mai la presenza attiva, spesso da vera e propria protagonista, della Natura…
Tuttavia, in questo Le dieci donne del Cavaliere (Iperborea 2011, traduzione di Marcello Ganassini; orig. Kymmenen riivinrautaa, 2001), penultimo romanzo in ordine di tempo pubblicato in Italia, devo ammettere che Paasilinna ha saputo nuovamente offrirmi non pochi spunti di dissertazione e ciò fin dal principio, ovvero dalla primaria considerazione che Le dieci donne del Cavaliere presenta delle caratteristiche piuttosto inconsuete rispetto alla produzione “classica” dell’autore finnico…

Leggete la recensione completa di Le dieci donne del Cavaliere cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!