Disciplina svizzera | Schweizer disziplin | Discipline suisse | Disciplina Svizra

P.S. (Pre Scriptum): dedicato alla “mia” Svizzera e agli amici elvetici.

Bisogna ammettere che pochi altri come gli svizzeri hanno senso civico e sanno essere estremamente rigorosi e disciplinati nel seguire le regole.
Mi hanno raccontato, per dire, di un inseguimento tra un ladro e la polizia, in una città svizzera. Il ladro, una volta colto sul fatto dai poliziotti, è fuggito dal luogo del reato con una macchina non rubata bensì regolarmente noleggiata presso una locale agenzia di rent-a-car. I poliziotti hanno subito preso a inseguirlo ma il primo li stava seminando, dal momento che avevano imboccato una strada con limite a 50 km/h mentre il ladro era su una corsia accanto ma con limite a 70 km/h (un autovelox in loco ne fisserà il passaggio a 69,8 km/h). Poco più avanti il ladro ha però trovato un semaforo rosso e i poliziotti gli si sono rifatti sotto, se non che è toccato ad essi di doversi fermare a un passaggio pedonale sul quale stava attraversando un’anziana donna. Dunque il ladro ha ripreso un buon vantaggio ma ha ricevuto una telefonata sul proprio cellulare che gli ha imposto di fermarsi per rispondere e non trasgredire la relativa norma del codice stradale: era solo una chiamata a fini commerciali (l’offerta non si è rivelata conveniente, alla fine), ma ciò ha permesso ai poliziotti di raggiungerlo.
Il ladro ha deciso così di abbandonare l’auto – non prima di aver trovato un parcheggio libero e pagare la sosta al parcometro – e continuare la fuga sui mezzi pubblici, con sempre alle calcagna i poliziotti che invece hanno goduto della fortuna di lasciare la propria vettura in uno spazio di sosta riservato alle forze dell’ordine. Purtroppo era orario di punta, e il ladro s’è dovuto mettere in coda per acquistare il biglietto alla cassa automatica: buon per lui che i poliziotti, arrivati qualche istante dopo, si sono ritrovati tra essi e il ladro numerosi altri viaggiatori in coda la cui presenza ha impedito loro di raggiungere e agguantare il fuggitivo, così come lo stesso è accaduto nel bus, sul quale tra la calca il ladro è salito davanti e i poliziotti dietro.
Messo tuttavia così alle strette, il ladro è sceso dal bus qualche fermata avanti e si è barricato in una casa lì vicino, non prima di prendere adeguati accordi con la signora occupante: lei lo avrebbe fatto entrare a patto che lui le desse una mano nei mestieri di casa. Ciò ha ritardato la trattativa successivamente avviatasi, in quanto il ladro non poteva troppo distrarsi nel dialogo con i poliziotti dovendo stirare alcune camicie di seta, notoriamente assai ostiche da trattare col ferro da stiro. Tra le cose richieste dal furfante: un maggior numero di cestini per la spazzatura nel suo quartiere, una nuova pentola per la fondue (la sua era ormai consumata) come dono per il compleanno e un buon preventivo per rifare l’impianto elettrico di casa, non più a norma. Altrimenti, avrebbe stracciato le fatture delle spese condominiali della signora sua ostaggio, impedendole il regolare pagamento.
Tra le urla di disperazione della donna per tale spaventosa minaccia, la trattativa si è fatta assai più ostica e, non pervenendo ad alcun buon risultato, il ladro ha deciso di fuggire da una porta sul retro, appena dopo aver apparecchiato la tavola per il pranzo e messo a bollire l’acqua per la zuppa. I poliziotti, resisi conto della nuova modalità di fuga, hanno ripreso l’inseguimento con il massimo impegno ma, per riuscire finalmente ad acciuffare il ladro, hanno dovuto escogitare un astutissimo stratagemma: recuperata la propria vettura, si sono finti due italiani che avevano appena parcheggiato l’auto in seconda fila. Circostanza che ha fatto sentire il ladro in dovere di fermarsi per riprendere e rimproverare i due, i quali con guizzo fulmineo lo hanno bloccato e arrestato.
Processato per direttissima, il ladro non è stato ritenuto colpevole né di furto (non aveva ancora avuto modo di rubare nulla, per il rapido intervento dei gendarmi) né per effrazione (si era finto un venditore di elettrodomestici con gli occupanti del palazzo in cui era penetrato) ma per non aver ritirato la ricevuta fiscale relativa al regolare pagamento del noleggio dell’auto utilizzata per la fuga. Ha preso dodici anni di carcere.
Tuttavia, ai due poliziotti autori del pur brillante e rocambolesco arresto del pericoloso fuggitivo non è andata meglio: sono stati radiati dal servizio. Per aver parcheggiato la propria vettura in seconda fila, già.
Forti gli svizzeri, eh! Non c’è che dire.

(Sì, anche questo è un raccontino inedito, un estratto di un testo umoristico che prima o poi forse farò pubblicare, credo. Insomma: chi vivrà riderà – anche in Svizzera mi auguro! 😉 )

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La difesa della razza

Noto un certo assembramento fuori dalla sala conferenze. Evidentemente è in programma qualche seminario o simposio… magari è qualcosa di interessante. Mi avvicino per saperne di più e, infilandomi tra i presenti, mi affaccio nella sala.
«Dobbiamo restare uniti, esprimerci con una sola voce, rivendicare la nostra forza associativa!»
Un tizio sul palco sta parlando al pubblico con un certo ardore.
«Siamo qui per difendere la nostra razza! La nostra cara, amata razza! La più bella, la più intelligente, lo sappiamo tutti che è così!» (Applausi.)
«Altre razze vorrebbero rubare il nostro spazio, vorrebbero diventare la maggioranza e ottenere l’egemonia. Ma noi non lasceremo loro questo nostro spazio a cui teniamo tanto, noi difenderemo sempre e comunque la nostra razza, le sue qualità, i suoi pregi! Siamo qui per affermarlo con forza, per ribadire che la nostra razza era ed è la migliore, e anche se già tantissime persone ne sono consapevoli e ce lo dicono ad ogni buona occasione, faremo di tutto per rivendicare ciò e per garantire alla nostra razza un grande futuro!»
Applausoni scroscianti, mentre io rimango esterrefatto. Incredibile, non avrei mai pensato che ancora oggi, e in modo così apertamente pubblico, si potessero proferire parole di siffatta natura.
«Insomma, ma che dite? Come potete sostenere queste cose?» dico con impeto ad un tizio che ho accanto. Mi guarda storto – ovviamente.
«Sì, dico a voi, biechi suprematisti reazionari che non siete altro!» aggiungo con decisione.
«Supremat… reazionari?!?» fa il tizio.
«Già! Questo siete.»
«Ma che dice, scusi? Come si permette?! Siamo tutti quanti brava gente, noi dell’Associazione Allevatori di Myliobatis Aquila
«Milobis-che?»
«Myliobatis Aquila. Alleviamo aquile di mare, una razza tra le più belle che ci siano nei mari del pianeta. Ha presente?»
«Razza… il pesce?»
«Certo! Che pensava lei?»
«Ehm…»
«Sa, nella vasca che ho nel giardino di casa ne allevo tre. Si chiamano Rosellina, Chiaruccia e Angelina. Sapesse quanto sono belle, e intelligenti pure. E come mi sono affezionate! Si fanno accarezzare a lungo e poi scodinzolano con la coda…»
«Aehm… Mm-m.»
«E invece quelli che allevano la Leucoraja erinacea pretendono che sia la loro la razza più bella da allevare. Ma le pare giusto?»
«N-no…»

(È un raccontino inedito, sì, un estratto di un testo umoristico che prima o poi forse farò pubblicare, credo. Insomma: chi vivrà riderà! 😉 )

Leopardi Vs Trapper!

Non fa una piega, in effetti, con buona pace del grande Charles Darwin – il quale, d’altro canto, in che modo avrebbe potuto prevedere una tale inopinata involuzione dell’Homo Sapiens, ovvero d’una considerevole parte di essi?

(Trovata su facebook qui, in una pagina notevolissima che merita tutta la vostra attenzione. In ogni caso, per la cronaca, personalmente continuo a considerare meno peggio certi “trapper” di cert’altri pseudocantantucoli festivaldisanremesi o talentshowini. Fate voi come siamo messi, in tema di musica!)

Vento forte (di nuovo)

Tira ancora un ventaccio fortissimo, oggi qui, ma stavolta non mi faccio fregare: ho legato con un cordino d’acciaio il pc portatile sul quale sto scrivendo questo post alla mia auto parcheggiata qui di fronte, per evitare che possa di nuovo volare via per una raffica improv