Che differenza c’è tra comico e tragico?

Una barzelletta deve far ridere?
Che differenza c’è tra comico e tragico?
Non lo so.
Felici quelli che sanno quante idee hanno nella testa, per chi bisogna votare in campagna elettorale, sanno che Belinskij e Ivanov-Razumnik sono critici russi. Penso che sappiano perfino quello che si dirà al loro funerale. Io non so nemmeno che differenza c’è tra comico e tragico. Nei ricordi della Beketova su Aleksandr Blok c’è un passaggio curioso: A. A. Blok con la sua futura moglie, L. D. Mendelevaja, erano andati in un teatro di campagna. «Gli spettatori reagivano allo spettacolo in un modo stranissimo. Parlo dei contadini. In tutti i momenti patetici, sia nell’Amleto che in Che disgrazia l’ingegno, ridevano rumorosamente, a volte in modo così forte che non si sentiva più quel che dicevano in scena».

(Viktor Šklovskij, Per una teoria del comico, in Sobranie sočinenij. Tom I. Revoljucija, Moskva, NLO 2018, p.396; citato – e da me “rubato” – da Paolo Nori nel proprio sito web, qui.)

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Mario Marenco (1933-2019)

Mi spiace molto di apprendere della scomparsa di Mario Marenco. La sua comicità stralunata, surreale tanto quanto fulminante e ben più colta di quanto potesse apparire di primo acchito mi affascinava, quando da ragazzino lo vedevo in TV. E ancor più mi affascinava e sorprendeva sapere che “di mestiere vero” fosse un grande architetto e designer di fama, autore di alcuni pezzi inseriti di diritto nella storia del design italiano del Novecento e considerati molto avanti rispetto ai tempi in cui furono realizzati (nelle immagini qui sotto potete vedere Cynthia, lampadario a sospensione del 1960 che risulta tutt’oggi assolutamente moderno e affascinante). Da ragazzino che ero, appunto, non capivo come potesse un professionista così creativo, certo, ma pure necessariamente rigoroso (ai tempi di Indietro tutta! frequentavo l’istituto tecnico per geometri, da studente pure io avevo a che fare con tecnigrafi e cose similari), conciliarsi nella stessa persona con Mister Ramengo, l’astronauta Raimundo Navarro, il professor Aristogitone e gli altri suoi (genialmente folli) personaggi.
Ma in effetti, pensandoci ora, non erano che le due facce della stessa preziosa, originalissima, inimitabile medaglia.

Fedifraghismi (Groucho Marx dixit)

Gentile signor Marvin,
è inutile cercare sotto il letto. Se sua moglie ha un amante, probabilmente si nasconde nel guardaroba. Conosco un tizio che ha trovato così tanti uomini nel guardaroba che è stato costretto a divorziare solamente per avere spazio per appendere i suoi abiti.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Ora forse ho capito perché ci siano in giro tanti uomini – sposati – vestiti in modo assolutamente sciatto e dozzinale!

(Qui potete trovare e leggere la mia “recensione” di Letti. Gli abiti, invece, spero li possiate sempre trovare nei vostri armadi. Alla peggio compratevi un guardaroba nuovo, ecco, e non fate i soliti impiccioni nei piacevoli affari altrui!)

Groucho Marx, “Letti”

Ci sono quelle volte in cui, dopo aver letto un libro e dovendone scrivere le personali impressioni di lettura, mi verrebbe da esclamare retoricamente: «Ma veramente volete che vi dica qualcosa, su questo libro?» e chiudere la questione così, senza andare oltre – un po’ come se asserissi: «Ma sul serio avete bisogno che vi confermi quanto il Sole sia rovente?» Questa potrebbe essere una di quelle volte, assolutamente. Insomma, stiamo parlando di Julius Henry “Groucho” Marx, uno di quelli che, con Laurel & Hardy, Buster Keaton e pochissimi altri, ha “inventato” la risata moderna e contemporanea – e per arrivare a quegli stessi livelli s’è dovuto aspettare gli anni Settanta e quei pazzi assoluti dei Monty Python (oppure uno come il Woody Allen della prima parte di carriera, ma a ben vedere “figlio comico” assolutamente legittimo di Groucho Marx); poi basta, nessuno ha saputo non solo fare di meglio ma nemmeno avvicinare tali mostri sacri della più geniale comicità.
E che può succedere quando uno come Groucho Marx si erge a ispirato e competente lettofilo, o lettista? Beh, è il delirio in pigiama, ovviamente, e Letti (Lindau, collana “Piccola Biblioteca”, 2017, traduzione e prefazione di Luca Rocca, postfazione di Franco La Polla. Orig. Beds, 1930) la relativa testimonianza scritta. []

(Leggete la recensione completa di Letti cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Shakespeare, Tolstoj, e stenografe alte e bionde (Groucho Marx dixit)

Alla fine “Letti” fu pubblicato. Fu un evento memorabile, quel giorno d’autunno del 1929. Fu la più grande emozione della mia vita: un uomo dalla scarsa educazione e una stenografa alta e bionda andavano a unirsi a immortali del calibro di Shakespeare, Tolstoj e Longfellow. Riuscivo bene a immaginarmi la vita nell’aldilà, oltre il cancello di madreperla, a discutere con loro di argomenti quali le stenografe alte e bionde.

(Groucho MarxLettiLindau, 2017, pag.14.)

Julius Henry Marx, detto “Groucho”: uno dei più grandi geni comici di sempre. E se è vero – come è profondamente vero – che ridere è una cosa fondamentale nella vita di un individuo, e se è altrettanto vero – come è assolutamente vero – che noi ridiamo come certi grandi comici e umoristi del Novecento ci hanno “insegnato” a ridere, allora è obiettivamente vero che la nostra civiltà deve molto più a personaggi come Groucho Marx che a tanti altri (presunti) eroi, condottieri, mecenati, filantropi e simil compagnia. Ecco.