Il paese (sur)reale

Concordo con quanto sostengono molti: la situazione italiana attuale è talmente surreale che se André Breton, nel 1924, avesse avuto l’inopinata capacità di prevederla o la possibilità fantastica di viaggiare nel tempo e così constatarla, avrebbe maturato non poche remore riguardo la pubblicazione del suo celeberrimo Manifeste du surréalisme, quanto meno considerando cosa il termine “surreale” indichi,  nell’Italia di oggi. Ovvero qualcosa la cui accezione è sostanzialmente opposta a quella originaria riferita al mondo dei sogni, mentre qui siamo semmai pienamente addentro nel recesso degli incubi. Già.

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Dove (diavolo) è?

(P.S. (Pre Scriptum!): è un racconto, il seguente, al momento ancora inedito, che tuttavia farà presto parte di una raccolta molto – e dico moooooolto – particolare di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e può essere che a breve ne saprete di più. Per intanto… buona lettura!)

Dove (diavolo) è?

L’esorcista arrivò nel piccolo borgo tra i monti una mattina di vento teso, parandosi in centro all’unica vera strada del luogo come un cowboy che si preparasse ad un duello all’ultimo sangue, alla maniera resa da tanti classici film western. E in effetti era giusto qualcosa del genere, per il prete, una sfida temibile da affrontare e vincere: in quel minuscolo paese c’era il demonio! – questa era la sua certezza, suffragata da “plausibili” testimonianze di pii visitatori del posto che, tra l’altro, riferivano di aver trovato la chiesetta del paese chiusa, inequivocabile segno della temporanea vittoria del male su quelle povere anime, miserrimi senzadio circuiti da chissà quali incantesimi satanici.
Proprio in quella chiesa l’esorcista si installò, facendone la base delle proprie indagini alla ricerca del covo del maligno – perché di certo aveva scelto una delle case del borgo come suo nascondiglio, infestandone i locali e possedendone i residenti come da consueto modus operandi infernale.
Su tale piano d’azione il prete basò la sua urgente opera redentrice: dal giorno successivo sottopose tutti gli abitanti del paese – lattanti inclusi – ad un “terzo grado” inquisitorio, ingiungendovi professioni di fede a raffica e ostentando ad ognuno i più potenti simboli del sacro per indurne il demoniaco rigetto. Dovette tuttavia concludere, dopo poco, che nessun abitante del paese risultava posseduto.
Certo il demonio era assai astuto – pensò il prete – e lì aveva “lavorato” veramente bene: se non era nelle persone, inesorabilmente doveva essere nelle cose! Dunque egli passò al sacro setaccio ogni caseggiato civile del borgo – stalle e baracche comprese – mitragliando una vastissima scelta di invocazioni e benedizioni celesti, convinto di veder emergere e fuggire da qualche crepa d’un muro il demonio da un momento all’altro. Ma non accadde nulla, il che lo lasciò non poco perplesso.
Fece un tentativo anche con gli animali – non scordando canarini, criceti e pesci rossi – ma ancora niente. Eppure c’era, il maledetto, lo sapeva, ne era certo, ne sentiva l’infernale afflato, aveva controllato ogni cosa in paese, persone, animali, case, stalle, tutto! Che accidenti restava ancora da ispezionare? Prese a pregare fervidamente e levare le mani al cielo, colto da un evidente sconcerto, invocando a gran voce una divina illuminazione redentrice.
«Beh, non avrebbe esaminato la chiesa!» gli fecero notare quelli del paese. Il prete-esorcista, a sentirsi obiettare tale palese evidenza, restò prima di sasso, poi si fece paonazzo e prese a inveire nella maniera più impensabilmente turpe contro i locali, con una tale crescente furia che quelli dovettero infine chiamare il medico del paese il quale a sua volta allertò l’ospedale più vicino che invio subito un’ambulanza, il cui personale prese in consegna l’uomo tra le sue irripetibili ingiurie e non prima di costringerlo a una inevitabile sedazione.
Il villaggio tornò così alla propria abituale tranquillità, senza alcun diavolo di sorta a turbare di nuovo la quotidianità dei suoi abitanti.

L’apparenza inganna…

6948182-cool-girl-with-gunIl Boss picchiettava nervosamente le dita della mano sul grande tavolo di legno grezzo, nascondendo occhi certamente torvi dietro i soliti occhiali neri. Quando la porta si spalancò e il sicario vi comparì, le dita si contrassero in modo che ricordassero degli artigli pronti a ghermire. Parlò seccamente.
“E’ ora di dare a quelli una lezione che non possano mai più scordare! Non devono ficcare più il naso nei nostri affari… E’ un lavoro sporco, ed è per questo che ho fatto venire te. Ti hanno già detto cosa fare: fallo, e torna qui. Troverai la tua ricompensa!”
Senza dir nulla, e soltanto piegando le labbra in un ghigno di estrema baldanza, il killer uscì dal buio magazzino sul molo del porto. Niente di più semplice – ripeté tra sé: ammazzare una ragazzina di sedici anni o giù di lì, la figlia del capo dei rivali. Lavoro sporco perchè la vittima era una “semplice, candida scolaretta”? Beh, in quelle cose non ci doveva essere posto per i sentimenti e le suggestioni, nel bene e nel male; aveva ragione il Boss, lui per questi “lavori” era una garanzia.
La mattina successiva si appostò poco fuori il cancello della villa del capo dei rivali; questi ne era appena uscito, nella propria lussuosa auto nera: meglio così, il campo era ancora più sgombro. Di lì a breve il cancello elettrico si aprì nuovamente: ora doveva essere la figlia, che usciva per recarsi a scuola… Sbloccò la sicura della pistola impugnandola, pronto ad agire.
E fu proprio lei, ad apparire, la figlia del capo avversario. Il killer trasalì: la “bambina” doveva avere sì sedici anni, ma quale differenza con la media della sua età! Alta, i capelli lunghi biondi, la pelle diafana, un fisico da donna adulta, armoniosa, formosa – e che donna, con tanto di minigonna scoprente gambe perfette e… Insomma, roba da non poter restare insensibili, tanto che il killer quasi istintivamente uscì dall’auto entro cui si era appostato, per osservare meglio quella gran bellezza, tanto giovane quanto già così attraente. Inevitabilmente lei lo notò. Lo guardò un istante con espressione prima perplessa e quindi in un certo senso conscia, poi sorridendo gli venne incontro di qualche passo. Il sicario reagì come ogni uomo di fronte ad una bella donna, con impettito compiacimento. La ragazza, giunta a qualche metro da lui, fulmineamente estrasse un piccolo revolver dalla borsa a tracolla e lo freddò, un solo preciso colpo in mezzo agli occhi. L’uomo cadde all’indietro dentro un aiuola con il tonfo di un corpo ormai inerte, paralizzato nella subitanea morsa mortale. Lei lo osservò compiaciuta per un attimo ancora poi, con tutta tranquillità, si incamminò di nuovo lungo il marciapiede, notando lo scuolabus spuntare in fondo al viale.

(P.S.: è un racconto inedito, questo, che fa parte di una raccolta moooooooolto particolare di futura pubblicazione editoriale – ovvero già tra le mani dell’editore. Quando finalmente gli allineamenti stellari saranno propizi alla sua uscita, di sicuro sarete i primi a saperlo!)

Wonder Nonna (Un racconto inedito)

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto al momento ancora inedito che tuttavia farà presto parte di una raccolta mooooolto particolare (a cominciare dalla brevità dei testi contenuti, come noterete), di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e a breve potrete saperne di più…)

Ogni mattina il compito affidato alla solerte e fredda badante era lo stesso, tempo permettendo: accompagnare sul balcone l’anziana donna, ormai quasi inferma, sistemarla sulla sedia imbottita di cuscini, metterle uno scialle sulle spalle e lasciarle un plaid lì accanto, nel caso il clima lo richiedesse. Tutti i giorni così, ed era stata proprio l’anziana donna a ordinarle ciò: di lassù, dal quarto piano del condominio nel quale abitava, aveva di fronte lo stesso panorama che mirava dalla casa in cui era nata, un tempo posta sul viale adiacente al condominio e poi abbattuta per fare posto a nuovi edifici. La cittadina si era ovviamente ingrandita con gli anni, ma il profilo delle colline a occidente, i boschi e il fiume sottostante erano in fondo sempre quelli: una veduta che la donna gradiva sempre, una delle rare cose che ancora, a quel punto della sua lunga e intensa vita, le faceva provare una dolce emozione.
Anche quella mattina, dal balcone, stava rimirando il paesaggio, la via sottostante, la piazza, anch’essa tutto sommato uguale a tanti anni fa nonostante i nuovi palazzi. Il rumore semmai era diverso, parecchio aumentato – le orecchie le aveva ancora buone, lei: un rumore fastidioso, però quei colpi secchi giù in strada li sentì nitidamente, e le urla, e il sibilo lancinante dell’allarme. Si sporse un poco di più, vide l’auto nera zigzagare tra le altre, accelerare, superare il semaforo sebbene fosse rosso e allontanarsi sempre più. Non poteva vedere la parte della via sottostante al condominio ma sentiva molte voci confuse, concitate, turbate, e altre grida, e pianti. Pensò che anche questo era diverso, oggi, rispetto a un tempo, quando abitava nella casa dall’altra parte della via. Cose così non accadevano una volta, lì.
No, non accadevano affatto.
L’auto nera in fuga stava ormai quasi scomparendo in fondo al rettilineo, ma la distinse ancora. La vecchia donna picchettò le dita per qualche istante sulla ringhiera del balcone, e una tremenda esplosione scosse il quartiere, laggiù sulla via. L’auto nera si distingueva, ora, perché avvolta da altissime fiamme. La donna sospirò.
Poco dopo giunse a trovarla la figlia: sentito il trambusto, voleva accertarsi che a lei nulla fosse accaduto. C’era anche il nipotino, con indosso una sorta di costume da Superman; in effetti erano i giorni del Carnevale, quelli. Come sempre il bambino le saltò al collo, festante.
“Guarda, nonna! Sono Superman, io! Ma anche tu, anche tu sei un’eroa… Sei… Wonder Nonna, sìììì!” disse ridanciano.
Ecco: quell’infantile, divertente ilarità era forse l’unica altra cosa che la faceva emozionare, alla sua veneranda età.

L’apparenza inganna…

(P.S. (Pre Scriptum!): il seguente è un racconto inedito che farà parte di una raccolta mooooolto particolare, di prossima pubblicazione editoriale. Seguite il blog e/o il sito e ne saprete di più, a breve…)

Il Boss picchiettava nervosamente le dita della mano sul grande tavolo di legno grezzo, nascondendo occhi certamente torvi dietro i soliti occhiali neri. Quando la porta si spalancò e il sicario vi comparì, le dita si contrassero in modo che ricordassero degli artigli pronti a ghermire. Parlò seccamente.
“E’ ora di dare a quelli una lezione che non possano mai più scordare! Non devono ficcare più il naso nei nostri affari… E’ un lavoro sporco, ed è per questo che ho fatto venire te. Ti hanno già detto cosa fare: fallo, e torna qui. Troverai la tua ricompensa!”.
Senza dir nulla, e soltanto piegando le labbra in un ghigno di estrema baldanza, il killer uscì dal buio magazzino sul molo del porto. Niente di più semplice – ripeté tra sé: ammazzare una ragazzina di quindici o sedici anni, la figlia del capo dei rivali… Lavoro sporco perchè la vittima era una “semplice, candida scolaretta”? Beh, in quelle cose non ci doveva essere posto per i sentimenti e le suggestioni, nel bene e nel male; aveva ragione il Boss, egli per questi “lavori” era una garanzia…
La mattina successiva si appostò poco fuori il cancello della villa del capo dei rivali; questi ne era appena uscito, nella propria lussuosa auto nera: meglio così, il campo era ancora più sgombro… Di lì a breve il cancello elettrico si aprì nuovamente: ora doveva essere la figlia, che usciva per recarsi a scuola… Sbloccò la sicura della pistola impugnandola, pronto ad agire.
E fu proprio lei, ad apparire, la figlia del capo avversario… Il killer trasalì: la “bambina” doveva avere sì sedici anni, ma quale differenza con la media della sua età!… Alta, i capelli lunghi biondi, la pelle diafana, un fisico da donna adulta, armoniosa, formosa – e che donna, con tanto di minigonna scoprente gambe perfette e… Insomma, roba da non poter restare insensibili, tanto che il killer quasi istintivamente uscì dall’auto entro cui si era appostato, per osservare meglio quella gran bellezza, tanto giovane quanto già così attraente… Inevitabilmente lei lo notò; lo guardò un istante con espressione prima perplessa e quindi in un certo senso conscia, poi sorridendo gli venne incontro di qualche passo. Il sicario reagì come ogni uomo di fronte ad una bella donna, con impettito compiacimento; la ragazza, giunta a qualche metro da lui, fulmineamente estrasse un piccolo revolver dalla borsa a tracolla e lo freddò, un solo preciso colpo in mezzo agli occhi. Poi tranquilla si rincamminò, notando lo scuolabus spuntare sul viale.