Dove diavolo è?

Poste le recenti e “considerevolissime” (!) dissertazioni polemiche che stanno impegnando a fondo l’opinione pubblica itaGliana e le “migliori” menti del paese – dissertazioni assolutamente significative dello stato psichico di esso (peraltro delle quali, noterete, colgo notizia da un sito di informazione estero), mi sovviene di riproporre il seguente raccontino inedito, che farà parte di una raccolta molto e dico mooooolto – particolare di futura pubblicazione editoriale, il quale mi pare assai consono alla situazione.
Nota a margine (ma non troppo): nuovamente certi itaGliani si dimostrano bravissimi non solo a mostrarsi ridicoli ma pure a impegnarsi a fondo per fornire prove indubitabili di esserlo veramente. Ecco.
Buona lettura, e siate sempre assennati!

Dove (diavolo) è?

L’esorcista arrivò nel piccolo borgo tra i monti una mattina di vento teso, parandosi in centro all’unica vera strada del luogo come un cowboy che si preparasse ad un duello all’ultimo sangue, alla maniera resa da tanti classici film western. E in effetti era giusto qualcosa del genere, per il prete, una sfida temibile da affrontare e vincere: in quel minuscolo paese c’era il demonio! – questa era la sua certezza, suffragata da “plausibili” testimonianze di pii visitatori del posto che, tra l’altro, riferivano di aver trovato la chiesetta del paese chiusa, inequivocabile segno della temporanea vittoria del male su quelle povere anime, miserrimi senzadio circuiti da chissà quali incantesimi satanici.
Proprio in quella chiesa l’esorcista si installò, facendone la base delle proprie indagini alla ricerca del covo del maligno – perché di certo aveva scelto una delle case del borgo come suo nascondiglio, infestandone i locali e possedendone i residenti come da consueto modus operandi infernale.
Su tale piano d’azione il prete basò la sua urgente opera redentrice: dal giorno successivo sottopose tutti gli abitanti del paese – lattanti inclusi – ad un “terzo grado” inquisitorio, ingiungendovi professioni di fede a raffica e ostentando ad ognuno i più potenti simboli del sacro per indurne il demoniaco rigetto. Dovette tuttavia concludere, dopo poco, che nessun abitante del paese risultava posseduto.
Certo il demonio era assai astuto – pensò il prete – e lì aveva “lavorato” veramente bene: se non era nelle persone, inesorabilmente doveva essere nelle cose! Dunque egli passò al sacro setaccio ogni caseggiato civile del borgo – stalle e baracche comprese – mitragliando una vastissima scelta di invocazioni e benedizioni celesti, convinto di veder emergere e fuggire da qualche crepa d’un muro il demonio da un momento all’altro. Ma non accadde nulla, il che lo lasciò non poco perplesso.
Fece un tentativo anche con gli animali – non scordando canarini, criceti e pesci rossi – ma ancora niente. Eppure c’era, il maledetto, lo sapeva, ne era certo, ne sentiva l’infernale afflato, aveva controllato ogni cosa in paese, persone, animali, case, stalle, tutto! Che accidenti restava ancora da ispezionare? Prese a pregare fervidamente e levare le mani al cielo, colto da un evidente sconcerto, invocando a gran voce una divina illuminazione redentrice.
«Beh, non avrebbe esaminato la chiesa!» gli fecero notare quelli del paese. Il prete-esorcista, a sentirsi obiettare tale palese evidenza, restò prima di sasso, poi si fece paonazzo e prese a inveire nella maniera più impensabilmente turpe contro i locali, con una tale crescente furia che quelli dovettero infine chiamare il medico del paese il quale a sua volta allertò l’ospedale più vicino che invio subito un’ambulanza, il cui personale prese in consegna l’uomo tra le sue irripetibili ingiurie e non prima di costringerlo a una inevitabile sedazione.
Il villaggio tornò così alla propria abituale tranquillità, senza alcun diavolo di sorta a turbare di nuovo la quotidianità dei suoi abitanti.

(P.S.: cliccate sull’immagine lì sopra per sapere di che si tratta.)

Annunci

Due fiere del libro per una sola verità

Comunque, sia quel che sia e al di là di tutto ciò che si dirà dichiarerà commenterà asserirà giudicherà prevederà nonché di qualsivoglia parte, la verità qui è solo una: due eventi simili in tutto e per tutto come la nuova fiera di Milano e il salone di Torino in un mercato dei libri più che asfittico come quello italiano sono come due limousine che si pretenda di far stare insieme in un garage buono per un’utilitaria. Una purissima, cristallina, ineluttabile idiozia. Ecco.

(Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo a cui si riferisce. Qui invece potete leggere un approfondimento al riguardo di Francesco Giubilei.)

Gli psicologi

os15

Essere anormali spesso vuol dire essere grandi, essere normali spesso vuol dire essere stupidi. (Oscar Wilde)

Un tempo pensavo che quella degli psicologi fosse una categoria pressoché superflua, e disprezzavo molti di quelli che vi si affidavano – a mio parere inutilmente ovvero senza validi motivi – perché ritenevo che ognuno dovesse avere la forza intellettuale e di spirito per capire da solo cosa vi fosse in sé che non andasse, risolvendola.
Ho cambiato idea, lo ammetto. Oggi spero che gli psicologi siano in grado di intervenire nel modo più solerte, ampio e approfondito possibile su tanta parte della gente comune, delle “persone normali”, augurandomi che possano guarirle.
Sempre che sappiano come fare e ci riescano.
O che non sia troppo tardi.

International Idiocy Corp.

Il mondo è destinato a soccombere per mano degli idioti.
Per un semplicissimo motivo: le (rare) persone intelligenti, in quanto tali, sono sempre assai civili – la civiltà è figlia dell’intelligenza, non a caso. E da persone civili, assai spesso preferiscono non abbassarsi al livello degli idioti, essendo non solo arduo ma pure sostanzialmente inutile, mentre questi ultimi, da supremi incivili, si ritengono in diritto di credersi intelligenti, e di insozzare quella parte di civiltà rimasta ancora incontaminata dalla loro idiozia. Ergo, più passa il tempo più l’idiozia trova facilmente terreno fertile, rispetto all’intelligenza. E il mondo si adegua a questa dominante maggioranza per mero tornaconto, fertilizzando ancor più quel terreno.
E’ desolante, lo so. E probabilmente è un processo inevitabile, nel corso storico di ogni civiltà…

D’altro canto, forse il problema ha già la soluzione in sé… Dacché gli idioti lo sono al punto tale da, a un certo punto, sopprimersi da soli.
Già, forse conviene solo aspettare. Nemmeno tentare di de-idiotizzarli, prima che una tale pur potenzialmente buona azione si riveli un boomerang. In fondo Fichte, quando disquisiva di dotti e di loro missioni non aveva torto, ma era un filosofo, non un matematico, e con le quantità probabilmente non aveva molto la mano. Non aveva nemmeno la TV, d’altronde…
Aspettare insomma, e preservare l’intelligenza. Perché di questa si avrà sempre bisogno, in qualsiasi momento. Dell’idiozia, invece, si può e si deve sempre fare a meno.