Solo l’opera di un imbranato

In quanto artista, invidio le persone che traggono conforto dal credere che le loro creazioni sopravvivranno, verranno discusse e in qualche modo li renderanno immortali, più o meno come succede nell’aldilà dei cattolici. L’inghippo è che tutti coloro che discutono le opere lasciate dall’artista e ne elogiano la grandezza sono vive e mangiano pastrami, mentre l’artista se ne sta in un’urna funeraria o sepolto nel Queens. Sapete quanto se ne fa Shakespeare di tutta la gente che canta le sue lodi; e verrà il giorno – remoto, certo, ma state pur certi che verrà – in cui tutte le opere di Shakespeare scompariranno, malgrado gli intrecci brillanti e i raffinati pentametri giambici, e lo stesso succederà a ogni pennellata di Seurat e ogni atomo dell’universo. Dopo tutto, siamo solo un incidente nell’universo. E neanche il prodotto di un’intelligenza benevola, ma solo l’opera di un imbranato.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.83.)

Woody Allen, “A proposito di niente. Autobiografia”

Dunque, lo preciso da subito: a mio parere Woody Allen è uno dei massimi geni comici della modernità, stand-up comedian quasi insuperabile, autore di alcuni dei testi più divertenti che abbia mai letto (li trovate tra le mie “recensioni”) e di film comici memorabili – quelli della sua prima parte di carriera cinematografica, tanto semplici nella loro natura slapstick quanto umoristicamente efficaci. Di contro, i suoi film più recenti, “commedie” nel senso più pieno del termine, li trovo spesso carini ma quasi mai irresistibili.

Posto ciò, anche questo suo A proposito di niente. Autobiografia (La Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta; orig, Apropos of nothing, 2020), che a sua volta è tale, “autobiografica”, nel senso più pieno del termine, mi ha sorpreso non poco, in modi diversi e per certi versi opposti. Mi aspettavo un testo molto più comico-umoristico o, se così posso dire, “sceneggiato”, invece Allen ha steso una vera e propria cronaca quasi diaristica della sua vita, all’apparenza molto aperta, sincera, genuina, qui e là animata dal suo favoloso humor ma non di rado quasi seriosa e tesa. Descrive con franchezza i suoi inizi, il successo, le storie d’amore, i rapporti con i colleghi del mondo del cinema, con i critici, i media, attraverso una narrazione che fa dell’understatement e della modestia quasi esagerata, unita alla frequente e a volte sperticata lode degli attori con cui ha lavorato, le cifre fondamentali del libro []

[Foto di ABC Films – eBay, Lester Glassner Collection, pubblico dominio; fonte qui.]

(Leggete la recensione completa di A proposito di niente cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Un misantropo

Essere un misantropo ha i suoi vantaggi – la gente non può mai deluderti.
(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.387.)

L’esistenza di dio e il reflusso gastrico

Per cominciare, ho sempre pensato che la religione fosse un grande imbroglio. Non ho mai creduto nell’esistenza di un dio, né che questi avesse una predilezione per gli ebrei, se mai fosse esistito. […] Perché dovevo digiunare per i miei peccati? Quali erano i miei peccati? Avere dato un bacio a Barbara Westlake invece di appendere il cappotto? Avere rifilato un nichelino falso a mio nonno? Fattene una ragione, o Signore: c’è di molto peggio. Ci sono i nazisti che ci mettono nei forni. Pensa a quelli, piuttosto. Ma, come ho detto, non credevo in Dio. E perché in sinagoga le donne dovevano stare al piano di sopra? Erano più carine e intelligenti degli zeloti barbuti che giù da basso si avvolgevano scialli di preghiera, ciondolavano la testa come pupazzi adorando un potere immaginario che, se esisteva, ripagava tutti i loro salamelecchi con il diabete e il reflusso gastrico.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pagg.41-42.)

Saltare la coda

«Ah, non sai che roba, stamattina all’ufficio postale!» mi dice P.
«Cosa?» gli chiedo.
«Ci sono andato perché dovevo spedire un pacchetto. Entro, e trovo una fila della miseria, almeno venti persone in coda davanti a me.»
«Caspita!»
«Già. Mi metto in coda e, d’un tratto, dall’ingresso entra di gran lena un tizio, viene verso di noi e non salta la coda?»
«Cosa? Assurdo!»
«Già! Ci ha saltati come nulla fosse.»
«Incredibile. Fossi stato lì, l’avrei preso a sberle!»
«Preso a sberle? Ma sei fuori?! Prenderesti a sberle il campione del mondo di salto in alto? È partito un grande applauso da tutti, invece.»
«Il campione del mon…?!»
«Sì, era proprio lui! Un grande atleta, un campione, l’ha dimostrato bene, non c’è che dire. Tra gli applausi ha stretto molte mani, firmato autografi, ha consegnato la busta che aveva da spedire e se n’è andato.»
«Ah. E poi?»
«Poi nulla. Ci siamo rimessi tutti quanti in fila.»
«Beh… Allora ha veramente saltato la coda, in effetti.»
«Già, saltata proprio.»
«Sì, ma, cioè, nel senso che… vi ha proprio saltati tutti quanti, lì.»
«Ehm… Sì, esatto.»
«Ma, voglio dire… per andare allo sportello!»
«Proprio così.»
«Eh!»
«M-mm. Ho impiegato quasi un’ora per spedire quel mio pacco e uscir fuori da lì.»
«Ah, ecco.»
«Già.»

[Photo credit: Bert Verhoeff / Anefo – CC0]
P.S.: per capire cosa sia ‘sta roba, leggete questo pre scriptum.