Ammettere gli errori

Ammettere i propri errori è uno degli atti più nobili che si possano esprimere.
Ammetterli e poi continuare a sbagliare è una delle manifestazioni più evidenti di stoltezza.
Ammetterli vantandosene e continuare imperterriti a sbagliare è uno dei modi migliori per far carriera in politica.

Ecco.

Quelli che “se la tirano” e Herbert Von Karajan

[Bernstein, Böhm e Karajan. Fonte: Wikimedia Commons.]
Stavo dissertando con un’amica di come, nella società di oggi, la mancanza di talenti, di doti e di capacità sia ormai stata elevata a (aberrante) “motivo” di importanza e prestigio, al punto che più uno “se la tira”, come si dice in tali casi, meno ha ragioni e giustificazioni per farlo. Eppure, viene di conseguenza osannato da tanti, nemmeno fosse un genio, un fuoriclasse, un fenomeno assoluto. La nullità inopinatamente spacciata per valore e imposta come tale, insomma.

A tal proposito, mi torna sempre in mente un classico e divertente aneddoto che sembra fare da necessaria eccezione a confermare la “regola” suddetta, una storiella che narra di come, un giorno, Leonard Bernstein, Karl Böhm e Herbert Von Karajan (tre giganti assoluti della musica classica nel Novecento, inutile dirlo) si ritrovano insieme e si mettono a discutere su chi sia il più grande tra i direttori d’orchestra. La discussione si anima e Bernstein ad un tratto sbotta: «Dio mi è apparso e ha detto che sono io!». Al che Böhm scuote la testa: «Impossibile, è apparso anche a me e ha detto che sono io!». A quel punto interviene Karajan: «Strano, non mi pare di aver mai detto niente del genere!»

Ecco. Mi diverte sempre ricordarla.
Per dire, poi, come cambiano i tempi e le cose del mondo, già.
In fondo l’Olocene, l’era nella quale viviamo definita in modo assai consono anche Antropocene, è pure e non poco il Tipotacene (da Τίποτα, “niente”).

Ruchin su “GognaBlog”

Ringrazio di cuore il leggendario Alessandro Gogna che, nel suo “GognaBlog” – uno dei quotidiani digitali d’informazione sulla montagna più influenti, senza dubbio – segnala e riprende l’articolo che sull’ultimo numero del magazine “Uomini e Sport” (nr.32, maggio 2020) ho dedicato alla figura alpinistica e umana di Ercole “Ruchin” Esposito.

GognaBlog” aveva già trattato in passato la figura di Ercole Esposito, in occasione del settantesimo anniversario dalla scomparsa (vedi qui) ma, come chiosa in questo nuovo articolo, «ritiene che nel caso di Ruchin non sia mai abbastanza…». Be’ non posso che concordare, anche per come mi sia concessa l’occasione di rimarcare la necessaria conoscenza di un personaggio così peculiare e a suo modo unico come Esposito, raccomandando la lettura dell’articolo – che, ricordo, trovate in originale sull’ultimo “Uomini e Sport” presso tutti i punti vendita della catena di negozi Sport Specialist della quale è l’house magazine.

Potete leggere l’articolo su “GognaBlog” (e, se già non lo conoscete, tutti gli altri suoi contenuti) cliccando sull’immagine in testa al post. Buona lettura!

Ennio Morricone

[Immagine tratta dal web.]
Il maestro Ennio Morricone è partito verso lidi infiniti per offrire ad essi la sua sublime arte musicale e noi, quaggiù, è come se perdessimo un po’ della nostra vista, della nostra capacita più sensibile di visione. Sì, perché la musica di Morricone non era sono questo, non erano solo note, brani, composizioni, meravigliose melodie, armonie avvolgenti e affascinanti, ma erano veri e propri territori musicali, paesaggi vasti e completi, materiali per spartiti e strumenti e immateriali per sensazioni ed emozioni, nei quali ogni volta ci si trovava a esplorare innumerevoli luoghi armonici in cui era ben difficile non ritrovarsi, riconoscersi e starci bene. Stare in armonia nell’armonia come in un bellissimo paesaggio, appunto, la cui visione regala emozione, piacere, intensità – e come pure sa regalare l’arte di valore assoluto, rarissima e inestimabile.
Continueremo a goderne illimitatamente, delle bellezze di questo paesaggio d’arte eccelsa, ma oggi, purtroppo, si è spenta la stella che così fulgidamente lo illuminava. Tocca a noi, d’ora in poi, conservarne la sua preziosa luce nella mente e nell’animo.
RIP.

Voglio salutare il maestro Morricone con l’artista – a sua volta grandissimo – che forse meglio di ogni altro l’ha saputo omaggiare, ormai parecchi anni fa ma con insuperata classe e suggestione: John Zorn, che nel 1986 gli dedicò The Big Gundown (titolo della versione americana de La resa dei conti, film del 1967; qui sopra il brano omonimo), uno dei tanti capolavori zorniani, opera composta dalla riproposizione di 15 brani tratti dalle colonne sonore del maestro romano che raccolse il plauso incondizionato dello stesso Morricone. L’incontro tra due maestri geniali e seminali, che da oggi assume ancor maggiore e più emblematico valore.

“Ruchin”, una storia (breve) di montagna

L’ultimo numero di “Uomini e Sport (nr.32 – maggio 2020), il magazine edito e distribuito dalla catena di negozi Sport Specialist, una delle più note e affermate del settore, ospita un mio testo dedicato alla figura di Ercole “Ruchin” Esposito, arrampicatore bergamasco attivo negli anni Quaranta del secolo scorso capace di effettuare grandissime imprese su alcune delle più difficili pareti delle Alpi, salendo vie al limite delle possibilità alpinistiche del tempo, eppure sconosciuto o quasi ai più, in forza del periodo lungo il quale compì le sue scalate, coincidente con gli anni tragici del secondo conflitto mondiale, ma pure per una sua particolare e nobile umanità, nonostante le umili origini, che faceva della modestia e della naturalezza doti personali assolutamente peculiari – a differenza di quanto già allora accadeva e oggi ancor più nell’ambiente alpinistico, nel quale le primedonne non mancano affatto.

Per questo non ho voluto fare del testo il consueto – e francamente ridondante – recit d’ascension biografico e ordinariamente encomiastico, ma in esso ho cercato di evidenziare proprio la grande umanità che Esposito ha sempre portato con sé in parete a prescindere da vie, dati tecnici, difficoltà, ardimenti e altro, appunto, che ha fatto di lui una figura per molti versi inedita e quasi unica nella storia dell’alpinismo italiano di quel periodo. “Ruchin” è di quei personaggi le cui vicende mettono in luce la necessità di rilevare e salvaguardare nell’alpinismo – oggi ancor più che in passato – la sua fondamentale parte di umanità, che si manifesta anche se non soprattutto nella relazione tra l’alpinista e la montagna salita ovvero i luoghi attraversati per salirla. Altrimenti l’arrampicare i monti non è che uno sport: bellissimo, affascinante, emozionante, ma ennesimo tra tanti altri e che più nulla ha a che vedere con l’autentica cultura della montagna. Ne ho scritto giusto qualche tempo fa al riguardo, in un articolo volutamente provocatorio, sotto certi aspetti, ma a mio modo di vedere obiettivo e contestuale alla realtà di fatto della questione.

In ogni caso, a margine di tali questioni ma pure in relazione ad esse, la figura di “Ruchin” Esposito resta tra le più sorprendenti nella storia italiana dell’andar per monti, perché, per citarvi la chiusa dell’articolo,

è la storia di una relazione profonda con i monti, di una fusione tra l’anima dell’uomo e quella dei luoghi, del Genius Loci alpestre, una relazione da sempre fondamentale e necessaria per chiunque frequenti le montagne, sia esso alpinista provetto o semplice camminatore della domenica. «Le montagne sono solo un cumulo di sassi senza l’uomo che le sale» ha scritto il grande Walter Bonatti: d’altro canto, pochi ambiti come la montagna sanno fare che l’uomo non generi in sé un “cuore di pietra” e Ruchin, con la sua grande umanità, fremente d’una passione assoluta e genuina per i monti, ne è tutt’oggi una dimostrazione incomparabile.

Il magazine “Uomini e Sport” lo trovate in distribuzione gratuita in tutti i punti vendita Sport Specialist oppure nel sito in versione pdf.

Buona lettura!

(E per saperne qualcosa in più, su “Ruchin”, cliccate qui.)